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LA DECISIONE

Bancarotta fraudolenta, la Cassazione annulla la condanna all’imprenditore Rocco Farfaglia

Accolto il ricorso dei difensori Francesco Gambardella e Vincenzo Trungadi contro la sentenza che aveva inflitto quattro anni e sei mesi di reclusione. Disposto un nuovo giudizio davanti alla Corte d…

Pubblicato il: 10/10/2026 – 11:58
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VIBO VALENTIA La Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza di condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione nei confronti dell’imprenditore Rocco Farfaglia, accusato di bancarotta fraudolenta aggravata nell’ambito della vicenda giudiziaria legata al fallimento di una società di cui era amministratore. La decisione è arrivata lo scorso 6 ottobre, al termine dell’udienza nella quale i giudici della Suprema Corte hanno esaminato il ricorso presentato dai difensori dell’imprenditore, gli avvocati Francesco Gambardella e Vincenzo Trungadi. La vicenda trae origine dal fallimento della società, dichiarato dal Tribunale di Vibo Valentia, e dalle successive contestazioni formulate dalla Procura vibonese in relazione alla gestione del patrimonio societario. In primo grado, il Tribunale di Vibo Valentia aveva riconosciuto la responsabilità penale di Farfaglia per il reato di bancarotta fraudolenta aggravata, condannandolo a cinque anni e sei mesi di reclusione. La sentenza era stata successivamente impugnata davanti alla Corte d’Appello di Catanzaro che, il 29 gennaio 2026, aveva confermato il giudizio di responsabilità, accogliendo però il motivo di appello relativo al trattamento sanzionatorio e riducendo la pena a quattro anni e sei mesi.

Il ricorso in Cassazione

Contro la decisione di secondo grado i difensori dell’imprenditore hanno presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni riguardanti sia la ricostruzione dei fatti sia la legittimità delle sentenze. In particolare, gli avvocati Gambardella e Trungadi hanno contestato la valutazione degli elementi probatori, sostenendo che non consentissero di ritenere dimostrata una gestione illegittima del patrimonio societario da parte del loro assistito. La difesa ha inoltre sollevato una questione relativa alla composizione del collegio giudicante di primo grado, del quale aveva fatto parte un magistrato proveniente da un altro distretto. Una circostanza che, secondo i legali, avrebbe determinato una violazione del principio del giudice naturale. Un ulteriore motivo di ricorso ha riguardato gli effetti di un precedente decreto di archiviazione, pronunciato anni prima in relazione agli stessi fatti, successivamente posti alla base della contestazione di bancarotta fraudolenta.

Annullata la sentenza, nuovo giudizio d’appello

Nel corso dell’udienza del 6 ottobre, il Procuratore generale della Cassazione aveva chiesto il rigetto del ricorso, mentre i difensori avevano insistito per il suo accoglimento. La Suprema Corte, nella tarda serata, ha invece accolto il ricorso difensivo, annullando la sentenza impugnata e disponendo il rinvio alla Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà pronunciarsi nuovamente sulla vicenda in diversa composizione. Si apre così una nuova fase del procedimento giudiziario a carico dell’imprenditore. Le ragioni specifiche dell’annullamento potranno essere ricostruite compiutamente con il deposito delle motivazioni della decisione. (redazione@corrierecal.it)

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