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DDA DI MILANO

Maxi incendio in un autodemolitore a Monza, arrestati due vibonesi. «Fu una ritorsione mafiosa» – NOMI

Il rogo distrusse decine di automobili provocando danni fino a 250mila euro. Per la Dda di Milano fu un avvertimento all’imprenditore che aveva collaborato con gli inquirenti in un’altra indagine

Pubblicato il: 10/10/2026 – 15:14
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Un incendio devastante, decine di automobili distrutte dalle fiamme e danni quantificati fino a 250mila euro. Dietro il rogo che il 18 ottobre 2025 ha interessato l’autodemolitore della società New Crimo srl, in viale delle Industrie a Monza, ci sarebbe stata una ritorsione aggravata dal metodo mafioso. È quanto emerge dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano che ha portato all’arresto di due uomini originari di Vibo Valentia: Rosario Pardea e Luca Speziali, ritenuti gli esecutori materiali dell’incendio, così come riporta LaPresse. I due sono stati raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla gip di Milano Lorenza Pasquinelli nell’ambito dell’indagine coordinata dal pubblico ministero Paolo Storari e condotta dalla Squadra mobile di Monza. Il provvedimento è stato eseguito venerdì 9 ottobre. Nei confronti dei due arrestati viene ipotizzato il reato di concorso in incendio doloso aggravato dal metodo mafioso.

Il maxi incendio e i danni per 250mila euro

La sera del 18 ottobre 2025 un violento incendio aveva devastato l’autodemolitore della New Crimo, provocando la distruzione di decine di automobili custodite nell’area. Le fiamme avevano generato una colonna di fumo visibile a grande distanza, accompagnata da esplosioni e da condizioni di forte criticità per la qualità dell’aria. Secondo quanto denunciato da Pietro Mottadelli, titolare dell’azienda, i danni provocati dall’incendio erano compresi tra 150mila e 250mila euro. L’attività sarebbe stata inoltre presa di mira da un furto nelle ore successive. Le indagini hanno consentito agli investigatori di risalire ai presunti responsabili attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, localizzazioni satellitari, immagini delle telecamere di sorveglianza e testimonianze.

La ritorsione contro l’imprenditore

Il particolare più significativo dell’inchiesta riguarda il presunto movente dell’incendio. Oltre ai due arrestati risultano indagati Bartolomeo Arena, 49 anni, di Vimercate, indicato come presunto mandante, e Domenico Pardea, 59 anni, cugino di uno degli arrestati, accusato di aver individuato e procurato gli uomini incaricati di appiccare il fuoco. Secondo la ricostruzione contenuta nelle 74 pagine dell’ordinanza cautelare, la ritorsione sarebbe maturata nell’ambito di precedenti vicende giudiziarie che avevano coinvolto Arena e lo stesso Mottadelli. Nel gennaio 2025 entrambi, insieme al figlio dell’imprenditore, erano stati raggiunti da misure cautelari nell’ambito di un’indagine della Procura di Monza, avviata nel 2023, su una presunta associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di proventi derivanti dall’acquisto e dalla rivendita di automobili attraverso finanziamenti bancari ottenuti con documentazione falsa. Secondo gli inquirenti, Arena avrebbe maturato il proposito di vendicarsi a causa del diverso trattamento cautelare riservato agli indagati. Mottadelli e il figlio, infatti, avevano trascorso periodi di detenzione più brevi, circostanza che il presunto mandante avrebbe attribuito alla loro decisione di collaborare con la magistratura, ammettendo i reati e ricostruendo il meccanismo delle truffe.

«Un avvertimento» per condizionare il processo

L’incendio avrebbe avuto, dunque, una finalità ben precisa: intimidire l’imprenditore in vista delle successive udienze del procedimento giudiziario. Nell’ordinanza, la gip attribuisce al gesto una «chiara valenza intimidatoria», descrivendolo come una sorta di «avvertimento» finalizzato a indurre Mottadelli e il figlio a modificare il proprio atteggiamento processuale. È proprio questa finalità, secondo l’impostazione accusatoria, a caratterizzare la condotta contestata con l’aggravante del metodo mafioso. L’indagine della Dda di Milano ha così portato all’individuazione dei due presunti esecutori materiali vibonesi e delle altre persone ritenute coinvolte nell’organizzazione dell’incendio. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva. (redazione@corrierecal.it)

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