Dai narcos colombiani ai milioni investiti in Italia: cocaina, affari e patrimoni sotto sequestro. La parabola criminale del broker Franco Ventrici
Dalle inchieste Decollo e Stammer ai rapporti con Vincenzo Barbieri, fino ai traffici internazionali e agli investimenti nel Bolognese. Oltre vent’anni di indagini, condanne e sequestri culminati nel…
VIBO VALENTIA Una villa da 650mila euro a Bentivoglio, nel Bolognese, confiscata definitivamente dalla Guardia di Finanza. È l’ultimo capitolo di una storia criminale e giudiziaria che attraversa oltre vent’anni, dalle rotte della cocaina sudamericana ai rapporti con le cosche vibonesi, passando per gli investimenti immobiliari, le società di trasporto e le inchieste coordinate dalle procure antimafia di Catanzaro e Bologna. Il nome è quello di Francesco Ventrici, detto Franco, originario di San Calogero, classe 1972, conosciuto anche con i soprannomi di «Il Gordo» e «boss della Sbarrera». Una figura che gli investigatori hanno collocato per anni tra i principali intermediari del narcotraffico internazionale, capace di muoversi tra la Calabria, l’Emilia-Romagna e i fornitori sudamericani. Per ricostruirne il profilo bisogna tornare indietro nel tempo. Molto prima della confisca eseguita oggi, 12 ottobre, e prima ancora che il suo nome diventasse centrale nelle inchieste sui grandi traffici di stupefacenti.
Il broker di San Calogero e il rapporto con Vincenzo Barbieri
Una parte significativa della storia di Ventrici si intreccia con quella di Vincenzo Barbieri, altro importante intermediario del narcotraffico internazionale, ucciso in un agguato a Calimera di San Calogero il 12 marzo 2011. I due erano considerati dagli investigatori protagonisti di un’organizzazione capace di trattare ingenti quantitativi di cocaina direttamente con i fornitori colombiani. Una rete che, secondo le ricostruzioni investigative, manteneva collegamenti con ambienti della cosca Mancuso di Limbadi e con altri gruppi criminali della provincia di Vibo Valentia e della Piana di Gioia Tauro. Il loro ruolo non si limitava alla distribuzione dello stupefacente. Il sistema ricostruito dalle indagini prevedeva contatti con i produttori sudamericani, l’organizzazione delle spedizioni, l’individuazione dei canali di ingresso in Europa e la gestione dei capitali. Le rotte interessavano Colombia, Venezuela, Brasile, Spagna, Italia e Australia, con quantitativi che potevano raggiungere diverse centinaia di chilogrammi per singola spedizione. Ventrici era indicato come uno degli organizzatori di questi traffici. Un intermediario con contatti internazionali e una propria rete di collaboratori, la cui attività è stata ricostruita attraverso numerosi procedimenti giudiziari.
I 541 chili di cocaina nascosti nei blocchi di marmo
Uno dei primi capitoli della sua vicenda giudiziaria è legato alla storica operazione «Decollo», coordinata dalla Dda di Catanzaro e scattata nel gennaio 2004. L’inchiesta aveva permesso di ricostruire un vasto traffico di cocaina proveniente dal Sudamerica, con carichi occultati all’interno di container commerciali destinati a diversi Paesi. Uno degli episodi più significativi risale all’aprile 2002, quando nel porto di Salerno vennero sequestrati 541 chilogrammi di cocaina, nascosti in un container proveniente dalla Colombia e carico di blocchi di marmo. Un sistema di importazione che sfruttava il commercio internazionale e la movimentazione delle merci per nascondere enormi quantitativi di stupefacenti. Per la vicenda legata a «Decollo», Ventrici ha riportato una condanna definitiva a 12 anni di reclusione. Ma la conclusione di quel procedimento non avrebbe segnato la fine della sua storia giudiziaria.
Dalla cocaina ai trasporti: l’estorsione alla Lidl
Il passaggio successivo racconta un altro aspetto dell’organizzazione: il reimpiego dei capitali e il controllo delle attività economiche. Nell’inchiesta «Decollo Ter», scattata nel gennaio 2011, gli investigatori ricostruirono il ruolo di una società di autotrasporti, la Vm Trans, con sede legale a Catanzaro e sede amministrativa a Paravati, nel Vibonese. Secondo l’accusa, la società era riconducibile al gruppo Ventrici-Barbieri ed era stata utilizzata anche per investire risorse provenienti dal narcotraffico. Al centro dell’indagine finì soprattutto il rapporto con Lidl Italia. La multinazionale si era avvalsa dei servizi di trasporto del gruppo per la distribuzione delle merci nei punti vendita calabresi. Quando aveva tentato di affidare parte delle consegne ad altre aziende, i nuovi trasportatori erano diventati bersaglio di intimidazioni e danneggiamenti. Una vicenda nella quale emerse anche una frase attribuita a Ventrici durante i contatti con i rappresentanti della società: «La guerra con noi non la vince nemmeno il Papa». La vicenda è arrivata fino alla Cassazione che, nel 2018, ha confermato la responsabilità penale di Ventrici per l’estorsione, escludendo tuttavia l’aggravante delle modalità mafiose. Per altri episodi di importazione di cocaina contestati nello stesso procedimento era stato disposto un nuovo giudizio d’appello.
I 1.500 chili dall’Ecuador e la condanna a 23 anni
Il nome di Ventrici ritorna nell’inchiesta «Due Torri Connection», coordinata dalla Dda di Bologna e scattata nell’agosto 2011. Al centro delle indagini un progetto di importazione di 1.500 chilogrammi di cocaina dall’Ecuador, destinati a raggiungere l’Emilia-Romagna attraverso un collegamento aereo che prevedeva il passaggio da Lubiana. Il carico non arrivò mai a destinazione. Secondo la ricostruzione investigativa, l’organizzazione aveva però già sostenuto una spesa preliminare di circa 2,5 milioni di euro, movimentata attraverso un istituto di credito sloveno. Le indagini documentarono anche incontri nella villa di Ventrici a Bentivoglio, utilizzati, secondo l’accusa, per pianificare l’operazione. Una parte della cocaina sarebbe stata destinata anche al mercato vibonese. Nel novembre 2017, il Tribunale di Bologna condannò Ventrici a 26 anni di reclusione. La pena è stata successivamente ridotta a 23 anni dalla Corte d’Appello di Bologna, con la sentenza del 2025.
L’operazione Stammer e i nuovi contatti con la Colombia
Nel gennaio 2017 un’altra grande operazione della Dda di Catanzaro, denominata «Stammer», riportò Ventrici al centro delle indagini sul narcotraffico. L’inchiesta aveva individuato una complessa rete composta da diversi gruppi criminali del Vibonese, tra cui quelli riconducibili ai Fiarè di San Gregorio d’Ippona, ai Pititto-Prostamo-Iannello di Mileto e al gruppo operante a San Calogero, collegati, secondo gli investigatori, al più ampio sistema criminale riconducibile ai Mancuso. Ancora una volta emergeva il ruolo di Ventrici come punto di riferimento per il gruppo di San Calogero e per i rapporti con i fornitori colombiani. Gli investigatori ricostruirono diversi progetti di importazione della cocaina attraverso container marittimi e trasporti aerei. Uno dei carichi avrebbe dovuto raggiungere nel 2015 il porto di Genova oppure l’aeroporto di Lamezia Terme. Nel processo celebrato con rito abbreviato, Ventrici venne inizialmente condannato a 20 anni. La Corte d’Appello di Catanzaro, nel novembre 2019, ridusse la pena a 11 anni, un mese e 10 giorni, condanna successivamente divenuta definitiva.

Le ville, la confisca annullata e il nuovo provvedimento
Accanto alle vicende di narcotraffico, un altro filo attraversa la storia giudiziaria di Ventrici: quello dei patrimoni. Già nel 2014, il Tribunale di Bologna aveva disposto una confisca di beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 1,3 milioni di euro. Nel patrimonio figuravano ville nel territorio di Bentivoglio, terreni e persino un’Alfa Romeo blindata. Il provvedimento venne confermato in appello nel 2016, ma nel luglio 2017 la Cassazione lo annullò senza rinvio per incompetenza territoriale, disponendo la trasmissione degli atti alla Procura di Catanzaro. Nel maggio 2018 arrivò un ulteriore passaggio: il Tribunale di Vibo Valentia dichiarò inammissibile una proposta di sequestro per la mancanza dell’atto introduttivo. La questione patrimoniale tornò al centro delle indagini nel giugno 2022, quando i finanzieri di Catanzaro e Bologna eseguirono un nuovo sequestro per oltre 1,3 milioni di euro, riguardante un terreno nel Vibonese e due fabbricati di pregio nel Bolognese. Secondo le verifiche dei Gico, il patrimonio risultava sproporzionato rispetto alle disponibilità reddituali lecite attribuibili a Ventrici. L’ultimo sviluppo è quello comunicato oggi: la confisca definitiva di un fabbricato del valore stimato di 650mila euro a Bentivoglio, formalmente intestato a un’altra persona, ma ritenuto nella disponibilità effettiva del narcotrafficante. Il Tribunale di Catanzaro ha riconosciuto la sussistenza della pericolosità sociale qualificata prevista dal Codice antimafia, alla base della misura patrimoniale.
Il panificio sequestrato e l’ultimo fronte giudiziario
C’è infine un altro capitolo, più recente, che riguarda ancora una volta il rapporto tra attività economiche e intestazioni patrimoniali. Nell’agosto 2025, la Polizia di Bologna ha sequestrato il Forno San Pietro, un panificio di San Pietro in Casale, nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Dda bolognese. Secondo gli investigatori, l’attività sarebbe stata acquistata nel 2023 attraverso società formalmente riconducibili alle due figlie di Ventrici, ma sarebbe stata gestita di fatto dal padre, nonostante si trovasse all’epoca agli arresti domiciliari. L’acquisto sarebbe avvenuto per una cifra inferiore a 112mila euro, mentre il valore dell’attività era stimato dagli inquirenti tra 500mila euro e un milione. Ventrici e le figlie sono stati indagati per trasferimento fraudolento di beni e valori. Si tratta di un procedimento distinto dalle condanne già pronunciate per narcotraffico, con accuse che devono essere valutate nella loro autonoma sede giudiziaria. Il sequestro era stato accompagnato dalla nomina di un amministratore giudiziario per consentire la prosecuzione dell’attività commerciale e tutelare i posti di lavoro. Dai container carichi di cocaina alle società di trasporto, dalle ville nel Bolognese alle più recenti indagini sulle attività commerciali, la vicenda di Francesco Ventrici restituisce così un quadro che attraversa oltre due decenni di indagini e processi. Una storia nella quale la dimensione internazionale del narcotraffico si intreccia con gli interessi economici e patrimoniali, fino alla confisca definitiva comunicata oggi dalla Guardia di Finanza. (g.curcio@corrierecal.it)
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