La notte non è ancora finita, per i 30 dializzati di Reggio è la seconda settimana di disagi
Da quando ha chiuso il Centro San Giorgio, sono costretti al turno dalle 21 all’una. Puntillo (FINTRED): «Non accetteremo mai soluzioni raffazzonate»
REGGIO CALABRIA La notte non è ancora finita. Da quando ha chiuso il Centro San Giorgio, per i pazienti dializzati di Reggio Calabria inizia oggi la seconda settimana di disagi. Anche questa sera i 30 pazienti coinvolti torneranno al GOM per il trattamento dialitico del terzo turno, dalle 21 all’una. Persone fragili, tutte riconosciute invalide, costrette a una terapia salvavita quando dovrebbero riposare, e a rientrare a casa a notte fonda, con pesanti ripercussioni sulla loro autonomia e sulle famiglie che li assistono. Sono passati sette giorni dalla chiusura del centro e di soluzioni concrete non c’è ancora traccia. Le parole, in questi giorni, non sono mancate: dichiarazioni, impegni, richieste di tavoli urgenti. Le risposte, però, non sono arrivate. «Questa situazione non può protrarsi ulteriormente», è il senso dell’allarme lanciato da Francesco Puntillo, coordinatore regionale di Fintred, l’associazione che tutela i pazienti nefropatici, che da giorni chiede una prospettiva certa. Se l’emergenza dovesse andare avanti oltre questa settimana, l’associazione ha già annunciato che chiederà formalmente di rivedere l’organizzazione dei turni al GOM, valutando una rotazione che consenta anche ai pazienti provenienti dal Centro San Giorgio di accedere ai turni del mattino e del pomeriggio, e non soltanto a quello notturno. Ma per Fintred sarebbe un errore leggere la vicenda come un problema limitato ai trenta pazienti di oggi. «I 30 dializzati rappresentano soltanto la parte più visibile di una criticità strutturale», sottolinea l’associazione, che riguarda l’intera rete nefrodialitica dell’Area Sud.


Il quadro normativo
Il quadro normativo, ricorda Fintred, è chiaro. Il DCA n. 103/2023, nella programmazione regionale della rete nefrodialitica, distingue il ruolo delle strutture ospedaliere, destinate ai pazienti acuti, da quello delle strutture territoriali, che devono occuparsi dei pazienti cronici. Nella realtà, però, da anni il Grande Ospedale Metropolitano garantisce trattamenti a pazienti cronici che dovrebbero essere presi in carico dal territorio, «in modo improprio rispetto alla propria missione ospedaliera». L’emergenza di queste settimane, osserva l’associazione, «non ha fatto altro che rendere ancora più evidente» un nodo mai sciolto. Il rischio è che risorse professionali e organizzative dell’ospedale vengano impegnate stabilmente a coprire le carenze dell’assistenza territoriale, anziché essere pienamente disponibili per le funzioni ospedaliere e per i pazienti che hanno bisogno di prestazioni ad alta complessità. Di qui la domanda che Fintred pone alle istituzioni: perché per Reggio Calabria non è stata ancora individuata una risposta territoriale adeguata? Tanto più che a Cosenza, nelle scorse settimane, è stato aperto un centro dialisi extraospedaliero. Un precedente che, secondo l’associazione, rende ancora più urgente chiarire quali condizioni amministrative, programmatorie e finanziarie impediscano di percorrere la stessa strada nel territorio reggino.
I numeri
A pesare sono anche i numeri. Secondo i dati richiamati da Fintred, l’Area Sud, che comprende Reggio Calabria e la sua provincia, dispone di soli 95 posti dialisi. L’Area Centro, con Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone, ne ha 144; l’Area Nord, con Cosenza e provincia, 156. Una disparità che, secondo l’associazione, merita «una spiegazione puntuale». Fintred chiede quindi alla Regione Calabria e all’Asp di Reggio Calabria di chiarire in base a quali criteri sia stata determinata questa distribuzione, quali siano i fabbisogni aggiornati dei diversi territori e quali iniziative si intendano adottare per colmare le carenze dell’Area Sud. Intanto, per i pazienti, la sera è ancora quella di sempre: l’ospedale, il turno di notte, il ritorno a casa all’una passata. E la fermezza dell’associazione non cambia: Fintred, avverte, «non accetterà mai soluzioni raffazzonate e illegittime a danno dei pazienti».
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