Protesta dei Tir, dalla Locride al Crotonese l’allarme degli autotrasportatori. «Così aumenterà anche il carrello della spesa»
Da Grotteria Mare al Crotonese, le testimonianze di Domenico Di Masi e Rosario Masci: «Il gasolio è passato da 1,60 a 2,40 euro. Non possiamo scaricare tutti i costi sui clienti, a pagare sarebbero i…
REGGIO CALABRIA Il costo del gasolio continua a salire, le spese di gestione delle imprese diventano sempre più difficili da sostenere e il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano, ancora una volta, i consumatori. È il paradosso denunciato dagli autotrasportatori calabresi nel primo giorno di fermo regionale, con la mobilitazione che interessa anche il versante ionico, dalla Locride al Crotonese. Due territori diversi, ma le stesse preoccupazioni: continuare a lavorare senza trasferire sulle aziende committenti, e di conseguenza sui cittadini, l’intero peso dei rincari. A raccontare le difficoltà del settore sono Domenico Di Masi, autotrasportatore presente alla protesta di Grotteria Mare, e Rosario Masci, del Consorzio Autotrasportatori Crotonesi.


Da Grotteria Mare l’allarme sui rincari: «A pagare sarebbero i cittadini»
A Grotteria Mare, nel Reggino, la protesta degli autotrasportatori mette al centro soprattutto le conseguenze economiche dell’aumento dei costi di gestione. A spiegarlo è Domenico Di Masi, che chiede un intervento dello Stato per alleggerire le spese sostenute quotidianamente dalle imprese. «Chiediamo che lo Stato ci venga incontro per abbassare i costi di gestione, a partire dal gasolio», spiega il trasportatore, evidenziando come gli aumenti abbiano inciso pesantemente sul settore senza che le aziende abbiano ottenuto, a suo dire, adeguati riconoscimenti economici dalla committenza. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto i bilanci delle imprese. Il rischio è quello di innescare un ulteriore aumento dei prezzi lungo tutta la filiera commerciale. «Noi potremmo anche ribaltare i nostri costi sulla committenza, ma poi aumenterebbero ancora di più i prezzi. Quindi non risolviamo il problema, perché creiamo difficoltà ai cittadini, che già non arrivano più a fine mese», sottolinea Di Masi. Una situazione che, secondo il trasportatore, rischia di alimentare un circolo vizioso: le imprese chiedono tariffe più elevate per sostenere le spese, le aziende committenti trasferiscono gli aumenti sui prodotti e il costo finale ricade sulle famiglie. «Nei supermercati, o dovunque si vada, i prezzi sono lievitati in maniera sproporzionata», osserva Di Masi, ribadendo la necessità di intervenire direttamente sulle voci di costo dell’autotrasporto, anziché limitarsi ad aumentare le tariffe praticate ai clienti.

Nel Crotonese: «Il gasolio da 1,60 a 2,40 euro al litro»
Le stesse preoccupazioni arrivano dal Crotonese, dove Rosario Masci, del Consorzio Autotrasportatori Crotonesi, richiama l’attenzione sull’impatto dei rincari e sulle difficoltà delle aziende nel mantenere condizioni economiche sostenibili. «Noi stiamo facendo questo sciopero non soltanto per noi, ma per tutti quanti. Non vogliamo aumentare i prezzi del trasporto, perché questo comporterebbe un aumento anche del carrello della spesa, lungo tutta la filiera», spiega. Masci porta un esempio concreto, partendo proprio dal costo del carburante: «Il gasolio da 1,60 euro è arrivato a 2,40 euro. C’è stato un aumento di più del 50%». Un rincaro che, secondo il rappresentante del consorzio, rende sempre più complicato garantire il servizio senza rivedere i prezzi. «Possiamo andare a chiedere a un cliente un aumento così sproporzionato? Se prima facevo una tariffa di 1.000 euro, non posso andare a chiedergliene 1.500. È impossibile», sostiene Masci. Il problema, dunque, è trovare un equilibrio tra la sopravvivenza delle imprese e la necessità di evitare nuovi aumenti dei prezzi al consumo. Perché, come sottolinea lo stesso autotrasportatore, «se aumenta il trasporto aumenta un po’ tutto».

Le richieste al governo: interventi sulle accise e sui profitti petroliferi
Dalla protesta emerge una richiesta comune: misure che consentano alle aziende di ridurre i costi senza trasferirli interamente sul mercato. Masci sollecita un intervento del governo sul fronte delle accise e richiama anche la possibilità di reperire risorse attraverso una maggiore tassazione degli extraprofitti delle società petrolifere, da destinare al sostegno degli autotrasportatori. Una richiesta che si aggiunge a quelle avanzate dagli altri rappresentanti del comparto nel corso della mobilitazione regionale, mentre il fermo prosegue e gli operatori chiedono risposte concrete alle istituzioni. Da Grotteria Mare al Crotonese, il messaggio è lo stesso: la protesta non riguarda soltanto le difficoltà di una categoria professionale, ma anche le possibili conseguenze dei rincari sul costo della vita. Un tema sul quale gli autotrasportatori chiedono interventi prima che gli aumenti delle spese di trasporto si traducano in ulteriori rincari per i consumatori. (redazione@corrierecal.it)
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