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il disagio sociale

Calabria, una regione in cerca di ascolto

Le difficoltà economiche, le proteste delle categorie produttive e degli autotrasportatori delineano un quadro di non facile soluzione. Sullo sfondo, il rischio che cresca ulteriormente la distanza t…

Pubblicato il: 20/10/2026 – 16:15
di Clemente Angotti
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La Calabria, o almeno una parte molto significativa e importante di questa terra giunta ormai allo stremo, protesta civilmente per le condizioni economiche estreme in cui è precipitata, mentre la politica, il livello cioè che dovrebbe tradurre in atti concreti ciò che palpita all’interno della società di riferimento, si gira (quasi tutta) dall’altra parte. Dagli agricoltori che lamentano l’erosione dei guadagni e l’incapacità di andare avanti agli autotrasportatori alle prese con gli aumenti fuori controllo dei carburanti, che inevitabilmente si scaricano sui prezzi finali, è tutto un sit-in, una mobilitazione che, però, non ha, almeno fino a oggi, pieno diritto di cittadinanza sui media nazionali, cartacei e radiotelevisivi.
E tutto questo mentre, con la legge elettorale da poco approvata, tra il grande giubilo della maggioranza, da una parte e l’autonomia differenziata dall’altra, la regione rischia di vedere ulteriormente aggravato il solco che storicamente la divide dal resto del Paese.
La reintroduzione delle preferenze, rivendicata dal centrodestra, a conti fatti non farà che penalizzare ancora una volta i territori che meno contano a livello nazionale. E la Calabria è inesorabilmente tra questi. Così come, per altri versi, rischia di rivelarsi catastrofico l’avvento della riforma Calderoli. Davanti a questi segnali di autentica deriva servono davvero a poco gesti come gli improvvisati falò dei certificati elettorali allestiti a margine delle proteste.
Con i capilista bloccati (e di fatto appaltati alle segreterie di partito o di cordata, secondo una logica che non tiene in alcun conto i territori), senza parlare delle altre problematiche dello Stabilicum, come lo hanno appellato i suoi proponenti, o Melonellum, come viene etichettato dagli oppositori, già pronti a portare la questione davanti alla Corte costituzionale, il rischio reale è che la rappresentanza locale venga ulteriormente penalizzata dalla cancellazione dei collegi uninominali, con un doppio risultato negativo. Da una parte, infatti, potremmo trovarci a essere rappresentati da eletti di altre regioni, che poco conoscono la nostra realtà e che sono ancor meno motivati a portare avanti le nostre istanze. Dall’altra, non si potrà non registrare, alla prossima chiamata alle urne, un nuovo, ulteriore aggravamento della tendenza, già perniciosissima e densa di incognite, all’astensionismo di massa.
Un problema, ma potremmo davvero definirlo un’emergenza democratica, già evidente nelle bassissime affluenze alle ultime competizioni elettorali, politiche e regionali, che sicuramente non trarrà alcun beneficio dalle nuove modalità di voto, sempre più orientate verso il disimpegno dell’elettore. Insomma, tutto quello che davvero, in questa fase, non serviva alla Calabria.
Intanto le alchimie nazionali, oltre alla discussione sulla data della nuova chiamata alle urne (sarà la prossima primavera, in concomitanza con le comunali in tanti importanti centri del Paese, o l’autunno, alla scadenza naturale della legislatura?), hanno avuto la meglio sulle già scarse capacità dei rappresentanti calabresi a Roma, non diciamo di imporre alcunché, ma almeno di far sentire la propria voce.
Un silenzio quasi bipartisan su questi punti, che lascerebbe intendere, come segnalato da più parti tra i principali commentatori delle questioni politiche, una convenienza comune a tutte le parti in causa. Anche per la novità di una legge elettorale pensata e votata massicciamente, dopo lo sgambetto dell’estate scorsa, dall’intero centrodestra (escluso Vannacci) e che, evidentemente, non dispiacerebbe nemmeno dalle parti del centrosinistra.
A chi converrà farsi portatore di voti per determinare, alla fine di tutti gli sforzi di una campagna elettorale, l’elezione di un capolista che magari della Calabria sa poco o nulla o della quale non si è mai occupato? Certo, le segreterie dei partiti, le sole alle quali gli eletti, in quanto capilista, dovranno rispondere, saranno mobilitate al massimo e avranno la possibilità di usare tutte le armi a disposizione per convincere i loro rappresentanti in sede locale. A tutti gli altri, sulla scorta di questa ulteriore, e forse definitiva, spinta alla disaffezione verso le urne, non resterà che allontanarsi progressivamente dalla politica. Quella stessa politica che, solo pochi decenni addietro, accendeva gli animi e riusciva a polarizzare passioni, impegno e dedizione ai vari livelli. Altri tempi. (redazione@corrierecal.it)

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