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Le arance solidali

Dalla rivolta di Rosarno poco è cambiato nelle campagne della Piana. Gli immigrati sono diminuiti ma vengono ancora sfruttati. La raccolta delle arance dipende dagli africani che continuano ad esse…

Pubblicato il: 29/07/2011 – 19:08
Le arance solidali

Dalla rivolta di Rosarno poco è cambiato nelle campagne della Piana. Gli immigrati sono diminuiti ma vengono ancora sfruttati. La raccolta delle arance dipende dagli africani che continuano ad essere sottopagati. L’agricoltura è comunque in crisi. Ecco allora una soluzione: il lavoro degli extracomunitari al servizio dei Gruppi d’acquisto solidale. La campagna “Sos Rosarno” ha dato il via a un progetto pilota: quaranta euro al giorno per raccogliere gli agrumi. L’obiettivo è quello di recuperare l’agricoltura sana che si regge sui piccoli produttori, fondata sul rispetto della terra e dell’uomo. Per la prima volta si è posta l’attenzione anche sulla solidarietà e l’accoglienza nei confronti di chi viene a lavorare e costituisce una risorsa per la sopravvivenza dell’economia rurale. Su queste premesse, “Equo Sud”, in collaborazione con l’Osservatorio migranti “AfriCalabria”, ha dato vita a una rete di piccoli produttori della Piana di Gioia Tauro (circa dodici), già da tempo avviati a metodi di produzione biologica e fermi nel rifiuto di qualsiasi sfruttamento dei lavoratori, italiani o immigrati. A dare corpo e voce all’iniziativa sono stati i contadini della campagna “Sos Rosarno”, che hanno evidenziato come attraverso la «rete dei Gruppi d’acquisto solidale sia possibile emanciparsi dalle forche caudine del mercato monopolistico, realizzare un prodotto genuino, senza avvelenare la terra e senza sfruttare nessuno, vendere a un prezzo giusto che consente di retribuire giustamente i lavoratori. Filiera corta, filiera solidale, sostenibilità sociale e ambientale sono i punti cardinali di questo nuovo corso storico». Braccianti africani e produttori hanno deciso di procedere nella stessa direzione: creare un circuito economico privo del binomio sfruttatore-sfruttato. Si vogliono creare, così, le strutture di una filiera corta calabrese: disertare i centri commerciali, organizzare Gruppi d’acquisto e mercatini in cui è possibile acquistare i prodotti della nostra terra. Nasce quindi un sistema solidale. Attraverso la rete dei Gas diffusa in tutt’Italia, gli agrumi vengono venduti a un prezzo più accessibile anche per chi acquista. In questo modo è possibile retribuire adeguatamente i lavoratori e consentire condizioni di vita dignitose. Una situazione semplice eppure difficile da concretizzare: collegare i produttori ai consumatori senza passare per i canali della grande distribuzione organizzata. Attraverso il lavoro “non nero” dei braccianti della Piana di Gioia Tauro, che è principalmente offerto da africani. I contadini che hanno aderito alla campagna “Sos Rosarno” retribuiscono i «ragazzi» (come solitamente vengono chiamati), quasi tutti immigrati, con una paga di quaranta euro al giorno. I cinque euro dei tempi della rivolta sembrano ormai un ricordo lontano, almeno per quelli che sono coinvolti nel progetto. «L’iniziativa – spiega Giuseppe Pugliese, presidente dell’Osservatorio “AfriCalabria” – è stata lanciata tra gennaio e febbraio scorsi dando il via a un percorso virtuoso. È stato possibile individuare piccoli produttori che hanno già alle loro dipendenze immigrati assunti, proponendo di vendere ai Gas gli agrumi biologici. Ovviamente ci rivolgiamo a Gruppi d’acquisto non della nostra regione perché i calabresi non hanno necessità di acquistare le arance nella grande distribuzione, che sono invece molto richieste al Centro e al Nord. Infatti abbiamo avuto ordini da Lazio, Trentino, Lombardia. Il Gas si basa sui principi della legalità e della solidarietà. Ad esempio, a Trento e Bolzano c’è molta domanda di arance che vengono acquistate principalmente nei supermercati. Adesso, dopo la rivolta di Rosarno, tutto ciò ha anche un valore simbolico. Presto inviteremo i rappresentanti dei Gruppi d’acquisto nella Piana per mostrare le nostre realtà. Abbiamo cercato di comprendere i problemi degli agrumicoltori». Il mandarino che si trova sulla pianta viene venduto a 25 centesimi, ma nella grande distribuzione lo paghiamo a volte anche due euro. Ecco quindi la necessità di abbattere tutti i costi intermedi. «Il Gas – prosegue Pugliese – è interessato soltanto alle qualità organolettiche ed etiche. La finalità è quella di avere un prodotto non perfetto ma che non sia il risultato di lavoro nero. Il Gruppo d’acquisto richiede un’arancia buona, non levigata». Le arance etiche arrivano sulle tavole dei milanesi e dei toscani e adesso hanno un sapore in più: quello della solidarietà. Qualcosa sta cambiando a Rosarno. Anche se lentamente. Gli africani tornano la sera nei container o in qualche alloggio d’avventura: stanchi e affamati. Ma soddisfatti per aver comunque guadagnato qualche euro in più e aver contribuito a raccogliere un prodotto solidale.

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