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CATANZARO A Decollatura l`opera di Maria Sartori Spencer

«New York on the thread of order and chaos (New York sul filo di ordine e caos)» è il titolo della mostra di fotografia e installazioni audio-visuali – a cura di Maria Rosaria Gallo – con cui Prama…

Pubblicato il: 23/06/2012 – 12:46
CATANZARO A Decollatura l`opera di Maria Sartori Spencer

«New York on the thread of order and chaos (New York sul filo di ordine e caos)» è il titolo della mostra di fotografia e installazioni audio-visuali – a cura di Maria Rosaria Gallo – con cui Pramantha Arte presenta il lavoro di Maria Sartori Spencer nelle sale espositive dell’Hotel Cardel di Decollatura, nell’ambito della rassegna culturale Primavera Americana a Decollatura che – sui temi sollevati dalla mostra – sviluppa un calendario di appuntamenti all’insegna di arte, scienza e filosofia. «Maria Sartori Spencer – si legge nella presentazione – è un’artista italoamericana, nata a Treviso nel 1960, che vive a New York dal 1994, dove è approdata per seguire e coltivare la sua più grande passione: la musica. Predisposta alle attività artistiche fin da bambina, oggi Maria è principalmente una musicista cantante jazz che conduce la sua ibrida esistenza armonizzando arte, lavoro e famiglia, e che nell’ultimo anno ha scoperto nell’iPhone un nuovo mezzo di contatto creativo con la realtà quotidiana». «Gli ingredienti di questa mostra – afferma il curatore – potrebbero dirsi tra i più tradizionalmente contemporanei: la città di New York protagonista di un racconto fotografico; una fotografa musicista che si rapporta all’immagine come si rapporta al suono; l’utilizzo dell’iPhone – dispositivo simbolo della rivoluzione tecnologica e di costume dei nostri tempi – come medium espressivo e filtro relazionale. Tuttavia la combinazione di questi elementi, nello sguardo e nella sensibilità di Maria Sartori Spencer, non produce niente di scontato. Scorci, tagli, inquadrature e prospettive che sfidano la gravità e ribaltano le grandezze. Rigide geometrie e lucide astrazioni che isolano le strutture affidando loro vita propria. Riflessi onirici e contrasti visionari che nel gioco duchampiano del ready-made si rivelano pure apparizioni di apparenze. Con Maria Sartori Spencer ci si imbatte nell’immagine di una New York insolita, variegata e demitizzata: sempre moderna eppure decadente; sempre irraggiungibile eppure familiare; sempre attuale e futurista eppure superata. Un’immagine in cui scompaiono la frenesia frastornante, lo skyline sensazionale, le luci ipnotiche, le piazze affollate e la cartellonistica pubblicitaria. Una New York legata alla personale e libera esperienza dell’artista che – incurante di qualsiasi etichetta o vincolo narrativo – salta dal paesaggio urbano alla street photography, da un linguaggio astratto e oggettivo ad un linguaggio espressionistico e soggettivo, preoccupandosi solo di registrare i percorsi battuti dai suoi occhi, e di mettere alla prova la sua capacità visiva, giocando con lo sguardo come se giocasse con la voce: solfeggiando, intonando scale cromatiche e saltando da un’ottava all’altra. Trenta fotografie di grandi dimensioni, quattro installazioni audio visuali e un video-racconto immergono lo spettatore nella vita newyorkese e nel mondo sensoriale dell’artista, ripercorrendo immagini, suoni ambientali e improvvisazioni vocali che – nella tensione tra la ripetizione ossessiva di un ritmo quotidiano sempre uguale a sé stesso, rigorosamente scandito da spazi, tempi e percorsi conosciuti e prevedibili, e l’incontenibile vitalità espressiva di un’anima vibrante che non si accontenta di avere il ruolo passivo di mero ricettore-ripetitore che la realtà circostante tenta di riservarle – fa emergere tutta la ricchezza sensoriale di una routine che nel ritorno sistematico dell’identico nasconde infinite possibilità percettive e interpretative; possibilità che Maria Sartori Spencer ama esplorare, ricalcando nell`approccio visuale agli scenari che incontra nei suoi percorsi quotidiani, il suo approccio in musica, secondo le rigide regole dell’improvvisazione, in cui l’ordine e il caos smettono di essere elementi contrapposti e si rivelano come dinamica strutturale di ogni dimensione vitale». «Tutto ciò che provo a fare quando scatto una foto – afferma l’artista – è di cercare l`ordine evidenziato nel caos e il caos nell`ordine delle cose; cioè, applico alla fotografia lo stesso approccio che si applica nell’improvvisazione. Bisogna essere in grado di ascoltare e di sentire ciò che si esprime quando si fa musica, così come occorre saper osservare e vedere quando si scattano delle foto, se si vuole provare a dire qualcosa attraverso di esse. Non importa quanto semplice o complesso sia il tema, ci si deve immerge dentro l`arazzo di suoni e trovare il filo. Ogni giorno percorro le stesse strade e imparo di più su come la luce andrà a colpire gli edifici e gli oggetti a una certa ora e in una data stagione; e appena mi sento a mio agio con gli scenari a me familiari, mi sento libera di andare e riprendere posti che sono nuovi per me o che non ho visitato da un po`. Proprio come mi sento quando interpreto una nuova melodia o un brano che non ho praticato da un po`. Se impari le regole le puoi estendere verso l`ignoto. C`è un ritmo, un`armonia, una melodia nei suoni come nella nostra esperienza visiva quotidiana. Abbiamo solo bisogno di vederli e di sentirli». La mostra sarà aperta al pubblico fino a sabato 17 maggio, offrendo una serie di incontri di approfondimento interdisciplinare tra matematica, letteratura, astronomia e filosofia che, sul filo di ordine e caos, affrontano alcune delle questioni naturalmente implicate: il rapporto tra arte e scienza, rigore e creatività, costrizione e libertà, coinvolgendo ospiti notevoli e comprendendo due eventi di portata nazionale ed europea come la manifestazione Occhi su Saturno di sabato 10 maggio e la Notte Europea dei Musei con cui si conclude l’intera rassegna denominata, appunto Primavera Americana a Decollatura. Sul filo di ordine e caos. Info e prenotazioni: arte@pramantha.com – 339 5028498.

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L’associazione culturale Book Club Umg, su incarico di Alberto Scerbo, ordinario di Filosofia del Diritto dell’Università Magna Graecia di Catanzaro, e in seguito al successo del Mind the Gap Festival, svoltosi dal 12 al 14 novembre scorsi, dà il via ad una serie di incontri culturali inseriti nel corso di “Diritto e Letteratura”. L’Associazione, con a capo Fabiola Lacroce, Flavio Grandinetti e Roberto Sgro, ha l’intento di stimolare e avvicinare i cittadini all’arte, intesa in tutte le sue forme. Il primo incontro si è svolto il 13 marzo con l’ingegnere e scrittore Mimmo Gangemi, il secondo il 15 aprile con il filosofo Diego Fusaro; il terzo il 6 maggio con Brunori Sas e l`ultimo è in programma mercoledì 14 maggio con Andrea Scanzi (ore 16 aula A).

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Spostata a sabato 17 maggio al Teatro Politeama la prima in Calabria dell’attesissima Opera Musical “Karol Wojtyla, la vera storia”. Debutto mondiale il 2 aprile, giorno della morte di Papa Giovanni Paolo II, a Cracovia. La grande Opera musical “Karol Wojtyla, la vera storia”, con musiche di Noa, Gil Dor e Solis String Quartet, la regia di Duccio Forzano, le coreografie di Marco Sellati, le video scenografie di Giuseppe Ragazzini e un cast di ben ventisei attori, tra cui Alessandro Bendinelli, Mike Introna e Massimo Colonna nelle vesti di Karol Wojtyla dai nove anni in su, per decisione della Santa Sede debutterà a Cracovia il prossimo 2 aprile 2014, anniversario della morte di Papa Giovanni Paolo II. Modificato, quindi, tutto il calendario del tour mondiale dell’attesissima opera musicale che approderà al Teatro Brancaccio di Roma il 15 aprile per circa un mese di repliche, in coincidenza con la canonizzazione dell’amatissimo pontefice polacco in programma il 27 aprile. Subito dopo Roma, l’Opera toccherà la Calabria, dove sarà messa in scena il 17 maggio al Teatro Politeama di Catanzaro. Lo spettacolo catanzarese, inizialmente previsto per il 18 gennaio, è quindi spostato a tale nuova data. «Visto l’interesse mondiale per questo evento, la produzione dell’Opera – ha spiegato l’organizzatore Ruggero Pegna in un comunicato – ha accolto l’invito a effettuare la
prima assoluta a Cracovia, nella sua Polonia, nel giorno dell’anniversario della morte di Papa Wojtyla. Pertanto, si è reso necessario lo spostamento di tutta la prima parte del tour, già annunciata, compresa la data di Catanzaro. Coloro che hanno acquistato il biglietto possono chiederne il rimborso o sostituirlo negli stessi punti di prevendita con quelli del 17 maggio, disponibili già dalla prossima settimana. Per ogni informazione su prezzi e settori, si può contattare la nostra segreteria, telefono 0968 441888, oppure si può visitare il nostro sito ufficiale www.ruggeropegna.it».

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Sarà visibile fino a sabato 31 maggio al Marca la prima personale di Agostino Bonalumi in uno spazio pubblico dopo la sua scomparsa avvenuta il 18 settembre 2013 all’età di 78 anni: dopo il successo di “Bookhouse. La Forma del Libro”, il museo di Catanzaro presenta un altro evento. La mostra, organizzata dalla Provincia di Catanzaro in collaborazione con l’Archivio Bonalumi, è curata dal direttore artistico del Marca Alberto Fiz insieme al figlio dell’artista, Fabrizio Bonalumi, e comprende una selezione particolarmente accurata di 40 opere di grandi dimensioni che spaziano dalle prime esperienze nell’ambito dell’informale, per giungere all’indagine dell’ultimo decennio. I lavori provengono da importanti istituzioni pubbliche e private tra cui il Mart di Rovereto e l’Archivio Bonalumi a cui si aggiungono i contributi di molti collezionisti, da Torino a Reggio Calabria, oltreché della galleria Niccoli di Parma. «E’ con particolare soddisfazione che il Marca corona la sua attività realizzando un omaggio ad Agostino Bonalumi, tra i maggiori protagonisti della scena artistica contemporanea che, insieme a Fontana, Manzoni e Castellani, ha saputo modificare radicalmente il linguaggio», afferma Wanda Ferro, Commissario Straordinario della Provincia di Catanzaro. La rassegna si configura come un’occasione particolarmente significativa per riflettere sul percorso artistico di Bonalumi in un tracciato che prende le mosse dalle sperimentazioni in ambito informale (a questo proposito è fondamentale Senza titolo del 1958, un lavoro con rami e cemento su tavola mai esposto in precedenza) per passare alla prima estroflessione, Nero del 1959 che segna un passaggio decisivo verso una ricerca che non si pone più come rappresentazione, bensì come tensione di ricerca costante verso una rinnovata logica processuale. Come ribadisce Alberto Fiz «Agostino Bonalumi è una figura centrale nell’arte del secondo dopoguerra ed è particolarmente importante riflettere sul significato della sua indagine al di là di ogni classificazione. Le sue opere ribaltano il rapporto con il mondo visibile diventando visioni esse stesse. La realtà non è più esterna ma diventa parte integrante dell’immagine che ne possiede l’essenza». Bonalumi, insieme a Piero Manzoni e Enrico Castellani (la loro prima esposizione risale al 1958), ha imposto la Pittura-Oggetto, in base alla felice definizione di Gillo Dorfles, come segno linguistico di riferimento in netta opposizione alle ricerche precedenti. Pur avendo una posizione di primo piano nell’ambito dello spazialismo, Bonalumi è un artista eterodosso che non ha mai fatto della sua ricerca un dogma, trovando sempre una via di fuga rispetto a quelli che potevano sembrare i limiti naturali di un’indagine connotata dagli elementi geometrici. “Ciò che conta per lui”, spiega Alberto Fiz, “è l’estensione dell’oggetto nello spazio ottenuto attraverso il connubio tra un impianto pittorico che diventa tridimensionale e un’immagine plastica che si pone come trasgressione nei confronti della bidimensionalità. Bonalumi ha costruito la sua indagine sulle zone d’incertezza, sulla complessità e sul dubbio, intesi come elementi necessari per sfidare i limiti”. La mostra analizza l’evoluzione dialettica che caratterizza il percorso di Bonalumi sempre teso verso l’affermazione di soluzioni rigorose e mai ripetitive evitando che lo stile, inteso come cliché, possa prendere il sopravvento. “Da qui”, scrive l’artista, “la drammaticità dell’arte, la pena del dubbio, che non cessa col risolversi della ricerca nella forma.” L’intero percorso viene proposto attraverso una scansione per decenni che giunge sino al 2009 in una mostra che analizza “il vero e proprio alfabeto bonalumiano”, secondo le parole di Gillo Dorfles, che ebbe l’occasione di occuparsi per la prima volta della sua ricerca nel 1958 in occasione di una mostra alla galleria Schwarz di Milano. Nell’ambito di una rassegna così concepita, sono molte le occasioni per ammirare opere molto rare come Bianco del 1969, la grande installazione di nove metri, divisa in 13 pannelli. Si tratta di un lavoro realizzato per la mostra alla Galleria del Naviglio di Milano organizzata quell’anno e da allora mai più esposta. Sempre nel 1969 la Galleria del Naviglio ha presentato un’altra opera in mostra di particolare significato, Rosso, scultura in vetroresina e smalto di quasi due metri che non è mai più apparsa in pubblico. Tra le opere storiche, va ricordata anche Rosso del 1967 (240×200 centimetri) presentata alla Biennale di Venezia del 1970 nell’ambito della sala personale dedicata a Bonalumi. Anche quest’opera non è mai più stata presentata al pubblico. E, a proposito della Biennale, la mostra fa riferimento anche alla prima partecipazione dell’artista alla kermesse veneziana nel 1966. A ricordare questo evento viene esposto Bianco del 1966, un’opera con due tondi che s’incrociano presentata per la prima volta in quell’occasione e immortalata da una celebre immagine fotografica di Ugo Mulas che ritrae Bonalumi dietro a quel quadro. Tra le tante testimonianze emblematiche della rassegna, viene proposto Rosso e nero, un capolavoro del 1968 proveniente dalla collezione Vaf-Stiftung e diventato per molti mesi una delle maggiori attrattive della mostra La magnifica ossessione proposta al Mart di Rovereto. La caratteristica specifica di questa grande opera di due metri e mezzo di altezza è l’uso del ciré, un materiale elastico, traslucido con un effetto quasi pop che Bonalumi aveva scoperto in America nel 1967. È, poi, dal 1973, quando è stata presentata a Volterra, che non si ha più la possibilità di ammirare Blu del 1968 in legno e vetroresina di tre metri d’altezza che sperimenta la relazione tra pittura e scultura. La rassegna, poi, è l’occasione per apprezzare anche la produzione più recente di Bonalumi con opere mai viste prima d’ora come Rapporti, la scultura in vetroresina, cristallo e marmo del 1981-2001 o Rosso del 1990. Anche negli ultimi anni della sua attività l’artista ha realizzato opere di assoluto rilievo in grado di sintetizzare l’intero arco della sua ricerca. In questo senso appaiono emblematiche due opere inedite del 2009, Nero e Bianco. Quest’ultimo è un grande trittico di quasi quattro metri dall’impatto monumentale. La mostra è accompagnata da un ampio catalogo in italiano e inglese edito da Silvana Editoriale con una selezione degli scritti di Agostino Bonalumi dagli anni settanta sino a oggi raccolti per la prima volta in maniera organica. Accanto ad un saggio di Alberto Fiz e alla riproposizione di uno storico testo di Gillo Dorfles risalente al 1973, viene pubblicata un’intervista con Fabrizio Bonalumi. Agostino Bonalumi nasce il 10 luglio 1935 a Vimercate, Milano. Compie studi di disegno tecnico e meccanico. Pittore autodidatta, inizia a esporre giovanissimo. Nel 1958 nasce il gruppo Bonalumi Castellani e Manzoni con una mostra alla Galleria Pater di Milano, alla quale seguiranno altre mostre a Roma, Milano e Losanna. Nel 1961 alla Galleria Kasper di Losanna è tra i fondatori del gruppo “Nuova Scuola Europea”. Arturo Schwarz acquista sue opere e nel 1965 presenta una mostra personale di Bonalumi nella sua galleria di Milano, con presentazione in catalogo di Gillo Dorfles. Nel 1966 inizia un lungo periodo di collaborazione con la Galleria del Naviglio di Milano che lo rappresenterà in esclusiva, pubblic
ando nel 1973, per le Edizioni del Naviglio, un’ampia monografia a cura di Gillo Dorfles. Nel 1966 è invitato alla Biennale di Venezia con un gruppo di opere, e nel 1970 con una sala personale. Segue un periodo di studi e di lavoro nei paesi dell’Africa mediterranea e negli Stati Uniti dove si presenterà con una personale alla galleria Bonino di New York. Nel 1967 è invitato alla Biennale di Sao Paulo e nel 1968 alla Biennale dei Giovani di Parigi. Nel 1980 a cura della Regione Lombardia è allestita , a Palazzo Te di Mantova, un’ampia rassegna che illustra l’intero arco della sua opera. Nel 2002 l’Accademia Nazionale di San Luca di Roma celebra con una personale il conferimento ad Agostino Bonalumi del Premio Presidente della Repubblica 2001 alla carriera. Nel 2003 l’Institut Matildenhöhe di Darmstadt presenta la mostra Agostino Bonalumi- malerei in der dritten dimension. Ha realizzato opere di pittura-ambientale quali, nel 1967, “Blu Abitabile” per la mostra Lo spazio dell’Immagine, a Foligno; nel 1968 “Grande Nero”, per una mostra personale al Museum am Ostwall di Dortmund; nel 1979, nell’ambito della mostra Pittura Ambiente a Palazzo Reale di Milano l’opera “Dal giallo al bianco e dal bianco al giallo”, dove l’ambiente considerato attività dell’uomo, è analizzato come attività primaria e cioè psicologica, come anche in “Ambiente Bianco – Spazio trattenuto e spazio invaso”, realizzato nel 2002 per la Fondazione Guggenheim di Venezia. Si è occupato di scenografia realizzando nel 1970 per il Teatro Romano di Verona scene e costumi per il balletto “Partita”, musica di Goffredo Petrassi, coreografia di Susanna Egri; e nel 1972 per il Teatro dell’Opera di Roma le scene e i costumi di “Rot”, musica di Domenico Guaccero, coreografia di Amedeo Amodio. Nonostante una malattia con cui ha convissuto per lungo tempo, Bonalumi, ha lavorato con assiduità sviluppando la sua ricerca fino agli esiti degli ultimi anni portando anche a compimento la realizzazione di un ciclo di sculture in bronzo progettate alla fine degli anni sessanta. Bruxelles, Mosca, New York, Singapore sono alcune delle capitali mondiali che ospitano sue personali nell’ultimo periodo di attività. Nell’estate del 2013 collabora con entusiasmo alla realizzazione di una sua importante mostra a Londra di cui non arriverà a vederne l’apertura. Muore a Monza il 18 settembre 2013. Le sale espositive di via Alessandro Turco 63 saranno aperte da martedì a domenica 9,30-13; 16-20,30 (chiuso lunedì; ingresso: 3 euro; tel. 0961 746797; info: www.museomarca.info – info@museomarca.com).

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Dopo il successo di Loredana Bertè a Reggio Calabria e in attesa dell’Opera Musical “Karol Wojtyla, la vera storia” del prossimo 17 maggio al Politeama di Catanzaro, è stato ufficializzato il consueto appuntamento di “Fatti di Musica Radio Juke Box 2014” nell’area concerti Due Mari di Maida, evento d’apertura della fase estiva della rassegna del miglior live d’autore, con cui la prestigiosa struttura commerciale festeggia la ricorrenza della sua apertura, giunta oramai all’undicesimo anniversario: un gemellaggio vincente che, negli ultimi anni, ha assicurato al pubblico calabrese alcuni dei live più coinvolgenti e partecipati dell’intera stagione. Dopo i concerti di Alex Britti e Max Gazzè dello scorso anno, sabato 7 giugno, con inizio alle ore 21,30, toccherà al concerto di Giuliano Palma con la sua grande band, come sempre ad ingresso libero. L’artista milanese, reduce dal successo sanremese di “Così lontano”, uno dei brani più amati e radiodiffusi di questo Festival, sarà accompagnato dalla sua band: Fabio Merigo, chitarre, Marcello “Agù” Marson, basso e contrabasso, Paolo Inserra, batteria, Matteo Pozzi, pianoforte, Enrico Allevana, trombone, Marco Scipione, sax, Luigi “Giotto” Napolitano, tromba. Nelle due ore di concerto, Palma contagerà di allegria la vigilia della lunga estate calabrese con i numerosissimi successi della storia della canzone italiane e internazionale rivisitati nella sua chiave originalissima, tra sonorità ska, rocksteady, reggae e pop. Dopo l’esperienza da leader dei Casino Royale, tra le perle realizzate con i Blubeaters ci sono brani indimenticabili: da “Che cosa” c’è di Gino Paoli, eseguita anche insieme al grande cantautore, a “Tutta mia la città” dell’ Equipe 84, da “Messico e Nuvole” di Paolo Conte a “Over My Shoulder” di Mike & Mechanics. Numerose, in questi anni, sono state anche le collaborazioni di Giuliano Palma con altri artisti, come nei brani “P.E.S.”, inciso nel 2012 con i Club Dogo, “Per Sempre” con Nina Zilli, oppure nella hit “Riviera Life” con Caro Emerald. A Giuliano Palma sarà consegnato al Due Mari il “Riccio d’Argento” di “Fatti di Musica”, la rassegna del Miglior Live d’Autore diretta da Ruggero Pegna, per “l’originalità delle sue proposte, contributo alla valorizzazione della grande musica d’autore italiana”.

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Agosto inizia alla grande a Lamezia Terme: l`1 e 2 agosto il Parco Mitoio ospiterà la 2ª edizione di Color, l`evento live che l`anno scorso ha infiammato l`estate della musica indipendente. In attesa del programma ufficiale, ecco le prime anticipazioni delle band sul palco: Marta sui tubi, Brunori sas, Perturbazione, Marlene Kuntz, Tomfool project e Allmyfrendzaredead. Fabio Nirta tra i dj dei set notturni.

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È il concerto di Caparezza del prossimo 6 agosto all’Arena Magna Graecia di Catanzaro il primo appuntamento estivo confermato di “Fatti di Musica Radio Juke Box 2014”, la ventottesima edizione della rassegna-festival del Miglior Live d’Autore, ideata e diretta da Ruggero Pegna, di cui è in fase di svolgimento la prima parte. Anche a Caparezza sarà assegnato il prestigioso “Riccio d’Argento” del maestro orafo crotonese Gerardo Sacco, il riconoscimento che in questi anni ha premiato i più grandi autori italiani, da Paolo Conte a Francesco Guccini, da Gino Paoli a Ivano Fossati, fino a Fabrizio De Andrè nel ’98. Il nuovo live di Caparezza, che si preannuncia come uno degli eventi musicali più attesi dell’estate italiana, seguirà alla pubblicazione del nuovo album di inediti dal titolo “Museica”, prevista per il prossimo 22 aprile. Numerose le partecipazioni ai principali festival italiani già nel calendario di Caparezza, dall’ “Arenile Reload” di Napoli, da cui partirà il 13 giugno, fino al “Rock in Roma” del 22 luglio. In questi giorni è stato presentato il primo video del nuovo album, “Cover”, divenuto in poche settimane uno dei videoclip più cliccati. E’ stato girato da Calu nel Mohave Desert, in California, dove l’artista pugliese si trovava per il mixaggio dell’album presso gli studi di Chris Lord Alge a Los Angeles e per la masterizzazione presso gli studi Gavin Lurssen. Caparezza, con il suo inconfondibile stile, racconta nel video le copertine di alcuni dei più grandi album della storia della musica, svelando sui titoli di coda la copertina del proprio album. Per la data di Catanzaro, unica in Calabria, è già partita la vendita dei biglietti (€ 18.00 posto unico) nei punti abituali e Ticketone, online al sito www.ticketone.it. «Un grazie – ha detto Ruggero Pegna, annunciando l’evento – all’assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro per la disponibilità immediata della struttura, spazio fondamentale per i grandi eventi musicali estivi in Calabria». La prima parte di “Fatti di Musica Radio Juke Box 2014” è realizzata con il partenariato dell’assessorato alla Cultura della Regione Calabria e della Camera di Commercio di Catanzaro, oltre al Patrocinio del Comune di Catanzaro. I biglietti di tutti gli eventi sono disponibili nelle prevendite autorizzate (Amantea: Bar Santina; Catanzaro: Bar Mignon, Bar Cremino, Tabacchi Rotundo; Cosenza: Inprimafila; Crotone: Top Teen; Davoli: Check Sound; Lamezia Terme: Uffici Pegna, Bar Ferrise, GaiaLife, Tabacchi GH Lamezia; Reggio Calabria: New Ta
xi 330; Soverato: Quelli del Toto; Vibo Valentia: Discomania e in tutti i punti Ticketone; online al sito www.ticketone.it). Info: 0968 441888 – www.ruggeropegna.it.

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Anche per l’estate 2014 Catanzaro ospiterà quello che sarà l’evento della stagione. Si tratta del concerto di Alessandra Amoroso che si esibirà all’area Magna Graecia giovedì 21 agosto. Ad annunciarlo è lo stesso promoter calabrese Maurizio Senese della Esse Emme Musica, divenuta un punto di riferimento, ormai, delle produzioni italiane per quanto riguarda il territorio regionale, che “porterà” la Amoroso in Calabria. Dopo il grande successo registrato lo scorso anno con il concerto dei Modà con il loro “Gioia tour”, che ha fatto arrivare a Catanzaro tantissimi fan provenienti non solo da tutto il Sud, ma da molte città italiane per l’unica data calabrese delle sole dieci del tour, l’area Magna Graecia si appresta adesso ad ospitare l’evento Alessandra Amoroso che arriva con il suo “Amore puro”. Prima di arrivare a Catanzaro, Alessandra si esibirà il 19 agosto nel magnifico Teatro dei Ruderi di Cirella, a Diamante, posto incantevole e di notevole prestigio, oltre che meta turistica tra le più visitate della regione, per un appuntamento sempre organizzato dalla Esse Emme Musica. Due giorni dopo la cantante di Galatina si esibirà a Catanzaro, nell’area Magna Graecia. Per l’occasione del 21 agosto, l’area sarà allestita come un grande teatro all’aperto, con tutti i posti a sedere e numerati – a esclusione delle tribune, non numerate -, in una grande produzione. I costi dei biglietti saranno i seguenti, comprensivi di prevendita: settore gold, posto numerato € 52.50; poltronissima A posto numerato € 47.50; poltronissima B posto numerato  € 42.50; tribune posto non numerato  € 34.50. I biglietti saranno disponibili in tutte le prevendite della Calabria a partire da lunedì 5 maggio. Le prevendite gestite dalla Ticket Service Calabria e TicketOne saranno presenti su tutto il territorio nazionale con oltre 500 postazioni di prevendite automatizzate ufficiali per l’evento. Per l’occasione saranno anche organizzati pullman provenienti da tutto il Sud Italia e pacchetti turistici completi per chi vuole soggiornare in Calabria in occasione dell’evento. Per ogni informazione è possibile rivolgersi alla Esse Emme Musica di Maurizio Senese, telefonando allo 0961 872883; info@essemmemusica.it; oppure alla Ticket Service Calabria 0961 748016, info@ticketservicecalabria.it.

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