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IN EDICOLA | «La politica come servizio»

Ha riflettuto a lungo, prima di parlare. Demetrio Battaglia, consigliere regionale del Pd, non è un tipo da annunci roboanti. Raccontano che nei giorni decisivi per la definizione del percorso cong…

Pubblicato il: 27/06/2012 – 13:16
IN EDICOLA | «La politica come servizio»

Ha riflettuto a lungo, prima di parlare. Demetrio Battaglia, consigliere regionale del Pd, non è un tipo da annunci roboanti. Raccontano che nei giorni decisivi per la definizione del percorso congressuale del suo partito, lui se ne sia stato volutamente in disparte perché “allergico” alle trattative e alle maratone nel chiuso delle segreterie di partito.
Come mai ha scelto di centellinare le parole dopo il rinvio del congresso regionale? Eppure lei era uno dei diretti interessati…
«Non lo dico per civetteria: ma i direttamente interessati siamo tutti gli iscritti al Pd. Anzi, tutti quelli che gli riconoscono un ruolo insostituibile nella politica calabrese: aggregare una Calabria maggioritaria, riformatrice, solidale, innovativa. Per questo ho proposto di dare spazio nel Pd anche a persone che non ne fanno parte. Per il resto, è vero: c’è un inseguirsi nervoso di dichiarazioni e interviste. Uno dichiara, io credo, per chiarire. C’è invece una tendenza, forse favorita anche dalla malizia dei giornalisti, a lanciarsi messaggi a mezzo stampa. Una tendenza alla comunicazione invece che alla riflessione. Ho centellinato ma, insieme, ho partecipato a tutti gli incontri pubblici, a tanti incontri coi circoli e con cittadini non iscritti al Pd. Sul congresso: non mi sono detto “disponibile” né ho messo la mia candidatura “nelle mani di”. Con una dichiarazione trasparente mi sono candidato senza porre condizioni. L’ho fatto con determinazione perché fosse chiaro che non era una finta. Insomma, niente giochi. E niente “se mi ritiro che mi tocca”?»
È vero che Rosy Bindi le ha chiesto personalmente di candidarsi?
«Se è per questo, non soltanto lei. Parlo spesso con esponenti nazionali del Pd. Di differente sensibilità, come si dice. Una precisazione: del Pd calabrese si pensa abbia rapporti con Roma solo per decidere cose interne. È una rappresentazione grottesca. L’ottanta per cento dei contatti con parlamentari e dirigenti è sui problemi: trasporti, credito, la tragedia della disoccupazione, difficoltà di piccole aziende, le sottovalutazioni (che sono loro, di Roma) dei problemi del Sud. Ripeto a tutti, anche alla Bindi, che se non si rilancia una strategia nazionale sul Mezzogiorno, la Calabria chiude. Da soli non ce la faremo. O il Sud diventa la principale  articolazione democratica di una strategia di sviluppo nazionale del Paese o dovremo ridimensionare drasticamente attese e speranze. Non dobbiamo puntare a fare un po’ meglio quello che si fa da anni. Serve una svolta o affonderemo».
Come si esce dal vicolo cieco in cui sembra essersi infilato il suo partito?
«Non vorrei sembrare banale, ma è semplice: rilanciando la politica. Il Pd della Calabria deve affrontare bene tutti gli appuntamenti che ha di fronte. Intanto, contribuendo da protagonista a ricollocarsi al centro del governo del Paese per imporre una svolta meridionalista. Nello stesso tempo dobbiamo andare oltre l’emergenza per progettare trasformazioni profonde».
Battaglia, detto così mi pare veramente un po’ troppo facile…
«Voglio darle una notizia: in splendida solitudine mi sono candidato alla segreteria regionale preoccupato per l’assenza di una discussione politica sui problemi della Calabria e dei calabresi. Sostegno e consenso sono arrivati dopo. Con una spontaneità che apprezzo e della quale ringrazio tutti. Vivo con angoscia personale le difficoltà sociali della Calabria. Ogni giorno parlo con piccoli imprenditori disperati che non sanno più dove sbattere per non chiudere. Si può ridurre tutto agli accordi tra esponenti, certo autorevoli, del Pd? Il problema è la mediazione e l’equilibrio nel Pd o il suo rapporto col resto della società calabrese?  Le scelte anche interne del Pd devono essere subordinate a obiettivi sociali e culturali o no? E quali sono questi obiettivi? Forse per assenza di tutto questo non ho visto grande passione per le primarie da parte della società civile. Dovremmo preoccuparci tutti. C’è un dibattito per soli addetti ai lavori che si svolge nell’indifferenza di quelli che sarebbero dovuti essere i protagonisti».
Scusi, ma anche lei candidandosi ha fatto proposte che si riferivano alla vita interna del Pd: incompatibilità tra segretario regionale e parlamentare e via dicendo. Anche se, mi pare, s’è guardato dal tracciare incompatibilità tra consigliere regionale e segretario regionale…
«Eccolo qui. Rileggiamo insieme le prime righe del documento alla base della mia candidatura: “Il mio obiettivo principale è quello di contribuire alla definizione di una strategia politica che metta al centro la Calabria, i suoi bisogni, le sue speranze per favorirne la ripresa e il rilancio. È la mancanza di questo progetto, di un’idea della Calabria che dobbiamo costruire, che ha impedito al Pd di uscire dalle difficoltà e dal malessere in cui è precipitato con la sconfitta elettorale delle regionali. Questo compito è tale da assorbire per intero le capacità di chi dovrà affrontarlo. Per questo propongo che il segretario regionale del Pd calabrese sia non candidabile…”. Politica e progettualità. Perfino le incompatibilità le ho proposte tenendo conto degli obiettivi».
Però…
«No, mi lasci finire sulla malizia. Io credo che il segretario regionale di un grande partito, se i cittadini lo eleggono consigliere regionale, se lo eleggono non se lo nominano, lavora meglio. In ogni caso, siccome conosco i livelli attuali di diffidenza non mi nascondo ed ho già detto di essere disponibile ad aggiungere, alla fine di un tragitto condiviso sulle altre compatibilità, anche quella di consigliere regionale. Ho sempre concepito la politica come servizio, coniugandola con le mie attività professionali. La politica, me lo lasci dire, dev’essere sempre di più volontariato».
Il commissario D`Attorre sostiene che deve finire “la fiera dell`ipocrisia” in riferimento ai motivi che hanno determinato l`annullamento delle primarie per la scelta del nuovo segretario. Condivide questa posizione?
«Accantoniamo parole e battute. D’Attorre si è assunto la responsabilità di far saltare il congresso sostenendo che ci si era incamminati verso uno scontro di potere che avrebbe provocato altra frantumazione. Ovviamente, tocca a D’Attorre illuminare tutti i retroscena della sua valutazione. Certo, e torno alla sua domanda, non si può dire che la gara per segretario regionale si fosse avviata su proposte e strategie politiche diverse».
Capitolo Nicola Adamo: cosa pensa del suo ritorno nel partito?
«Nessuno ha il diritto di stabilire chi deve far parte e chi no di un partito. Un partito democratico ha regole che si rispettano fin quando non si cambiano. Non è un autobus e di questo devono tenerne conto tutti. Nel Pd non si entra attraverso trattative, accordi e sarebbe poco leale verso gli iscritti prestarsi a fare da sponda interna. Detto questo, con Adamo non ho alcun problema personale».
Tutti parlano di rinnovamento del partito. Ma concretamente cosa si potrebbe fare per favorire un ricambio della classe dirigente?
«Argomento di gran moda il rinnovamento. Alcuni, vogliono il patto generazionale per fare un  tratto assieme: intanto, guido io; poi faccio spazio a voi. Altri, vorrebbero andare in pensione, ma sono costretti ad abbarbicarsi – dicono loro – per aiutare i giovani, intanto tenuti ai margini. Spot a parte, servono nuove classi dirigenti che dovranno, da subito, essere in larghissima maggioranza formate da giovani che hanno ruolo e funzione nella società. C’è un solo modo (ed è antico) per far nascere il nuovo: impegnare  tutti quelli che vogliono su un progetto convincente. Il rinnovamento è un modo di essere del partito. Non è una dichiarazione è una pratica che si misura dallo spessore e qualità delle sue aperture senza rete. O si è partito di strada che opera con tutti i rischi, oppure ogni tanto si premia un giovanotto ubbidiente che magari rappresenta la modestia della su
a generazione. La politica è servizio e passione. Non si può promuovere nulla, tantomeno il rinnovamento, se diventa mestiere e furbizia».

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