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"Why not", ecco la sentenza

CATANZARO Nove condanne, politica (in larga parte) assolta, qualche manager pubblico condannato (ma con la sospensione della pena), 100mila euro di provvisionale per la Regione Calabria e nessuna c…

Pubblicato il: 31/07/2012 – 11:23
"Why not", ecco la sentenza

CATANZARO Nove condanne, politica (in larga parte) assolta, qualche manager pubblico condannato (ma con la sospensione della pena), 100mila euro di provvisionale per la Regione Calabria e nessuna corruzione elettorale. Questa la sintesi a caldo della sentenza di “Why not” per gli imputati che avevano scelto il rito ordinario. Alla sbarra c`erano 27 persone tra politici, funzionari pubblici e imprenditori che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario. Queste le condanne: 3 anni e 6 mesi per Giancarlo Franzè (ex dirigente della società “Why not”), 2 anni per Rosalia Marasco (dirigente regionale del dipartimento Personale, per  la quale erano stato chiesti 2 anni e 6 mesi), 8 mesi per Rosario Calvano (la richiesta era di un anno e 4 mesi), un anno e 6 mesi per Antonio Gargano (per l`ex presidente di Fincalabra la richiesta di condanna è stata confermata), un anno per Michele Montagnese, così come per Michelangelo Spataro, consigliere comunale della “Lista Scopelliti” a Cosenza, e Filomeno Pometti. Condannati a 8 mesi anche l`ex consigliere regionale Dionisio Gallo (Udc) e l`ex assessore Domenico Basile (An). Per tutti, tranne che per Franzè, è stata disposta la sospensione condizionale della pena: potranno (o potrebbero) continuare nei loro incarichi pubblici.
Tutti assolti, invece, gli altri protagonisti della vicenda: i consiglieri regionali Ennio Morrone, Franco Morelli (in carcere dopo l`arresto nell`operazione “Infinito” della Dda di Milano), Nicola Adamo, il re della grande distribuzione, Antonino Giuseppe Gatto (accusato insieme con Adamo di corruzione elettorale per un emendamento sulla grande distribuzione), e il sorvegliante idraulico Gennaro Ditto.

GLI ALTRI FILONI DI “WHY NOT”
Si è già tenuto, invece, il processo di secondo grado per i 42 indagati che scelsero di farsi giudicare con rito abbreviato. Il 27 gennaio scorso la Corte d`appello di Catanzaro ha riconosciuto colpevoli di associazione a delinquere l`imprenditore Antonio Saladino e Giuseppe Lillo aggravando per loro le pene a 3 anni e 10 mesi per il primo ed a 2 anni per il secondo. I giudici hanno condannato l`ex presidente della Regione Calabria Agazio Loiero ad un anno di reclusione per abuso d`ufficio, Nicola Durante sempre ad un anno di reclusione. Nei confronti dell`ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, per il quale la Procura aveva chiesto un anno e 6 mesi di reclusione per abuso d`ufficio, i giudici hanno dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione. Dichiarata la prescrizione anche nei confronti di Antonio La Chimia – già condannato ad un anno e 10 mesi di reclusione – rispetto ad un capo d`accusa a suo carico, con la pena che è stata rideterminata in un anno e 9 mesi di reclusione. Infine, sono stati assolti da un capo d`accusa Pietro Macrì – già condannato a 9 mesi di reclusione e 900 euro di multa, per il quale la Procura aveva chiesto un aggravio a 1 anno e 3 mesi di reclusione -, e Vincenzo Gianluca Morabito – che in primo grado ha avuto 6 mesi e 600 euro di multa – per i quali è stata revocata la pena accessoria disposta dal primo giudice. Per il resto i giudici hanno confermato le assoluzioni di Gianfranco Luzzo, Tommaso Loiero, Franco Nicola Cumino, Pasquale Anastasi, Giuseppe Fragomeni ed Enza Bruno Bossio. Nonché le condanne già sentenziate dal gup e poi impugnate dagli imputati Francesco Saladino, che ha avuto 4 mesi e 300 euro (oggi i giudici gli hanno concesso la non menzione nel casellario giudiziale) e Rinaldo Scopelliti, che ha avuto un anno. ?È tuttora in corso il processo di primo grado a carico di sei persone accusate di associazione per delinquere. Sono imputati i politici Nicola Adamo, Ennio Morrone, Franco Morelli e Dionisio Gallo, il coordinatore del consorzio “Brutium”, Giancarlo Franzè, ed il dirigente della Regione Calabria, Aldo Curto. I sei erano stati prosciolti nel marzo del 2010 dal gup, Abigail Mellace. Nel luglio scorso la Cassazione, accogliendo il ricorso dei pg Lia e Facciolla, ha annullato con rinvio il proscioglimento dei sei imputati accusati di associazione per delinquere e gli atti sono stati trasmessi al nuovo giudice per le udienze preliminari, che ad aprile ha disposto il rinvio a giudizio. È, infine, ancora in fase di indagine la cosidetta “Why not 2”. Il gup Mellace, infatti, dopo la sentenza dispose l`invio alla Procura degli atti relativi alle posizioni dei tre soci della Why Not Outsourcing, Caterina Merante, Giancarlo Franzè e Antonio La Chimia richiedendo un supplemento di indagini.

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