LE MANI SULLA LEONIA | Arrestato il direttore De Caria
REGGIO CALABRIA Dopo la Multiservizi tocca alla Leonia. Il comando provinciale della guardia di finanza di Reggio, diretto dal colonnello Claudio Petroziello, e la squadra mobile diretta da Gennaro…

REGGIO CALABRIA Dopo la Multiservizi tocca alla Leonia. Il comando provinciale della guardia di finanza di Reggio, diretto dal colonnello Claudio Petroziello, e la squadra mobile diretta da Gennaro Semeraro hanno eseguito stanotte otto ordinanze di custodia cautelare in carcere. A meno di 12 ore dallo scioglimento del Comune di Reggio, la Direzione distrettuale antimafia porta a termine un’altra delicatissima inchiesta che dimostra l’infiltrazione della ‘ndrangheta nella società mista che si occupa della raccolta dei rifiuti solidi urbani. È stato arrestato anche il direttore della Leonia, Bruno De Caria, accusato di associazione a delinquere di stampo mafioso. Secondo l`accusa De Caria, grazie al suo ruolo, avrebbe favorito l`infiltrazione della cosca nella municipalizzata. Su richiesta del sostituto procuratore della Dda Giuseppe Lombardo, infatti, il gip ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare per il boss Giovanni Fontana, i suoi figli Giandomenico, Francesco, Giuseppe e Antonino. L’accusa, per loro, è di associazione mafiosa e intestazione fittizia aggravata dall’articolo 7 della legge antimafia. In carcere, inoltre, sono finite anche le mogli di Giuseppe e Antonino Fontana. L’inchiesta è molto più ampia. Nel registro degli indagati, infatti, sono stati iscritte altre 7 persone. Nell`ambito della stessa operazione è stato eseguito un sequestro di beni per un valore di oltre 30 milioni di euro e sono state eseguite perquisizioni a Reggio, a Roma e in Toscana. Sono state poste sotto sequestro le quote del socio privato della società mista Leonia, pari al 49%. Sigilli anche alle quote di altre società, patrimoni aziendali, beni immobili, conti correnti e automezzi, per un valore complessivo di 32 milioni di euro. Oltre al 49% delle quote del socio privato della Leonia è stato sequestrato anche il patrimonio aziendale. Nell`elenco dei beni colpiti figura la ditta individuale “Fontana Giuseppe Carmelo” che si occupa del commercio al dettaglio di carburante per autotrazione; la “Italservice srl” che opera nel settore del commercio al dettaglio di carburante per autotrazione e titolare di quattro distributori; la società immobiliare costruzioni edilizia Sice srl, che si occupa della compravendita di beni immobili; la Semac srl, che gestisce l`attività di riparazione dei mezzi Nissan e degli auto compattatori per conto della Leonia.
La manutenzione dei mezzi meccanici della società Leonia, partecipata del Comune di Reggio Calabria, era il vero e proprio affare della cosca della `ndrangheta Fontana. E` quanto emerso dalle indagini di polizia e Guardia di Finanza che stamane hanno portato all`arresto del direttore operativo della società Leonia e di altre sette persone tutti esponenti della cosca. La famiglia Fontana è titolare della società Semac alla quale è stata affidata la manutenzione dei mezzi della Leonia. La manutenzione dei mezzi, secondo gli investigatori, ha garantito alla cosca Fontana un costante flusso di denaro. I collaboratori di giustizia sostengono che il denaro ricavato dall`attività era diventato un “fondo cassa” a disposizione delle cosche reggine. Una sorta di “rimessa di denaro contante” proveniente dall`acquisto sovra stimato di pezzi di ricambio e componenti meccanici dei mezzi utilizzati nel “Comparto rifiuti” che, attraverso un sistema di fatture gonfiate, venivano sostituiti dalla Semac con assoluta facilità e senza una preventiva autorizzazione della Leonia, registrando altissimi costi aziendali.
Le società miste pubblico-private, quali la Leonia ma anche la Multiservizi, hanno rappresentato la «nuova frontiera dei rapporti tra le cosche mafiose ed il tessuto economico e sociale”. È quanto scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria nell`ordinanza di custodia cautelare. «Si può ritenere, senza tema di smentite, come le società miste – prosegue il giudice – hanno rappresentato uno dei poli di attenzione della `ndrangheta, finendo con il rivelarsi strumento (l`ennesimo) mediante il quale la criminalità organizzata ha infiltrato (sarebbe meglio, forse, dire l`ha fatta propria) l`economia cittadina. Con la prima aggravante che ciò è avvenuto in un settore, come quello dei servizi pubblici, destinato alla collettività e con l`ulteriore aggravante rappresentata dall`incapacità (a voler essere ottimisti) del socio di maggioranza (Comune di Reggio Calabria detentore dl 51% delle azioni della Leonia spa) di controllare, nel corso degli anni, cosa accadesse in seno alla società mista».
PRESTIPINO: «L`INDAGINE PORTERA` LONTANO»
«L`indagine porterà lontano perché vi sono coinvolti numerosi personaggi della cosiddetta “zona grigia”. Personaggi le cui proiezioni e le cui relazioni sono a largo raggio. L`indagine è agli inizi, la continueremo. Vedremo attraverso la ricostruzione dei fatti, se ci sono altre responsabilità». Lo ha detto il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Michele Prestipino, intervistato dal Gr3, facendo riferimento agli arresti eseguiti da Guardia di finanza e polizia poche ore dopo lo scioglimento del Comune per contiguità con la `ndrangheta.
«Il controllo da parte dei boss della società di smaltimento dei rifiuti, avvenuto attraverso l`acquisizione delle quote private – ha aggiunto – sta a dimostrare quanto sia forte e quanto sia ancora capace la `ndrangheta di infiltrare attivita` lecite, economiche, essenziali per l`economia cittadina. Tutto questo è potuto avvenire grazie al ruolo ancora una volta di soggetti che non sono mafiosi ma che con la mafia stringono patti collusivi e prestano le proprie capacità professionali all`affermazione e alla realizzazione degli interessi criminali. Siamo ancora una volta di fronte all`operato di quella “zona grigia” di cui tutti parlano ma che occorre contrastare in modo efficace e serio se si vuole raggiungere un risultato nella lotta alla `ndrangheta».