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OPERAZIONE PLINIUS | «Il Comune era affidato direttamente alle `ndrine»

COSENZA «Il Comune di Scalea era direttamente affidato alla `ndrangheta. Il problema del voto di scambio in questo caso è davvero secondario». Non ha dubbi il procuratore aggiunto della Dda di Cata…

Pubblicato il: 12/07/2013 – 13:39
OPERAZIONE PLINIUS | «Il Comune era affidato direttamente alle `ndrine»

COSENZA «Il Comune di Scalea era direttamente affidato alla `ndrangheta. Il problema del voto di scambio in questo caso è davvero secondario». Non ha dubbi il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro Giuseppe Borrelli nel delineare il «quadro desolante» emerso dall`operazione “Plinius” che ha portato all`arresto di 38 persone, accusate anche di associazione mafiosa. In manette sono finiti il sindaco di Scalea Pasquale Basile e quattro assessori della sua giunta. Un altro assessore è stato sottoposto a misura cautelativa.
«Abbiamo accertato – afferma Borrelli nel corso della conferenza stampa che si è svolta nella sede del comando provinciale dei carabinieri di Cosenza – che l`amministrazione era nelle mani di due `ndrine – Valente e Stummo – e che la costituzione della lista civica (nella quale è stato eletto Basile, ndr) era solo un mezzo per presentarsi. Tutto era gestito dalle cosche o direttamente attraverso i loro componenti o attraverso un legale che faceva da trait d`union».
Borrelli si è detto sorpreso per la chiarezza degli elementi probatori che hanno evidenziato la presenza dei clan nell`ammistrazione: «In tutta la mia esperienza lavorativa non mi era mai capitato di ascoltare intercettazioni del genere. Di solito si ha un certo pudore nel parlare di alcuni “affari” e quindi spesso si è soliti abbassare il tono della voce o usare allusioni. Qui non avviene e quello che più impressiona è il livello estremamente evidente di collusione». Un`indagine complessa che avrà un seguito. «Tale sistema – spiega il procuratore aggiunto – si è sviluppato con riferimento all`ultima consiliatura ma altri elementi, che sono al vaglio dell`attività investigativa, lasciano ritenere che la situazione precedente non fosse diversa da quella attuale. E su questo lavoreremo. I carabinieri del comando provinciale di Cosenza e della compagnia di Scalea hanno potuto accertare come era forte il radicamento dei clan sul territorio, estendendo il loro controllo da Cetraro (regno della cosca Muto alla quale i Valente-Stummo sarebbero legati, ndr) fino a Scalea. Ritengo che questi fenomeni possano verificarsi a causa unicamente dello stato di abbandono in cui versa quel territorio, da molti anni, dal punto di vista della presenza dello Stato. È difficile lavorare da Cosenza. Il merito va all`Arma dei carabinieri aver realizzato un`attività così logisticamente complessa, ma nulla potrà cambiare se non verranno creati stabili presidi investigativi in grado di poter operare autonomamente sul posto. L`area è ad alta densità `ndranghetistica“».
Per gli inquirenti la “gestione” della `ndrangheta ha messo in ginocchio l`economia del territorio. E non solo. «È emerso – evidenzia il colonnello dei carabinieri Francesco Ferace – un mosaico di intrecci, affari, commistioni e imbrogli che hanno piegato l`amministrazione e i cittadini di Scalea. Un “sistema” adottato anche da alcuni esponenti della precedente legislatura che sono stati denunciati in stato di libertà. Le cosche – aggiunge – gestivano moltissimi appalti: dalle opere di costruzione alla raccolta di rifiuti urbani. Sono stati accertati pagamenti di tangenti e tale modus ha penalizzato l`economia locale. Lo dimostrano i numerosi episodi di danneggiamento che si sono verificati durante i tre anni oggetto d`indagine. In particolare, è stata bruciata la villa di un imprenditore e distrutto il suo resort».
Nel corso dell`operazione, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Cosenza – guidati dal comandante del Reparto operativo, il tenente colonnello Vincenzo Franzese – e dai militari della compagnia di Scalea sono stati sequestrati beni mobili e immobili. «Si tratta – sottolinea Ferace – di un volume d`affare imponente. L`attività è ancora in corso e ci saranno sviluppi».
A Scalea si era determinata una situazione preoccupante che il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo Antonio Lombardo, spiega così: «Si rischiava una degenerazione a causa del contrasto tra i due rami della cosca (Valente e Stummo, ndr). Poi bisogna tener presente che il sindaco e alcuni assessori sono considerati a tutti gli effetti membri dell`organizzazione mafiosa». E tornando al contrasto tra clan Borrelli cita un episodio specifico: «Che gli Stummo volessero prevalere lo dimostra anche che uno di loro schiaffeggiò in piazza un Valente nel giorno in cui venne arrestato Luigi Muto proprio a voler palesare la loro intenzione di voler dominare. Il livello di commistione emerge dalle ipotesi di reato di concussione evidenziate dalle turbative d`asta. Sussiste una compenetrazione fortissima in un sistema in cui ognuno ci guadagna. Quindi non siamo più di fronte al solito caso di voto di scambio ma a una situazione ancora più complessa». (0050)

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