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Il Pd e la strada dell'ipocrisia

Vanno perdonate le smemoratezze che in questi giorni accompagnano personaggi ex D’Alemiani, ex Bersaniani, ex Minnitiani, ex Prodiani, ex Veltroniani, costretti a diventare “ex qualcosa” ogni volta…

Pubblicato il: 07/07/2014 – 17:18
Il Pd e la strada dell'ipocrisia

Vanno perdonate le smemoratezze che in questi giorni accompagnano personaggi ex D’Alemiani, ex Bersaniani, ex Minnitiani, ex Prodiani, ex Veltroniani, costretti a diventare “ex qualcosa” ogni volta che il loro piccolo punto di riferimento paesano cambiava indirizzo e leader politico di riferimento, spesso dimenticando di informarli.
Compreso ciò, tuttavia, non è possibile perdonare il loro ragionamento autoreferenziale: «Il Pd è mio e me lo gestisco io». E mentre cadono in questo errore, i loro diretti dante causa, magari, telefonano direttamente a Magorno per spiegargli che loro ci provano a far ragionare Mario Oliverio ma lui non intende considerare alcuna alternativa a se stesso. Fotografare tutto questo, secondo gli amanti della politica virtuale, significa ingerirsi nelle cose del “Pd-cosa-loro”.
Viene il dubbio che a tirare le fila di questo teatrino dei fedelissimi di Oliverio sia proprio Ernesto Magorno: alla fine, infatti, il risultato è quello di farlo giganteggiare sulla scena politica calabrese. A questi soloni verrebbe da chiedere: Massimo Canale chi lo ha candidato alla segreteria regionale del partito? E ancora, non è insito nel nuovo statuto del Pd far coincidere il leader con il candidato premier? Le stesse elezioni primarie non sono nate come rivolte più alla coalizione che non al Pd, nel senso che il Pd il proprio candidato lo ha già scelto implicitamente con le primarie di partito, si tratta semmai di confrontarsi con gli alleati di coalizione? Non sarebbe stato tutto più semplice e più chiaro, per chi ritiene che non esiste in Calabria alternativa alla persona di Mario Oliverio, candidarlo anche a segretario regionale del Pd?
Si è scelta, invece, la strada dell’ipocrisia. E la si è scelta sia da parte di alcuni che hanno sostenuto la segreteria di Ernesto Magorno, sia da parte di altri, che hanno puntato su Massimo Canale. Una lotta, la loro, per la conservazione non certo per aprirsi al cambiamento, che in certi ambienti piace quanto l’aglio piace ai vampiri.
Poi, il Magorno che non ti aspetti decide che chi lo accusa di sostenere candidature «unitarie ed esterne» col solo scopo di proporre in realtà se stesso, merita di essere sbugiardato pubblicamente. Perché lui, Magorno, non ha alcuna pretesa personale, visto che sul suo nome il partito non è compatto. Ne parla con i “renziani” e ne parla con Massimo Canale. Ne parla anche con i sostenitori di una candidatura di Oliverio ma lo accusano di impostura. Mandano in giro tanti panettoncini a giurare che Magorno sta barando, candida Canale solo per strumentalizzarlo e per spaccare il fronte che sostiene Mario Oliverio.
È la mossa della disperazione, perché sull’offerta di una candidatura a governatore di Massimo Canale arriva l’imprimatur di Lorenzo Guerini, vicesegretario nazionale e uomo che non scende certo in Calabria per avvelenare i pozzi. E qui si consuma lo psicodramma di queste ore, perché ormai capiscono tutti che indietro non si torna.
Non ci può tornare nessuno. Affondare, con gesto fratricida, la candidatura di Massimo Canale equivale a testimoniare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che qui si porta avanti non più un confronto politico sulle idee ma una battaglia sui personalismi.
Lo hanno capito tutti, quantomeno tutti quelli che guardano da Roma: renziani e non renziani! Volete leggere in altro modo l’improvvisa defezione del ministro Orlando dal convegno che lo attendeva a Cosenza?
Intanto Magorno ringrazia, Canale medita e qualcun altro sta dismettendo la tuta, tra poco gli si chiederà di scendere in campo!

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