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Oscar Giannino e il consiglio regionale calabrese

ROMA La faccia tosta dei consiglieri regionali calabresi è ormai oggetto del quotidiano sfottò della stampa nazionale. L’ostinazione con cui restano aggrappati alle proprie poltrone, a prescindere …

Pubblicato il: 08/07/2014 – 10:16
Oscar Giannino e il consiglio regionale calabrese

ROMA La faccia tosta dei consiglieri regionali calabresi è ormai oggetto del quotidiano sfottò della stampa nazionale. L’ostinazione con cui restano aggrappati alle proprie poltrone, a prescindere dalla collocazione politica, suscita la preoccupazione degli analisti per le conseguenze che la cosa potrebbe avere per l’economia regionale.
Oscar Giannino, nel pezzo in cui, sul Messaggero” di oggi, critica le spese fuori controllo degli enti locali italiani usa proprio la Calabria come esempio lampante del suo ragionamento: «Dimessosi il presidente Scopelliti dopo la condanna in primo grado a sei anni per abuso d’ufficio, il consiglio regionale ancora prova a restare abbarbicato ai suoi seggi, dopo una legge elettorale approvata in fretta e furia per impedire neoingressi ad altre formazioni».
Questo, per l’economista, ha ormai l’evidenza del dato di fatto. Ma è alle conseguenze che pensa Giannino: «Ma se questa è la misera cronaca politica, è la finanza pubblica regionale ad apparire devastante – prosegue l’editoriale – L’ispettore della Ragioneria Generale dello Stato ha condensato in 247 pesantissime pagine osservazioni molto gravi sulle prassi seguite sotto le giunte Loiero e Scopelliti, dunque di sinistra e di destra».
E qui Giannino sintetizza in due righe quanto il Corriere della Calabria ha ampiamente raccontato ai suoi lettori nei giorni scorsi: «Oltre mille dipendenti assunti illegittimamente, in violazione dell’obbligo di contenimento della spesa. Decine di migliaia, anno dopo anno, gli aumenti altrettanto illegittimi di stipendio ai dipendenti, applicati a tutti e in violazione del blocco generale degli scatti, e spesso anche retroattivi. Migliaia di promozioni illegittime, e illegittimi pure gli incarichi e le retribuzioni apicali, con punte fino a 735mila euro l’anno nel 2013».
La parentesi calabrese di Giannino si chiude qui. Con l’economista che sembra avere ben chiare le ragioni per cui la Calabria non riesce a tornare al voto: un patto dei consiglieri per mantenere le poltrone al di là degli schieramenti di appartenenza.

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