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I consiglieri regionali del Pd "allergici" alle dimissioni

Il ministro Lanzetta chiede ai consiglieri regionali un gesto forte che ponga fine alle assai sospette indeterminatezze dell’asse Talarico-Stasi e convochi la data delle prossime elezioni regionali…

Pubblicato il: 09/07/2014 – 11:30
I consiglieri regionali del Pd "allergici" alle dimissioni

Il ministro Lanzetta chiede ai consiglieri regionali un gesto forte che ponga fine alle assai sospette indeterminatezze dell’asse Talarico-Stasi e convochi la data delle prossime elezioni regionali. La richiesta la rivolge a tutti i consiglieri regionali ma va da sé che lo chiede in particolare a quelli dell’opposizione. È una richiesta, quella del ministro, assolutamente in linea con il comune sentire del segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno, e dell’ampio fronte di democratici che ormai non ne può più di un duo, Talarico-Stasi, che accondiscendendo alle indicazioni del ras Giuseppe Scopelliti (il quale continua come se nulla fosse a convocare gli adepti nella sede istituzionale di Palazzo Alemanni), non solo non convoca i comizi elettorali, ma anzi sta trasformando quella che doveva essere una “ordinaria amministrazione” in vista del voto, in una girandola di nomine, provvedimenti arbitrari, iniziative politiche dal vago sapore clientelare. Eppure ecco che tre consiglieri regionali del Pd, non casualmente di area renziana, ritrovano la voce che in questi giorni hanno fatto mancare (con riferimento agli ultimi blitz scopellitiani nella sanità e a Palazzo Alemanni) per alzarla contro la Lanzetta e, indirettamente, contro Magorno. Il loro documento, e questo dispiace per via di alcune firme che hanno una storia diversa da altre, a leggerlo bene si appalesa non solo pretestuoso ma anche autolesionista sul versante della “excusatio non petita…”. Vediamole bene queste strane incongruenze dei consiglieri regionali del Pd che firmano la nota:

  1. Chiedono «al governo Renzi di vigilare e di esercitare un’azione di coordinamento, affinché le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale e quelle per il rinnovo del consiglio comunale di Reggio Calabria, si svolgano nella stessa data e, comunque, entro il mese di novembre». E però quando dal governo gli si chiede di fare la loro parte per imporre il rispetto delle regole nelle assemblee dove loro siedono e il governo no, iniziano a balbettare.
  2. Essi stessi, cioè Principe, Scalzo e Naccari, sottolineano che «il gruppo del Pd, con grande determinazione, prima, durante e dopo le dimissioni del presidente Scopelliti ha evidenziato la fine della legislatura e ha chiesto al signor Prefetto di Catanzaro e, successivamente, alla vicepresidente Stasi, di indire senza indugio le elezioni regionali per l’autunno 2014». Verissimo, ma davanti alle mancate risposte che intendono fare? Quale proposta operativa, quale iniziativa di rottura, quale forte denuncia pubblica hanno messo in campo? Basta dettare a verbale il compitino della brava e diligente opposizione per autoassolversi?
  3. Strappa un amaro sorriso, poi, il ricordare alla Lanzetta che «lo scioglimento del Parlamento e la indizione di elezioni anticipate non ha fatto mai registrare la richiesta di dimissioni dei deputati. Ciò in quanto costituzionalmente le assemblee legislative rimangono in carica sino all’insediamento dei nuovi eletti per l’esame di eventuali provvedimenti indifferibili ed urgenti». Fanno finta, Principe, Naccari e Scalzo, di abitare sulla luna? Il punto è che quando si scioglie il Parlamento nessuno si sogna di restare al suo posto trascinando la legislatura sino alla sua scadenza naturale. Il giorno dopo che il governo cade, il Parlamento viene congedato e i cittadini sanno con certezza quando potranno eleggerne uno nuovo! Sta accadendo la stessa cosa in Calabria? Suvvia Naccari, almeno tu nell’universo…

Le dimissioni da consiglieri regionali sono, oggi, l’unica strada possibile per separare, nel presente e nel futuro, le proprie personali responsabilità politiche da quelle di chi calpesta quotidianamente leggi e regolamenti nazionali e regionali. Su questa strada Magorno potrà non avere la solidarietà del gruppo consiliare del Pd ma certamente allarga il suo consenso tra quanti nel Pd militano e al Pd guardano con interesse nella misura in cui manderà a casa i grandi sacerdoti della vecchia politica. Una vecchia politica, si faccia bene attenzione, di cui questa odierna degenerazione è figlia. Scopelliti non è un castigo di Dio, nasce e si afferma anche grazie ai fallimenti di chi ha avuto, e continua ad avere, verso il cambiamento lo stesso entusiasmo che i tacchini hanno per il Natale.

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