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RAPPORTO ISTAT | I calabresi tra i più malati d'Italia

«Permane lo svantaggio del Mezzogiorno rispetto a tutte le dimensioni considerate». Sintetico l’epitaffio Istat sul Sud nel rapporto “Tutela della salute e accesso alle cure”, tramite il quale veng…

Pubblicato il: 10/07/2014 – 16:23
RAPPORTO ISTAT | I calabresi tra i più malati d'Italia

«Permane lo svantaggio del Mezzogiorno rispetto a tutte le dimensioni considerate». Sintetico l’epitaffio Istat sul Sud nel rapporto “Tutela della salute e accesso alle cure”, tramite il quale vengono messe a confronto le condizioni di salute degli italiani tra il 2005 e il 2013. Dal 2005, dunque, il Meridione non avrebbe fatto significativi passi avanti. «Nel tempo, per le dinamiche territoriali si osservano andamenti opposti, con miglioramenti nel Centro-nord e peggioramenti nel Mezzogiorno e un ulteriore incremento delle disuguaglianze territoriali. In regioni come Sicilia, Calabria, Puglia e Campania, con prevalenze di cattiva salute già elevate nel 2005 rispetto alla media nazionale, continua nel 2013 il trend di crescita e si raggiungono quote rispettivamente del 30%, 29,7%, 27,4% e 26,7%». E se in Calabria il 29,7% della popolazione registra cattive condizioni di salute, a Bolzano il dato crolla al 6,9%. Insomma, la salute viene percepita «male o molto male» da quasi 30 persone su 100 mentre crescono, rispetto al 2005, anche gli anziani (dai 65 anni in su) che presentano patologie croniche o multicroniche arrivando quasi al 50% di questa fascia di popolazione.

Limitazioni funzionali, problema fisico e sociale
«Generalmente la famiglia è la principale se non l’unica risorsa sulla quale possono contare le persone con limitazioni funzionali», afferma l’Istat. Un problema non indifferente considerando che «nel Sud e nelle Isole la quota di persone con limitazioni funzionali si mantiene, come nel 2005, significativamente più elevata rispetto alle altre aree territoriali». In Calabria, in particolare, la quota, tra gli over 65, si attesta sul 22,8%, in lieve miglioramento rispetto al 2005. Ma il problema, comunque, persiste e diventa una piaga sociale se si considera che la totalità dell’assistenza per le persone non autosufficienti deve arrivare dalle famiglie.

Calabria maglia nera per la prevenzione Mammografia e pap test
Secondo l’Istat «per entrambi gli screening, i valori più bassi si osservano in Calabria e quelli più elevati in Friuli – Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna». Benché poche, le più scrupolose nella nostra regione sono le donne più mature. Nel 2103 le donne tra i 25 e i 65 anni che hanno eseguito un pap test in assenza di disturbi sono state poco più di 50 su 100. Ancora inferiore la percentuale tra le più giovani. Sale di poco la prevenzione con screening mammografico. Le signore tra i 50 e 69 anni che hanno eseguito una mammografia in assenza di disturbi sono circa 60 su 100; le giovani dai 25 anni in su, superano di poco il 30%. Stesso discorso per quanto riguarda gli esami endoscopici come la colonscopia a scopo preventivo: «Nel Nord-est si rileva la prevalenza più alta, pari al 24,5%, mentre nel Mezzogiorno si ferma all’8,7%»

I fumatori e la legge Sirchia
«La Legge Sirchia a tutela dei non fumatori, che ha istituito il divieto di fumare nei locali e negli uffici pubblici, è spesso disattesa. Il 9% dei non fumatori dichiara di essere esposto al fumo passivo nei locali pubblici, con picchi del 20,5% tra i giovani tra i 14 e i 24 anni e del 12,4% nel Sud, con punte massime in Calabria (14,4%) e Campania (13,3%)». Secondo l’Istat, al Nord su fuma di meno rispetto al Sud dove, a quanto pare, non vige molto rispetto per chi non fuma. Si accentuano, inoltre, le disuguaglianze sociali rispetto al consumo di tabacco. Fuma di meno chi appartiene a categorie sociali più elevate, i laureati e le persone in buone condizioni economiche, mentre il dato si inverte con le classi più svantaggiate.

Pochi i rimedi omeopatici
«I rimedi omeopatici sono molto più diffusi nel Nord-est (7,1%) e in particolare nella provincia di Bolzano, dove vi ricorre il 17% della popolazione, mentre nelle regioni del Mezzogiorno la quota di persone è circa la metà della media nazionale. In Puglia, Basilicata e Calabria non raggiunge neppure l’1% della popolazione. Per tutti gli altri rimedi non convenzionali si riproduce la stessa geografia, con un netto confine posizionato dopo la regione Lazio, e le prevalenze delle regioni del Mezzogiorno tutte al di sotto della media nazionale». Il ricorso a terapie non convenzionali è in netto aumento in Italia ma non attecchisce al Sud. Tra le varie terapie alternative la più diffusa resta l’omeopatia (4,1%), seguita dai trattamenti manuali (3,6%), dalla fitoterapia e dall’agopuntura (utilizzati rispettivamente dall’1,9% e dall’1% della popolazione).

Fuga in cerca di cure migliori
I dati dell’Istat sono stati presentati nello stesso giorno in cui a Roma si è tenuta la mobilitazione delle associazioni dei pazienti oncologici, che con un Manifesto scendono in campo contro la migrazione sanitaria. I dati sono allarmanti: oltre 770mila nel 2012 gli italiani in fuga dalla propria regione in cerca di cure migliori, ricoverati in realtà diverse da quella di appartenenza. Circa 2 miliardi di euro il saldo di questi “viaggi della speranza”, che continuano a convogliare risorse dal Sud verso il Nord, incrementando il divario e la capacità di recupero delle Regioni meridionali, con un impatto drammatico, umano ed economico, per i pazienti oncologici e le loro famiglie. « Abbiamo deciso di mobilitarci perché continuiamo a riscontrare troppe, inaccettabili, differenze nella qualità dell’assistenza sanitaria da Regione a Regione – afferma Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna onlus -. In alcune realtà bisogna scegliere se accontentarsi di un’assistenza sanitaria non adeguata e non tempestiva, mettendo a rischio le chance di sopravvivenza, o se affrontare spese ingenti o addirittura indebitarsi per andare a curarsi altrove».

Alessia Truzzolillo

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