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IN EDICOLA | La cattiva novella

I rapporti cordiali tra uomini di ‘ndrangheta e uomini di Chiesa in Calabria non sono una novità. E personaggi come don Stilo ne sono stati la rappresentazione plastica. L’argomento oggi è tornato …

Pubblicato il: 18/07/2014 – 15:10
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I rapporti cordiali tra uomini di ‘ndrangheta e uomini di Chiesa in Calabria non sono una novità. E personaggi come don Stilo ne sono stati la rappresentazione plastica. L’argomento oggi è tornato d’attualità dopo le roventi polemiche seguite all’inchino della statua della Madonna di fronte alla casa del boss Peppe Mazzagatti a Oppido. Ma nella nostra regione questo legame affonda le radici nella storia. Già nel 1955 sul Corriere della Sera Corrado Alvaro dava un’idea delle “sinergie” tra clero e clan spiegando chi fossero gli ‘ndranghetisti: «Non erano considerati gente da evitare e non per timore quanto perché formavano il potere occulto». Don Stilo nella sua vita di mafiosi ne ha visti e conosciuti tanti. Ha fatto da padrino al figlio del boss di Taurianova Giovanni Sigilli e ha benedetto le nozze di Vincenzo Femia, noto esponente delle ‘ndrine di Casignana. Don Memè Ascone, parroco di Rosarno, con il giovane capo della feroce cosca della cittadina della Piana, aveva un rapporto tanto confidenziale «da andare insieme anche in montagna, a funghi», disse ai giudici in tribunale.

Per Corrado Stajano, la scomunica di Papa Francesco è un «grido liberatorio». Lo scrittore lombardo nei suoi libri tiene molto a cuore la Calabria, già dal lontano 1979 quando pubblicò “Africo”. E anche oggi non distoglie lo sguardo – ancora attento – sulla nostra regione. «Gli ‘ndranghetisti – spiega Stajano –, unti di devozione, pregano e sparano. Nel 2007 nelle tasche di una delle vittime della strage di Duisburg, in Germania, è stata trovata un’immagine di San Michele Arcangelo». Ecco perché dopo l’evento di Sibari «bisogna colmare la distanza tra il Papa e i sacerdoti», dice lo storico Isaia Sales. Che aggiunge: «È necessario formare i preti di periferia. Da adesso in poi si dovrebbe fare una verifica di tutte le feste popolari e impedire quello che succede a Polsi». 

Don Tommaso Scicchitano, parroco di Donnici, frazione di Cosenza, è un sacerdote “social” che esce dal chiuso delle sagrestie e sta dalla parte della legalità. Dopo la scomunica di Bergoglio, lancia una provocazione: «Chi deve fare da padrino dovrebbe dichiarare in forma scritta il disprezzo per le ‘ndrine e pubblicarlo in parrocchia». (0050)

 

(I servizi integrali della storia di copertina, a firma del direttore Paolo Pollichieni, di Mirella Molinaro, Alessia Candito e Michele Giacomantonio, si trovano sul numero 160 del Corriere della Calabria, in edicola fino a giovedì 24 luglio

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