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La Regione boccia i manager che aveva nominato

CATANZARO La giunta, con tenacia, l’ha voluta alla guida dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. Ne ha difeso la nomina anche a costo di qualche omissione e di una leggina fatta appo…

Pubblicato il: 18/08/2014 – 17:22
La Regione boccia i manager che aveva nominato

CATANZARO La giunta, con tenacia, l’ha voluta alla guida dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria. Ne ha difeso la nomina anche a costo di qualche omissione e di una leggina fatta apposta per lasciarla al suo posto. Ha fatto il possibile perché Rosanna Squillacioti restasse il direttore generale dell’Asp della capitale del “modello” esportato da Peppe Scopelliti alla Regione. Ha addirittura dimenticato una serie di atti per garantire la poltrona alla burocrate che si è dimessa il 15 dicembre 2013. Per rimetterla in sella ed evitare che al suo posto andasse il suo predecessore Renato Carullo, il consiglio regionale approvò una legge in cui fingeva di accorpare le aziende sanitarie di Reggio Calabria e Locri, rinnovando un atto già compiuto qualche anno prima. E ribadito in molti documenti ufficiali firmati dal governatore (e commissario per il Piano di rientro) in persona. A dare il via libera al riaccorpamento fu un emendamento di Nazzareno Salerno, presidente della commissione Sanità. Peccato che lo stesso Salerno avesse discusso, nel corso di due audizioni, con la Squillacioti delle faccende dell’As di Locri: proprio come se l’Azienda fosse già stata accorpata. Tutto, pur di salvare l’unico principio valido a certe latitudini politiche: l’occupazione dei posti di potere.
Ma la Squillacioti non aveva i titoli per dirigere l’Azienda. Lo diceva il suo grande oppositore Carullo e adesso lo dice pure la Regione, che l’ha inserita – assieme allo stesso Carullo – nell’«elenco dei candidati non idonei alla nomina a direttore generale delle Aziende del sistema sanitario regionale». L’allegato alla delibera numero 344 dello scorso 13 agosto suona come il de profundis di tre anni di battaglie legali e difese a oltranza di una dirigente che, semplicemente, non avrebbe potuto restare al vertice dell’Asp perché priva, secondo la Commissione che ha vagliato le candidature, dei requisiti.
La classifica dei 39 non idonei (gli idonei, invece, sono 157) è anche un utile vademecum per l’inchiesta che la Procura di Catanzaro ha aperto proprio sulla nomina della dirigente reggina. E “illumina” anche un’altra nomina, che risale a qualche anno fa e riguarda uno degli snodi fondamentali del sistema sanitario calabrese: la Fondazione Campanella. C’è un altro bocciato eccellente tra i candidati alla direzione delle Aziende: è Sinibaldo Esposito, ex dg del Polo oncologico senza pace, uomo di fiducia del senatore (e già assessore regionale all’Urbanistica) Piero Aiello e vicesindaco di Catanzaro. Esposito, all’epoca della nomina (era il 2 agosto 2010), non ebbe problemi a sbaragliare la concorrenza. Eppure, sempre secondo il giudizio certificato dalla giunta regionale, non aveva i titoli per guidare il moloch sanitario caduto in disgrazia negli ultimi anni.
È la Regione che smentisce se stessa dopo aver ignorato regole e chiuso gli occhi sui requisiti minimi. Un altro paradosso dal crepuscolo di una legislatura paradossale.

 

p. p. p.

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