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Why Not, condannati de Magistris e Genchi

ROMA Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris è stato condannato, a Roma, ad un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo sull’acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentar…

Pubblicato il: 24/09/2014 – 16:33
Why Not, condannati de Magistris e Genchi

ROMA Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris è stato condannato, a Roma, ad un anno e tre mesi di reclusione a conclusione del processo sull’acquisizione di utenze telefoniche di alcuni parlamentari relative al periodo in cui era pm a Catanzaro. Stessa condanna per il consulente informatico Gioacchino Genchi. La sentenza è stata emessa dalla X sezione penale del Tribunale di Roma. I giudici hanno disposto anche l’interdizione dai pubblici uffici per un anno per i due imputati e contestualmente la sospensione della pena principale e di quella accessoria. Per Luigi De Magistris, che non era presente in aula, il pm Roberto Felici aveva sollecitato l’assoluzione. De Magistris e Genchi dovevano rispondere di abuso d’ufficio per aver acquisito nell’inchiesta Why Not, tra il 2006 e il 2007, senza le necessarie autorizzazioni i tabulati delle utenze di sei parlamentari: Romano Prodi, Francesco Rutelli, Clemente Mastella, Marco Minniti, Giancarlo Pittelli e Antonio Gentile. «La sentenza emessa oggi dal tribunale di Roma rende piena giustizia agli uomini politici tra i quali Francesco Rutelli e Clemente Mastella, affermano i legali dei due esponenti politici, gli avvocati Titta e Nicola Madia oltre a Cristina Calamari. «La grave violazione delle prerogative dei parlamentari in questione – hanno aggiunto – determinò una violentissima campagna di stampa contro il governo all’epoca in carica».

 

DE MAGISTRIS: RIFAREI TUTTO

«Rifarei tutto, ho giurato sulla Costituzione e ho sempre pensato che un magistrato abbia il dovere di indagare ad ogni livello, anche quello che riguarda la politica. Oggi, con questa sentenza, di fatto, mi viene detto che non avrei dovuto indagare su alcuni pezzi di Stato, che avrei dovuto fermarmi. Rifarei tutto, perché ho agito con coscienza e rispettando solo la Costituzione. Vado avanti con onestà e rettitudine, principi che hanno sempre animato la mia vita e che una sentenza così ingiusta non può minimamente minare. La giustizia è più forte della legalità formale intrisa di ingiustizia profonda», conclude de Magistris.

 

LE REAZIONI

«Da convinta garantista non gioisco per la sentenza che oggi ha condannato Luigi De Magistris e il suo super consulente Gioacchino Genchi per l’uso/abuso di intercettazioni illegali. Ci sono altri gradi di giudizio e a quelli sarà affidata la parola definitiva su questa vicenda. Ma non c’è dubbio che la sentenza di oggi conferma per l’ennesima volta qual era la vera natura della cosiddetta inchiesta “Why Not”». Lo ha dichiarato Enza Bruno Bossio, deputata del Partito democratico.
«Voglio solo limitarmi a ricordare – ha spiegato Bruno Bossio – che, per effetto della enorme bufala “Why Not”, costata ai contribuenti 10 milioni di euro anche e soprattutto per il costo che la Procura della Repubblica di Catanzaro ha dovuto sostenere per intercettazioni oggi dichiarate, con sentenza, illegali, sono fallite aziende, persone hanno perso il lavoro, è caduto un governo, è cambiata la storia del nostro Paese».
«Da magistrato – ha continuato la deputata democratica – De Magistris non ha perseguito i reati, ma le persone, e solo per assecondare la sua voglia di protagonismo politico. Sono i magistrati come lui, per fortuna pochi, che hanno prodotto danni profondi alla giustizia italiana. La riforma della giustizia di cui discuteremo in Parlamento, dovrà servire anche a porre rimedio a questi danni».
«Stasera ho solo un rammarico: quello che Luigi De Magistris non possa restituire ciò che ha davvero “rubato” a tante persone in buona fede che hanno creduto alla sua immagine di “giustiziere”: il posto di parlamentare europeo e poi di sindaco, che ha dato prova di pessima amministrazione, a Napoli. Sono però certa che per quest’ultima circostanza ci penseranno i napoletani a rimediare alle prossime elezioni, essendosi accorti soltanto dopo del “pacco” che avevano acquistato», ha concluso Enza Bruno Bossio.
«Il mio pensiero va come prima cosa alle persone che hanno pagato con la propria vita l’inarrestabile ascesa del politico De Magistris, accompagnato dal suo degno sodale Gioacchino Genchi». Lo afferma, in una dichiarazione, l’avvocato Giancarlo Pittelli, parte civile nel processo davanti il Tribunale di Roma conclusosi con la condanna dell’attuale sindaco di Napoli e del suo ex consulente informatico. «Penso – aggiunge – al magistrato Pietro D’Amico, che non ha resistito all’onta del sospetto che gli era stato gettato addosso preferendo lasciarsi morire. E penso a tutti coloro che hanno avuto stravolta la loro vita per la sfrenata bramosia di notorietà dell’attuale sindaco partenopeo. Poveri napoletani».

 

 

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