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Morte Madalina, i Ris alla ricerca di tracce di sangue

REGGIO CALABRIA Andranno avanti fino al pomeriggio inoltrato, quando i tecnici del Ris di Messina potranno finalmente utilizzare le luci forensi per verificare l’eventuale presenza di tracce ematiche…

Pubblicato il: 01/12/2014 – 14:29
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Morte Madalina, i Ris alla ricerca di tracce di sangue

REGGIO CALABRIA Andranno avanti fino al pomeriggio inoltrato, quando i tecnici del Ris di Messina potranno finalmente utilizzare le luci forensi per verificare l’eventuale presenza di tracce ematiche sulla facciata e sui balconi del palazzo, i nuovi accertamenti disposti al civico 5f di via Bruno Buozzi, il palazzotto del centro di Reggio, da cui si sarebbe lanciata nel vuoto Madalina Pavlov, la 21enne ritrovata senza vita la notte del 21 settembre di due anni fa.
Nonostante la morte della ragazza sia stata da subito classificata come suicidio, le indagini proseguono, anche su pressione della famiglia che non si è mai rassegnata a tale ipotesi. Madalina – hanno sempre sostenuto fra loro i familiari, unanimi nel respingere l’idea che la più piccola di casa avesse deciso di farla finita – non avrebbe mai scelto di suicidarsi, era una ragazza piena di vita, con programmi e progetti per il futuro che stava lavorando per realizzare, non era depressa né disperata.

Per loro, dietro la morte della ragazza ci sarebbe la mano di un assassino, che l’avrebbe uccisa forse all’interno di uno degli appartamenti per poi simularne il suicidio. Un’ipotesi che adesso si tenterà di verificare anche grazie agli accertamenti tecnici degli uomini della scientifica, che da questa mattina hanno iniziato a ispezionare anche gli appartamenti per verificare l’eventuale persistenza di tracce biologiche della ragazza, come di sangue, riscontrabile anche a distanza di anni, grazie a luci forensi e reagenti chimici come il luminol.
Non è la prima volta che, su sollecitazione dei legali della famiglia, i tecnici tornano in via Bruno Buozzi. Circa un anno fa, dalla terrazza del palazzo erano stati prelevati dei campioni dello strato di coibentante che impermeabilizza il palazzo, per verificare l’eventuale presenza del materiale sotto le scarpe della ragazza. Stando alle prime ricostruzioni, proprio da lì Madalina avrebbe deciso di lanciarsi nel vuoto. Un’ipotesi che non ha mai convinto, né i familiari né i consulenti da loro contattati. Per lanciarsi di sotto, Madalina avrebbe dovuto infatti scavalcare o saltare il muretto che divide la terrazza dal largo corridoio senza ringhiere che si sporge fino a raggiungere il livello dei balconi, quindi fare ancora almeno un passo e lanciarsi nel vuoto. Dinamiche tuttora adesso al vaglio dei tecnici, che dovranno verificarne la compatibilità con le lesioni riportate dalla ragazza dopo quel misterioso, fatale volo. A oltre due anni di distanza, rimangono tuttavia ancora oscuri i legami che univano Madalina – che abitava e frequentava tutt’altra zona della città – a quel palazzo, con cui non aveva nulla a che fare, ma dal quale avrebbe inspiegabilmente scelto di porre fine alla sua vita.
Allo steso modo, intatto rimane il mistero su come Madalina sia riuscita a entrare. Addosso non le sono state trovate chiavi del portone, mentre su quelle che permettono di accedere alla terrazza esistono verbali contrastanti che raccontano realtà diverse. Secondo alcune carte, quella chiave sarebbe stata trovata al sesto piano di via Buozzi, secondo altre invece, sarebbe stata ritrovata sotto il corpo di Madalina. Un dettaglio che cambia radicalmente il quadro ancora oscuro di questa vicenda, anche perché la 21enne non aveva alcun legame con quello stabile, dunque non si spiega come in quella sera di settembre sia riuscita a entrare al civico 5f.

Tutti elementi che sembrano essere confluiti nel fascicolo che il pm Teodoro Catananti conserva sulla sua scrivania e sembra essere solo nella sua “stretta disponibilità”.

 

Alessia Candito

a.candito@corrierecal.it

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