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Pagato per non perseguitare una ragazza, sequestrati i beni di un ergastolano

GENOVA La Dia di Genova ha eseguito in queste ore il sequestro preventivo di beni tra cui auto, moto, conti correnti e somme di denaro per un valore di oltre 300mila euro a danno di Pasquale Potort…

Pubblicato il: 19/01/2015 – 9:49
Pagato per non perseguitare una ragazza, sequestrati i beni di un ergastolano

GENOVA La Dia di Genova ha eseguito in queste ore il sequestro preventivo di beni tra cui auto, moto, conti correnti e somme di denaro per un valore di oltre 300mila euro a danno di Pasquale Potorti, 63 anni, originario di Casignana in provincia di Reggio Calabria, già condannato alla pena dell’ergastolo per concorso in omicidio, traffico di sostanze stupefacenti e altri reati. Il decreto di sequestro preventivo è stato emesso dalla Procura della Repubblica al termine di una serie di inchieste condotte dagli uomini della direzione investigativa Antimafia su usura ed estorsione che hanno visto finire nel mirino Potorti.
Dalle attività è emerso che lo stesso, nonostante si trovasse in regime di semilibertà, aveva organizzato un giro di usura che aveva visto vittime numerose persone, tra cui un imprenditore della provincia di Asti. Potorti salì alla ribalta delle cronache nell’ottobre 1977 per aver preso parte al commando che tentò di far evadere il bandito Cesare Chiti. Potorti, secondo quanto ricostruito, insieme a dei complici assaltò all’uscita del casello autostradale di Genova a colpi di mitra la colonna che stava trasferendo il detenuto dal carcere di Marassi. Nella sparatoria venne ferito il brigadiere dell’Arma dei Carabinieri Ruggiero Volpi, morto pochi giorni dopo.

 

LE ESTORSIONI PER NON IMPORTUNARE UNA RAGAZZA 

Potorti, in particolare, è accusato di aver estorto delle somme per non importunare una ragazza appena maggiorenne e extracomunitaria. A pagargli una somma mensile era un imprenditore edile innamorato della ragazza. Lo hanno scoperto gli investigatori della Dia genovese nel corso delle indagini in cui hanno accertato che il sessantatreenne, approfittando della condizione di semilibertà, esercitava l’usura e aveva fraudolentemente trasferito alcuni beni mobili a propri familiari, in particolare al figlio Marcello – residente a Mignanego – e alla sorella Maria Rosa, residente a Genova, per eludere l’applicazione di eventuali misure di prevenzione patrimoniale nei suoi confronti.
Il tasso di interesse normalmente praticato era fissato al 10% mensile del capitale prestato e a garanzia del debito Potorti era solito pretendere l’emissione di titoli bancari o altro. In un caso ha anche ricevuto dalla sua vittima preziose opere d’arte. Tra le sue vittime, anche un imprenditore della provincia di Asti; in questa caso l’eragstolano si fatto aiutare da Antonino Leotta, detto ”Nino”, 64enne, originario di Catania, pregiudicato per emissioni di assegni assegni a vuoto, lesioni, ingiurie, minacce bancarotta, occupazione di manodopera clandestina, e ora indagato per lo stesso reato. 

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