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Il patto per la Calabria

Disperazione e ansia: sono le due caratteristiche principali della Calabria del 2013-2014. Da qui la necessità di affermare da parte di Unindustria Calabria come ci sia «un disperato bisogno di cre…

Pubblicato il: 12/02/2015 – 15:59

Disperazione e ansia: sono le due caratteristiche principali della Calabria del 2013-2014. Da qui la necessità di affermare da parte di Unindustria Calabria come ci sia «un disperato bisogno di crescere». Non c’è stato nessun relatore che non abbia lanciato un forte appello alle istituzioni affinché si facciano carico delle esigenze di una Regione, la nostra, caratterizzata da un’inarrestabile erosione di posti di lavoro. La nuova organizzazione, che ha messo insieme le cinque associazioni degli industriali delle province calabresi – ed è presieduta da Natale Mazzuca, al vertice della Confindustria di Cosenza – ha chiesto, proprio attraverso la voce del suo leader, un “patto per la Calabria” per uscire dalla crisi che ormai dura da troppi anni e che ha fatto registrare una perdita di quasi centomila posti di lavoro.
Andrea Pisani Massamormile, presidente di Ubi-Banca Carime non è stato tenero col sistema imprenditoriale sostenendo come non si possa dar credito «a chi il credito non lo merita». Per questo, a suo parere, il sistema bancario ha enormi difficoltà a operare al Sud. Qui, ha detto, si è «senza banche perché si è dato credito senza criterio». Si può vedere uno spiraglio di luce, secondo Massamormile, se, tra l’altro, si riesce a fare una seria lotta alla criminalità e si porrà mano alla riforma della giustizia. Secondo Alessandro Laterza, vicepresidente di Confindustria, con delega al Mezzogiorno, la crisi morde di più al Sud perché qui «si è perso dal 2007, il 33% della capacità degli investimenti pubblici e privati, pari a 30 miliardi di euro». La ripresa è difficile, per l’economista Gianfranco Viesti, perché i tagli alla ricerca e all’innovazione metteranno il sistema produttivo meridionale nelle condizioni di non poter competere con il resto dell’Italia. Non più lusinghieri sono stati i giudizi di Giorgio Arfaras, coautore del rapporto sull’economia globale e di Raffaele Avantaggiato, direttore di Ubi Banca Carime, Antonella Mansi, vice di Squinzi, per l’organizzazione.
È toccato a Rosanna Nisticò, professore associato di Politica economica all’Università della Calabria, illustrare lo studio “Senza lavoro” di Unindustria Calabria, dal quale è emerso chiaramente come la ripresa della Calabria sia ancora lontana e che i posti di lavoro persi siano stati nel decennio scorso ben 93mila.
Solo nel 2013, secondo la ricerca, sono sfumati quasi 40mila occupati. Nel primo trimestre dell’anno scorso, il tasso di disoccupazione, in Italia era del 12%, mentre nel Mezzogiorno è stato del 20% e in Calabria del 25, una persona su quattro non ha trovato lavoro. Nel 2013, la Calabria, con sette milioni di Cig (Cassa integrazione) concesse, ha assorbito il 5% delle richieste dell’intero Mezzogiorno. I settori interessati sono state le costruzioni, poi il commercio, quindi i trasporti. L’intensità della caduta dei livelli occupazionali in Calabria è stata particolarmente rilevante per l’industria, sia nella componente manifatturiera che in quella delle costruzioni. In calo, finanche, la domanda estera dei prodotti calabresi. Insomma, tutto ciò ha portato il direttore di Unindustria Calabria, Sarino Branda, a trarre l’unica conclusione possibile: la ripresa, sic stanti bus rebus, è lontana. Insomma, occorrono interventi mirati di politica pubblica. E naturalmente chi poteva e doveva farsene carico? Il neopresidente della giunta regionale. Mario Oliverio. Rispondendo a Natale Mazzuca, ha dato segnali di apertura, rilevando, però, come ci sia bisogno di un «rapporto diverso tra mondo politico e mondo economico, recuperando un’etica alla funzione pubblica». Insomma è emersa la necessità della responsabilità di tutti, politica, imprese e cittadini. Tutti sono chiamati a un salto di qualità, come dire che non sono utili lezioni ex cathedra.
Ma torniamo a Oliverio. Il presidente ha considerato «un pugno nello stomaco la scritta sul muro di una galleria Oliverio nemico di Reggio», che ha imputato a un gruppo di personaggi che vorrebbero far ritornare la Calabria a 40 anni fa. Una vicenda che è legata alla volontà del neogovernatore di voler introdurre un ruolo unico dei dipendenti di Giunta e Consiglio, a cui si sono opposti «interessi poco chiari». Ma c’è di più, secondo Oliverio «ci sono nicchie nella burocrazia regionale che condizionano tutto, per questo bisogna spezzare questo modo di procedere». Ha voluto far capire chiaramente come non può Reggio accogliere un presidente eletto con una grossa maggioranza, con una scritta sui muri paragonabile a quanto accaduto all’epoca dei fatti di Reggio del ’70, quando un trattamento analogo, se non peggiore, fu riservato a Mancini e Misasi.
Tornando ai temi economici, Oliverio non si è sottratto alle domande, dirette e indirette, che gli sono state rivolte. Anzi. Ha risposto come può farlo chi sta prendendo contezza della “macchina” in questi giorni, affermando di voler essere giudicato sui fatti, anche da quelli compiuti fin dai primi giorni dall’insediamento. Ha recuperato, tra gli altri, progetti sponda per non far disperdere finanziamenti europei, ha sbloccato la nuova programmazione 2014-2020. Alla richiesta di un “patto per la Calabria” venuta da Mazzuca e dal convegno, Oliverio si è impegnato con il programma già predisposto per i prossimi mesi. A partire dalla task force per la programmazione dei Fondi Ue, con il coinvolgimento anche di Unindustria. In sostanza, il presidente della Regione si è impegnato ad assumere politiche mirate finalizzate a costruire un rapporto nuovo con il governo e con l’Europa. Ecco perché, a suo parere, la Regione deve cambiare passo. E questo è l’impegno che ha preso, non solo di fronte agli industriali, ma di fronte ai calabresi.

 

*Giornalista

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