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Un lavoro sinergico per riutilizzare il patrimonio dei boss

REGGIO CALABRIA Si è insediato nel tribunale di Reggio Calabria il tavolo tecnico istituzionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati. L’organismo è il frutto di un apposito protocollo …

Pubblicato il: 10/04/2015 – 17:10
Un lavoro sinergico per riutilizzare il patrimonio dei boss

REGGIO CALABRIA Si è insediato nel tribunale di Reggio Calabria il tavolo tecnico istituzionale per la gestione dei beni sequestrati e confiscati. L’organismo è il frutto di un apposito protocollo d’intesa siglato dallo stesso tribunale reggino, dal Comune dello Stretto, dall’Agenzia nazionale di beni confiscati e da Libera. Associazione nomi e numeri contro le mafie. Dopo Roma e Milano, Reggio Calabria è la terza città in ordine di tempo, a dotarsi di uno strumento finalizzato a rendere più rapida l’assegnazione di spazi e strutture sequestrate e confiscate alle mafie ai fini del loro riutilizzo istituzionale e sociale. L’intesa è stata siglata nella sala biblioteca del tribunale reggino nel corso di un incontro a cui hanno preso parte il presidente del Tribunale Luciano Gerardis, la responsabile dell’ufficio Misure di prevenzione del tribunale Ornella Pastore, il sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà, Riccardo Bognanni, dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati e i referenti territoriali di Libera Domenico Nasone e Francesco Spanò. Un fronte compatto, dunque, quello costituitosi attraverso un protocollo che ha come obiettivo quello di restituire il maltolto sottratto alla criminalità organizzata e renderlo immediatamente produttivo, migliorando e rendendo più fluido l’intero iter di richiesta, assegnazione e gestione dei beni confiscati. Un traguardo ambizioso per il quale è previsto che il Tribunale di Reggio Calabria, in collaborazione con gli enti e gli organismi sottoscrittori, promuova l’attivazione di un tavolo tecnico istituzionale che avrà sede all’interno dello stesso Tribunale.
“Si tratta solo di un primo importante nucleo operativo – ha tenuto a precisare Gerardis – che resta aperto al contributo di tutti i soggetti interessati, enti territoriali e associazioni, che intendano svolgere un ruolo attivo in questo contesto. Questo protocollo ci aiuterà per far fronte al problema principale, ovvero il lasso di tempo che intercorre tra il sequestro del bene e la sua effettiva utilizzazione. In linea più generale diamo un segnale fortissimo alla collettività, evidenziando la grande importanza che rivestono i patrimoni illecitamente accumulati dalla criminalità organizzata e il loro riutilizzo per fini sociali”. Fondamentale anche per Falcomatà l’aspetto culturale di questa iniziativa, “specie – ha aggiunto – in una città che esce dall’esperienza dello scioglimento dell’amministrazione comunale per mafia. Occorre lavorare per fare in modo che i beni siano disponibili già nella fase di sequestro. Oggi, infatti, i procedimenti giudiziari durano diversi anni e questo determina spesso un logoramento degli stessi immobili”. Il modello reggino farà da apripista per analoghi protocolli anche a Bari e Torino, ha spiegato Spanò secondi cui “i beni sequestrati non devono essere considerati un peso ma una risorsa. Per arrivare ad una ottimale gestione dei questi patrimoni, servono percorsi partecipati e il coinvolgimento dell’intera comunità”. Di forte segnale da parte dello Stato ha poi parlato Nasone, sottolineando la centralità del dato culturale “testimoniato dal sostegno a questo protocollo dato dai principali interlocutori istituzionali. La mafia restituisce il maltolto. E’ questo il primo messaggio che lanciamo. Accanto a ciò bisogna fare in modo che i beni vengano messi a disposizione delle fasce più deboli della popolazione. Se vogliamo davvero sconfiggere la ‘ndrangheta – ha poi rilanciato Nasone citando don Italo Calabrò – dobbiamo mettergli le mani nelle sue tasche”.

Luigi De Angelis

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