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Lamezia, in lista il candidato accusato di aver chiesto voti al clan

LAMEZIA TERME È candidato al consiglio comunale di Lamezia, ma in passato avrebbe chiesto voti al clan Giampà. Giuseppe Cerra detto Pino oggi ha trovato posto nella lista “Lamezia unita”, che sosti…

Pubblicato il: 12/05/2015 – 12:48
Lamezia, in lista il candidato accusato di aver chiesto voti al clan

LAMEZIA TERME È candidato al consiglio comunale di Lamezia, ma in passato avrebbe chiesto voti al clan Giampà. Giuseppe Cerra detto Pino oggi ha trovato posto nella lista “Lamezia unita”, che sostiene la corsa del candidato a sindaco Paolo Mascaro. Il presunto rapporto tra l’aspirante consigliere e uno dei clan di ‘ndrangheta più potenti dell’intera Calabria emerge dalle dichiarazioni del pentito che sta facendo tremare i palazzi del potere lametino e non solo, Giuseppe Giampà, reggente della cosca fino al 2012. 
Le dichiarazioni che tirano in ballo Cerra risalgono al 3 febbraio scorso. Il collaboratore di giustizia, collegato in videoconferenza da un luogo segreto, risponde alle domande del presidente del Tribunale di Lamezia, Carlo Fontanazza, e del pm Elio Romano. Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro va subito al punto cruciale, i rapporti tra il clan di Via del Progresso e la politica. «Sì, c’erano… purtroppo camminano a braccetto, diciamo ‘ndrangheta, mafia, come qualsivoglia organizzazione della politica. In una maniera o in un’altra, quando c’è il periodo delle elezioni è sempre la solita minestra, di ogni volta che ci sono le elezioni», spiega Giampà. Il pentito va oltre, aggiunge che i politici «facevano a gara», c’era «chi veniva a destra e a sinistra, per chiedere voti. Siccome, però, io ero un tipo che non è che tanto mi piaceva questo fatto politico, e quindi venivano venti persone a casa, chi voleva il voto a destra e chi a sinistra». 
L’elenco dei “richiedenti aiuto” elettorale, stando alle parole dell’ex boss, è piuttosto lungo. E i nomi “di peso” non mancano. Come quello del senatore di Ncd ed ex assessore regionale Piero Aiello, attualmente imputato per voto di scambio: «Vabbè, c’è stato un fatto più a livello regionale, c’era il fatto di Piero Aiello». Ma ci sono altri episodi, che riguardano direttamente la vita politica di Lamezia. «Erano discorsi, sì, più… come si dice, comunali. Roba, diciamo, che non mi interessava più di tanto». Giampà chiarisce meglio: «No, siccome vi spiego perché non mi interessa. Siccome è una cosa, diciamo, senza entrare nel particolare, che non… non mi convinceva. Diciamo, per non creare ulteriori danni alla comunità lametina, ho cercato sempre di svincolarmi».

 

I VOTI DEL CLAN
Andare dal boss per chiedere un appoggio elettorale era dunque quasi una prassi, una consuetudine piuttosto diffusa, almeno a dar per buone le dichiarazioni di Giampà: «Perché – ricorda il pentito – c’era (incomprensibile) e un amico di mio zio Vincenzo, e voleva aiutato»; «c’era Amatrova e voleva aiutato; c’era… ce ne erano altri, ora non me li ricordo». E poi c’era anche «Pino Cerra, un altro amico, e voleva aiutato».

 

GRANE PER MASCARO
Cerra, 43 anni, è oggi uno dei 24 rappresentanti di una delle 9 liste che compongono la coalizione di centrodestra per le comunali di Lamezia. Una presenza scomoda, alla luce delle rivelazioni di Giampà. Un’altra grana per Mascaro, che nei giorni scorsi ha dovuto incassare l’arresto di un altro suo candidato, Franco Fazio, che figura nella lista del Cdu. 
Per la Dda di Reggio, sarebbe un narcotrafficante capace di organizzare un traffico internazionale di stupefacenti tra gli Stati Uniti e l’’Italia. Fazio è finito in manette assieme ad altre 15 persone nell’ambito dell’inchiesta “Columbus”, coordinata dal procuratore aggiunto Nicola Gratteri. Secondo gli inquirenti, sarebbe l’uomo di fiducia del broker della droga Gregorio Gigliotti. Un mediatore esperto, Fazio, in grado di stringere accordi “commerciali” con le ‘ndrine più potenti: i Berlingieri di Catanzaro, i Violi di Sinopoli, i ras delle cosche di Vibo e Crotone. Sarebbe stato proprio lui a gestire le trattative più delicate con i narcos, direttamente alla “casa madre”, in Costa Rica. 
Mascaro, a poche ore dall’arresto, ha preso le distanze da Fazio, «da intendersi sin da subito fuori dallo schieramento che mi sostiene, e ciò a prescindere dalla sua auspicabile rinuncia o dalla sua esclusione» da parte del Cdu. Ma certo annoverare due candidati in presunti rapporti con il crimine organizzato non è un buon biglietto da visita per l’avvocato lametino, che ha fatto della legalità il vessillo di tutta la sua campagna elettorale. Dopo il caso Fazio, Mascaro adesso dovrà anche spiegare i motivi che hanno portato alla candidatura di un personaggio che – giura l’ex boss – avrebbe voluto accaparrarsi i voti dei Giampà. 

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it

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