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Il calabrese che combatte le alluvioni (all'estero)

LAMEZIA TERME Il nome di Enrico Natalizio forse a molti non dirà granché ma, di certo, non è passato inosservato al mondo accademico e al settore dell’ingegneria informatica. In Calabria ci è nato …

Pubblicato il: 15/05/2015 – 9:32
Il calabrese che combatte le alluvioni (all'estero)

LAMEZIA TERME Il nome di Enrico Natalizio forse a molti non dirà granché ma, di certo, non è passato inosservato al mondo accademico e al settore dell’ingegneria informatica. In Calabria ci è nato e si è formato, per poi spiccare letteralmente il volo verso la Picardia, in Francia. Qui, come raccontato dal giornale online “Che futuro!”, tenta di porre rimedio alla precarietà che stava per inghiottire tutti i suoi sogni professionali, ed è qui che la sua storia – fin da subito – diventa diversa da quella dell’esercito di giovani che, per quanto preparati, cercano ogni giorno di sbarcare il lunario.
La vittoria di una “call” di ricerca internazionale sulle reti di sensori mobili, nell’ambito di cui – in Francia – lavora gomito a gomito con ricercatori che provengono dagli Atenei di Reggio e Cosenza, è solo il trampolino di lancio: l’occasione arriva infatti con un progetto rivolto a ricercatori stranieri di alto profilo che si sono trasferiti da poco in Picardia. Enrico pensa subito al monitoraggio ambientale, ispirandosi a quanto stava accadendo in quel momento in un’Italia messa in ginocchio da una trafila di alluvioni.
La regione della Francia, a differenza dell’Italia, in quel periodo compiva importanti investimenti strutturali per la messa in sicurezza degli argini dei fiumi, ma utilizzando ancora elicotteri e le osservazioni sul posto. Enrico pensa a un’approccio “smart”, più rapido ed efficace e che sfrutti le possibilità offerte dalla tecnologia. Il suo obiettivo è creare un sistema di sensori ancorati ai fiumi che siano in grado di analizzare temperatura, velocità, umidità e altezza dei corsi d’acqua, da inoltrare poi a droni in grado di integrare le informazioni con riprese a scatti costanti, inviati poi a una centrale di controllo.
Un sistema che permette interventi rapidi e una raccolta di informazioni specifiche, ma per Enrico, giovane dalla forte propensione sociale, mancava qualcosa, cioè quel “fattore umano” che decide di introdurre incentivando la partecipazione attiva dei cittadini. Chi abita lungo il fiume, diventa quindi, nell’era di smartphone e tablet, la “vedetta” in grado di condividere informazioni con altri utenti per gestire situazioni di emergenza: «Se vediamo un tronco che blocca un corso d’acqua – ha raccontato Enrico – magari facciamo una foto e la carichiamo su Facebook ma, ha proseguito, perché non caricarla su un’app che permetta ai tecnici di intervenire e di rimuovere quel tronco prima che causi problemi? Noi – ha raccontato ancora Enrico che dirige tra gli altri anche un ricercatore serbo e una stagista del Benin – stiamo lavorando a questo: sensori e droni da un lato, e la partecipazione dei cittadini dall’altro agevolata da app specifiche e comunicazione social: aspetti che potrebbero permettere di gestire le situazioni di emergenza a un costo bassissimo, e in qualunque punto del mondo». Compresa quella Calabria flagellata dal maltenpo e dalle strade crollate, per Enrico e per gli altri componenti calabresi del suo team, non c’era spazio.

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