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"Cavallo di ritorno", gli inquirenti: le vittime non denunciano

REGGIO CALABRIA Non fanno parte di un potente clan di Reggio Calabria, né con le ‘ndrine allo stato sembra avesse a che fare la loro attività, eppure è in splendida solitudine e in un clima di gene…

Pubblicato il: 28/05/2015 – 12:34
"Cavallo di ritorno", gli inquirenti: le vittime non denunciano

REGGIO CALABRIA Non fanno parte di un potente clan di Reggio Calabria, né con le ‘ndrine allo stato sembra avesse a che fare la loro attività, eppure è in splendida solitudine e in un clima di generale omertà che inquirenti e investigatori hanno lavorato all’individuazione del gruppo criminale del quartiere Ciccarello di Reggio Calabria specializzato nel “cavallo di ritorno”, il furto di autovetture seguito dalla pretesa di una somma per la restituzione. È quanto emerge dall’indagine “Cavallo di ritorno”, che questa notte ha fatto finire in manette nove uomini, tutti appartenenti alla comunità rom stanziale nel quartiere di Ciccarello, perché ritenuti responsabili del furto di una ventina di autovetture, per la restituzione delle quali è stato imposto un pagamento a tutti i legittimi proprietari. Per questo dietro le sbarre sono finiti Cosimo Berlingeri, Domenico Berlingeri, Gianluca Berlingeri, Alessandro Bevilacqua, Andrea Bevilacqua, Massimo Bevilacqua, Patrizio Bevilacqua, Francesco Morelli e Vittorio Morelli, arrestati questa notte dagli uomini della squadra mobile al comando di Francesco Rattà.

«Le modalità – spiega in conferenza stampa il procuratore capo di Reggio Federico Cafiero de Raho – sono sempre le stesse: questi uomini, che si presentano come “gli zingari di Ciccarello”, sottraggono un’autovettura, quindi grazie ai documenti del veicolo risalgono all’identità del proprietario, lo contattano usando sempre le stesse due cabine telefoniche, chiedendo denaro in cambio della restituzione dell’auto». Ormai prassi consolidata erano anche le fasi successive. Nel corso della conversazione – durante la quale veniva dato a intendere che la macchina fosse stata sottratta da altri, ma dietro pagamento sarebbe stato possibile recuperarla – il “telefonista” di turno dava appuntamento alla vittima proprio a Ciccarello per la consegna del denaro e la restituzione dell’auto. Un «meccanismo collaudato» per investigatori e inquirenti, reso possibile anche dalla presenza di diversi soggetti, perfettamente a conoscenza dell’attività criminale, che aspettavano la vittima nel luogo indicato, facendo da «centro di raccordo con un apparato di persone funzionante per la realizzazione delle finalità estorsive».
Tutte persone individuate sia con operazioni di intercettazione delle conversazioni telefoniche e di videosorveglianza, sia grazie al riconoscimento vocale effettuato dagli operatori di polizia, dopo oltre due anni di indagini, in grado di specificare ruoli e compiti di ognuno dei soggetti monitorati. Di certo, non hanno potuto contare sulla testimonianza delle vittime di furti ed estorsioni, trinceratisi quasi tutti dietro un muro di omertà. «Solo in un caso le vittime hanno denunciato», dice il procuratore Cafiero De Raho, mentre tocca all’aggiunto Gaetano Paci spiegare che tutti – «in parte anche a malincuore» sottolinea – sono oggi indagati per favoreggiamento personale perché «anche di fronte alle conversazioni intercettate hanno continuato a negare di essere stati vittima di estorsione». Un fenomeno, spiega il procuratore aggiunto, molto più diffuso di quanto non emerga dall’ordinanza perché non in tutti i casi è stato possibile individuare i responsabili delle estorsioni, così come non sempre è stato possibile individuare i soggetti coinvolti. «Speriamo che i cittadini, anche sulla base di questa operazione, siano spinti a denunciare. Come Procura – afferma infatti Paci – siamo certi che esistano altri gruppi criminali, contigui a quello fermato stanotte, dediti alla medesima attività». Per questo le indagini continuano, come si prosegue su un’altra pista: il rapporto di queste organizzazioni con la criminalità organizzata. «Gli esiti di questa operazione – aggiunge Paci – riguardano un fenomeno non nuovo a Reggio Calabria. Negli anni Novanta, l’operazione “Mare Monti” aveva individuato un’organizzazione, sempre nel quartiere Ciccarello, che si occupava del furto e della ricettazione delle auto, gestito dalla comunità rom che li risiede. Altre operazioni hanno restituito il medesimo dato, facendo emergere che ci sono dei punti di tangenza tra esponenti che operano in questa organizzazione e uomini della famiglia Libri, ma si dovrà approfondire. Di certo però la ‘ndrangheta sembra concedere spazi a questa attività». Un’attività che però «lascia un po’ di amaro in bocca» secondo il commissario capo Francesco Giordano sia per l’atteggiamento omertoso delle vittime, sia perché il gip non ha ritenuto ci fossero elementi sufficienti per contestare agli indagati l’appartenenza a un’unica organizzazione criminale che ha fatto del metodo del cavallo di ritorno il proprio marchio. E proprio su questo – lascia intendere – si concentrerà la successiva fase di indagine.

 

a.c.

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