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Il grande bluff sulla rete ospedaliera

Quasi un anno fa gridavo al bluff, su questo stesso sito. Lo facevo all’indomani del sì della Conferenza Stato-Regioni, cui – nonostante – ha fatto inconcepibilmente seguito il mantenimento provved…

Pubblicato il: 08/06/2015 – 8:24
Il grande bluff sulla rete ospedaliera

Quasi un anno fa gridavo al bluff, su questo stesso sito. Lo facevo all’indomani del sì della Conferenza Stato-Regioni, cui – nonostante – ha fatto inconcepibilmente seguito il mantenimento provvedimento commissariale di riorganizzazione della rete calabrese. Lo facevo contro il quasi imbroglio mediatico perpetrato con il suddetto decreto del commissario ad acta che rappresentava una grande presa in giro per i calabresi assetati di assistenza e per le Asp/Ao che avrebbero dovuto adeguarsi. È triste dirlo. Ma avevo ragione, dal momento che una tale riorganizzazione è tutta da rifare, alla luce della pubblicazione in G.U. (n. 127 del 4 giugno 2015) del nuovo regolamento sulla “Definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera”.

L’evento ha registrato un ritardo colpevole a causa dei soliti pareri e “parerini” (ivi compreso quello della corte dei conti) ma anche delle resistenze politiche e lobbistiche. Alla fine però il parto c’è stato.

Due le riflessioni al riguardo.

La prima riguarda l’impatto che avrà sul sistema sanitario e sulla sua sostenibilità.

La seconda afferisce all’effetto sulla sanità “malata” (con la Calabria capofila), intendendo per tale quella in piano di rientro che, è bene ricordarlo, affligge oltre 30 milioni di abitanti. 

Quanto all’impatto sulla organizzazione reale della salute, in linea di massima, sarà positivo, salvo qualche necessario aggiustamento in corso d’opera. Le nuove regole contribuiranno di certo a rendere più attenta ai bisogni localistici la “collaborazione ” ospedaliera con il territorio.

In relazione al secondo punto, un rilievo. Il solito vizio di adottare provvedimenti commissariali non condivisi ha colpito ancora. Sono state tante le contestazioni al seguito e i mugugni popolari, alcuni dei quali condivisibili, specie quelli manifestati da chi ha subito ingiustificate spoliazioni. La mania di costruire cose nuove prescindendo da ciò che si ha, soprattutto allo scopo di acquisirne paternità – spesso indebite – da spendere elettoralmente, ha fatto tanto male alla sanità calabrese. Ospedali, “piccoli e neri”, progettati ed eseguiti a pochi chilometri l’uno dagli altri hanno determinato non solo un enorme spreco di danaro pubblico ma anche un modo stolto di costruire la sanità. Da queste parti rimasta allo stato esclusivamente teorico! In quanto tale incentivante della mobilità passiva, fosse anche per interventi di routine ed elementari.

L’applicazione del regolamento dovrà essere l’occasione per fare (finalmente) bene. Per rivedere tutto ciò che non va e per costruire una sanità rispettosa dei bisogni di salute collettivi e delle tante professionalità che ci sono e che sono state routinariamente umiliate da una politica culturalmente violenta e incapace. Per farlo bene occorrerà mettere da parte gli “illuminati” pareri dell’Agenas che hanno incentivato errori su errori di programmazione, fondati sulla assoluta ignoranza del territorio e del suo fabbisogno epidemiologico. Una inadeguatezza provata dall’avere suggerito la riprogrammazione della rete ospedaliera a bocce in movimento, dettate da un Regolamento degli standard relativi, licenziati il 4 agosto 2014 dalla Conferenza. Una vergogna procedurale!

Quando si dice che la Calabria è terreno di conquista per chiunque, si ha ragione. 

Dunque, con una regolamentazione nuova e una altrettanto rinnovata rilevazione di ciò che serve si potrà costruire tanto e bene, ma soprattutto evitare le tante scelleratezze che hanno caratterizzato da sempre la sanità calabrese. Quella sanità che ha fatto tanti morti e che ha ostacolato l’esigibilità dei diritti costituzionali. Il tutto potrà avvenire incentivando la collaborazione delle tante risorse disponibili sul territorio, a cominciare dagli innumerevoli operatori sanitari che sanno bene la loro e i fabbisogni di salute da soddisfare. Di conseguenza, si potrà sapere più consapevolmente cosa chiudere, cosa aprire, cosa costruire e non. Principalmente, fare ciò che serve a rendere la sanità nostrana uguale a quella che è ordinariamente garantita ovunque.

*Docente Unical

 

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