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RIMBORSOPOLI | Il Tribunale della libertà discute il ricorso di Fedele

REGGIO CALABRIA Puntuale, preciso, quasi puntiglioso, il procuratore aggiunto Gaetano Paci crede nell’inchiesta Rimborsopoli ed è lui in persona a difendere le misure che il suo Ufficio ha chiesto …

Pubblicato il: 15/07/2015 – 13:55

REGGIO CALABRIA Puntuale, preciso, quasi puntiglioso, il procuratore aggiunto Gaetano Paci crede nell’inchiesta Rimborsopoli ed è lui in persona a difendere le misure che il suo Ufficio ha chiesto e ottenuto dal gip Olga Tarzia, ma adesso vengono messe in discussione di fronte al Tribunale delle Libertà. Per ore, questa mattina, Paci ha dibattuto con i legali dell’ex assessore regionale ai Trasporti Luigi Fedele, che in sede di riesame hanno contestato la misura degli arresti domiciliari disposta per il politico nell’ambito del procedimento Rimborsopoli.

Come già in sede di interrogatorio di garanzia, i legali – il penalista Francesco Albanese e l’amministrativista Saraldo Infantino – hanno insistito sulla natura istituzionale delle spese sostenute da Fedele, ma soprattutto hanno prodotto diverse sentenze della Corte di Cassazione, secondo cui è l’organismo regionale preposto alla vigilanza sulle spese rendicontate a dover rispondere di eventuali storture.

Una linea difensiva che potrebbe chiamare in causa un altro membro della famiglia Fedele, se è vero che a dare luce verde per il rimborso delle spese rendicontate dall’ex assessore e capogruppo – incluse quelle sostenute nel ristorante del figlio – era il fratello del politico, il dirigente dell’Ufficio di presidenza, l’avvocato Giovanni Fedele. Quello che sarebbe un clamoroso caso di conflitto di interesse familiare, ai legali potrebbe servire per alleggerire la posizione dell’ex assessore e capogruppo Pdl, cui la Procura contesta quasi 400mila euro di spese incongruenti, che includono non solo cene e pranzi organizzati presso il ristorante del figlio, ma anche una serie di viaggi all’estero – da New York a Londra, da Vienna a Venezia, da Montecarlo a Berlino – pagati dal gruppo consiliare anche ad Antonia Pinneri, definita dal politico «collaboratrice storica del gruppo», nonostante un’informativa riservata – per ragioni di privacy inaccessibile anche agli altri indagati – dimostri la diversa natura del rapporto dei due con conversazioni «inequivocabili». Accuse che i legali hanno tentato di smontare nel merito, pur privilegiando una difesa “tecnica”, tesa a dimostrare la non attualità delle esigenze cautelari al fine di chiedere la revoca della misura cautelare. Fondate o meno che siano le accuse a carico dell’ex assessore, per i legali si tratta di fatti vecchi, che il politico non avrebbe possibilità di reiterare anche perché decaduto dalla carica istituzionale che allora ricopriva, tanto meno sarebbe nelle condizioni di alterare le prove a suo carico. Argomentazioni contestate dal procuratore Paci, ma sulle quali sarà il Tribunale delle libertà presieduto dal giudice Leonardo a dire l’ultima parola.

 

a. c.

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