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Caso Scajola, chi spiava il colonnello Pace?

Chi, e per conto di chi, spiava il colonnello Omar Pace, ufficiale della Guardia di finanza distaccato alla Direzione investigativa antimafia, morto suicida il 14 aprile scorso, alla vigilia della …

Pubblicato il: 19/05/2016 – 12:57
Caso Scajola, chi spiava il colonnello Pace?

Chi, e per conto di chi, spiava il colonnello Omar Pace, ufficiale della Guardia di finanza distaccato alla Direzione investigativa antimafia, morto suicida il 14 aprile scorso, alla vigilia della sua convocazione, in qualità di testimone, nel processo in corso a Reggio Calabria contro l’ex ministro degli Interni Claudio Scajola? Il fatto che qualcuno lo pedinasse da giorni ormai è un dato accertato. Lo ebbe a segnalare a colleghi e magistrati inquirenti lo stesso colonnello Pace che, in particolare, ha riferito di un pedinamento mentre si recava all’ateneo di San Marino dove era docente a contratto.
In più, sui tavoli di diverse redazioni nei giorni scorsi è finita una lettera anonima scritta da chi sicuramente aveva condiviso con il colonnello Pace alcune delle più delicate inchieste. Nell’anonimo si fa esplicito riferimento alle indagini che portarono all’arresto dell’ex ministro Scajola e che inguaiano l’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, che continua a vivere indisturbato la sua dorata latitanza negli Emirati Arabi, grazie ai ritardi che sta incontrando la pratica avviata dal ministro della Giustizia, Orlando, perché venga concessa l’estradizione. Si tratta di un nuovo protocollo d’intesa tra Italia e Emirati arabi che, includendo tra i reati anche l’associazione mafiosa, consentirebbe un riesame della richiesta di estradizione in precedenza respinta dalla Corte suprema di Dubai. Più volte inserita nell’ordine del giorno, la pratica non è stata ancora esaminata dal Consiglio dei ministri.
Tornando all’anonimo inviato ai giornali, va aggiunto che in esso vengono fatti i nomi di due diretti superiori del colonnello Pace che ne avrebbero ostacolato l’attività investigativa. In più, avrebbero tentato di far ricadere sull’ufficiale la responsabilità della pubblicazione su Il fatto quotidiano di alcune imbarazzanti intercettazioni telefoniche attorno alla Lega e in particolare attorno allo staff di un altro ex ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, oggi governatore della Lombardia. Quelle trascrizioni, dopo che per mesi sono rimaste a prendere polvere, vennero trasmesse dalla Direzione distrettuale di Reggio Calabria a quella di Milano. Nel viaggio, però, qualcuno ne avrebbe estratto copia consegnandola al giornalista Marco Lillo che ne pubblicò ampi stralci.
Nel libro “Il potere dei segreti”, scritto da Lillo, trova spazio non solo la meticolosa ricostruzione dei giochi di potere che, complici anche le attività di dossieraggio messe in atto per condizionare le scelte di Maroni e le iniziative dell’europarlamentare Albertini e del sindaco di Verona Tosi, non gradite a Silvio Berlusconi. C’è anche la ricostruzione del blitz che gli uomini della Dia fecero per recuperare quelle devastanti intercettazioni telefoniche. Marco Lillo, ancora oggi accusato di ricettazione e violazione del segreto istruttorio con l’aggravante dell’articolo 7, venne bloccato mentre portava la figlia a scuola, poi scortato a casa e in redazione e perquisito, fin quando non consegnò i brogliacci richiesti. Lillo ha sempre giurato di aver ricevuto per posta le trascrizioni e di essersi limitato ad accertarne l’autenticità. Invece, all’interno della Dia c’era chi continuava a imputare al colonnello Omar Pace tale fuga di notizie. Una ragione in più, secondo la “gola profonda” che ha inviato ai giornali l’esposto anonimo, per giustificare l’allontanamento dell’ufficiale dall’inchiesta. Nell’anonimo si evidenzia anche, e questo dimostra la vicinanza dell’estensore con l’ufficiale suicidatosi nella sua stanza all’interno della direzione romana della Dia, l’inesistenza di alcuna ragione “personale” che inducesse al suicidio il colonnello Pace. Lo si sottolinea ricordando che appena il giorno prima l’ufficiale aveva acquistato un vestito nuovo da indossare per la prima comunione della figlia prevista due settimane più tardi. Inoltre, aveva appena prenotato una crociera per il settembre prossimo come regalo a sua moglie. Tutte cose che effettivamente mal si conciliano con la scelta per ragioni “personali” di togliersi la vita. Sul web, inoltre, compaiono molte testimonianze di colleghi e investigatori che hanno lavorato con Omar Pace imparando a stimarlo fortemente. «Era il migliore, il più sensibile – recita una di queste –. Chiunque ipotizzi fragilità, lutti vicini e lontani, celati accertamenti sanitari o altro, non perda tempo, vada nei Tribunali, negli archivi di polizia, nelle memorie dei computer, troverà centinaia di atti investigativi a firma di Omar Pace e poi, guardandoli negli occhi, vada a chiedere a quanti hanno avuto l’onore di operare al suo fianco, a quelli che hanno assistito alle sue conferenze, alle sue lezioni nelle scuole di polizia, nelle università, a chiunque lo abbia conosciuto».

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it

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