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Una vendetta familiare dietro la scomparsa di Chindamo?

VIBO VALENTIA Proseguono le perquisizioni e gli accertamenti disposti dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa il 5 maggio scorso, nel territorio d…

Pubblicato il: 26/05/2016 – 13:26
Una vendetta familiare dietro la scomparsa di Chindamo?

VIBO VALENTIA Proseguono le perquisizioni e gli accertamenti disposti dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia nell’ambito dell’inchiesta sulla scomparsa il 5 maggio scorso, nel territorio di Nicotera, dell’imprenditrice agricola Maria Chindamo, di 44 anni. I controlli, scattati nella prima mattinata di ieri, vengono effettuati dai carabinieri in abitazioni ed aziende agricole in una vasta area del Vibonese e nella zona di Laureana di Borrello, il centro del Reggino in cui Maria Chindamo risiedeva con i tre figli. Un particolare che viene tenuto in considerazione da investigatori e inquirenti è che la scomparsa di Maria Chindamo è avvenuta nel giorno in cui ricorreva il primo anniversario del suicidio del marito dell’imprenditrice. Suicidio che potrebbe essere collegato in qualche modo, secondo un’ipotesi investigativa, al sequestro ed al possibile assassinio dell’imprenditrice.
La Procura, comunque, secondo quanto è stato già specificato ieri, procede per i reati di sequestro di persona ed omicidio, non lasciando dunque alcuna speranza che l’imprenditrice sia ancora viva e sul presupposto che il rapimento della donna, prelevata mentre era alla guida della sua automobile – sulla quale, tra l’altro, sono state rilevate tracce di sangue – sia stato eseguito esclusivamente allo scopo di ucciderla. Perché poi qualcuno abbia voluto assassinare Maria Chindamo resta un mistero che nessuno tra investigatori ed inquirenti, trincerandosi rigidamente dietro il segreto istruttorio, è disponibile al momento a svelare, limitandosi a commentare, in modo generico, che «si tratta di una vicenda dai contorni molto brutti». Negli stessi ambienti della Procura di Vibo Valentia si chiede di poter proseguire le indagini «senza assilli o pressioni di sorta», sottolineando la difficoltà del contesto investigativo in cui si sta operando ed aggiungendo che «sarà tutt’altro che agevole venirne a capo».

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