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«Una congiura per mettere le mani sui fondi agricoltura»

VIBO VALENTIA Una «congiura di palazzo» per mettere le mani sui fondi europei destinati all’agricoltura. Una trama segreta ordita dal Pd con l’aiuto trasversale di esponenti di Forza Italia. Un acc…

Pubblicato il: 27/10/2016 – 17:14
«Una congiura per mettere le mani sui fondi agricoltura»

VIBO VALENTIA Una «congiura di palazzo» per mettere le mani sui fondi europei destinati all’agricoltura. Una trama segreta ordita dal Pd con l’aiuto trasversale di esponenti di Forza Italia. Un accordo sottobanco tra la Regione di Mario Oliverio, il suo delegato al settore Mauro D’Acri e i vincitori del bando, “sponsorizzati” dal deputato dem Brunello Censore e dal consigliere regionale Michele Mirabello. Sono dirette le accuse mosse dal presidente del Cogal Monteporo-Serre Vibonesi Paolo Pileggi all’indirizzo della Regione. L’esito della gara per l’assegnazione di 66 milioni di euro del Psr 2014/2020, finalizzata al sostegno delle zone rurali «con il contributo delle forze locali», sarebbe insomma il frutto «di un disegno preordinato» e «destinato al successo». Proprio ieri il dg reggente del dipartimento regionale Agricoltura, Carmelo Salvino, ha approvato i 13 progetti che si divideranno la torta. Tra questi spicca proprio il nuovo Gal “Terre Vibonesi”, tenuto a battesimo lo scorso 28 luglio a Sant’Onofrio dal consigliere regionale Mauro D’Acri «coadiuvato da Michele Mirabello e con la benedizione di Brunello Censore».
Il Cogal – alla fine escluso dalla parte più consistente dei finanziamenti destinati alla cosiddetta “area eleggibile 9”, proprio a vantaggio di Terre Vibonesi – ha più volte denunciato «l’assenza di una proposta» del Gal appena costituito e «la campagna di millantato credito circa l’accordo con l’amministrazione regionale».

ACCESSO AGLI ATTI Pileggi, intanto, tramite l’avvocato Pino Pitaro, ha già presentato un’istanza di accesso agli atti al dipartimento Agricoltura nel tentativo di tutelare «le ragioni e gli interessi e i diritti del Cogal in ogni opportuna sede giudiziaria». Il presidente del Monteporo-Serre Vibonesi chiede, tra le altre cose, le copie dei verbali redatti dalla commissione di valutazione e della proposta progettuale presentata dal Gal Terre Vibonesi.
«Se l’amministrazione regionale ha esercitato eventuali illegittime pressioni per favorire il “il partenariato Terre Vibonesi” – spiega Pileggi – lo riscontreremo a seguito di quanto accerteremo con l’accesso agli atti. Di certo, il Cogal non mollerà di un millimetro per affermare trasparenza, concorrenza e corretto utilizzo dei fondi comunitari destinati alla programmazione 2014-20».
Il presidente di Monteporo-Serre Vibonesi, tra l’altro, ritiene possibile un eventuale ricorso al Tar, «in quanto emerge chiaro che il partenariato “Terre Vibonesi” si è costituito senza osservare presupposti essenziali, quali che ogni comune può partecipare a un solo partenariato o Gal, e che eventuali recessi (effettivamente avvenuti) da un partenariato debbano essere comunicati al partenariato di prima appartenenza, in ossequio alle norme che vietano a un partenariato di trasformarsi in “partecipata pubblico privato” in quanto avrebbe lo stesso scopo sociale».
Per non parlare della componente privata: «La stragrande maggioranza delle categorie economiche presenti sul territorio del Vibonese sono nel partenariato o soci del Cogal che riveste il ruolo di capofila».
La Regione, secondo Pileggi, «si è assunta una grave responsabilità riguardo la destinazione e l’uso dei fondi comunitari che non possono essere ritenuti proprietà di una corrente politica». Per la prossima settimana è inoltre prevista una conferenza stampa dello stesso Pileggi per illustrare compiutamente la presunta «congiura».
Il dipartimento Agricoltura, intanto, ha 10 giorni di tempo per fornire gli atti richiesti. «La nostra azione politica – osserva infine il presidente del Cogal – è finalizzata a investire le magistrature competenti anche europee qualora dalla documentazione che abbiamo chiesto di acquisire con l’accesso agli atti dovesse confermare considerazioni esposte».

p. bel.

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