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Il comandante "abusivo" e il silenzio di Falcomatà

REGGIO CALABRIA Può un dirigente arrivare al vertice dell’ufficio che lo ha fatto finire a processo? A Reggio Calabria, assolutamente sì. È il caso di Carmelo Pasquale Nucera, attualmente dirigente…

Pubblicato il: 15/12/2016 – 20:16
Il comandante "abusivo" e il silenzio di Falcomatà

REGGIO CALABRIA Può un dirigente arrivare al vertice dell’ufficio che lo ha fatto finire a processo? A Reggio Calabria, assolutamente sì. È il caso di Carmelo Pasquale Nucera, attualmente dirigente della polizia municipale e al contempo rinviato a giudizio di fronte al Tribunale di Reggio Calabria proprio sulla base delle indagini della municipale stessa.

IL DIRIGENTE INDAGATO Alla base del procedimento, l’illecita – a detta del gip – resilienza del dirigente a mettere a disposizione della municipale le squadre del suo settore dell’epoca per le verifiche su un edificio che la municipale ha più volte segnalato come potenzialmente pericoloso. Circostanze che per la procura prima e per il gip dopo integrano un reato – omissione di atti di ufficio – e meritano di passare all’attenzione di un giudice di merito.

COMANDANTE ILLEGITTIMO? Una grana non da poco per il dirigente Nucera, ma che per il sindaco Giuseppe Falcomatà nulla rileva. Per questo, nel giugno scorso ha trasferito il superburocrate dal Patrimonio pubblico alla Polizia municipale. Una nomina non solo poco opportuna, ma anche non esattamente in regola.

LE INDICAZIONI DEL CONSIGLIO DI STATO O almeno, questo afferma il Consiglio di Stato, in una serie di pronunce secondo cui il ruolo del Comandante della polizia municipale «non può essere assegnato ad altri che a personale in uniforme», ma soprattutto «non è affidabile ad un dirigente amministrativo che non abbia lo status di appartenente al corpo». Perché? In primo luogo, per scongiurare «l’evidente pericolo che il ruolo di controllore e controllato finiscano per sommarsi in un’unica figura», secondo – e strettamente correlato – perché la municipale svolge da tempo anche funzioni di polizia giudiziaria per conto della Procura e un amministrativo non sarebbe neanche autorizzato a visionare le deleghe d’indagine che arrivano dal sesto piano del Cedir.

I PALETTI DEL SEGRETARIO Al riguardo, nel novembre scorso, è stata interpellata anche la segretaria generale del Comune, Giovanna Acquaviva, che sulle competenze di Nucera si è espressa in maniera molto chiara, sottolineando che «non riveste funzioni di polizia locale, ma di direzione del settore Polizia municipale nella gestione amministrativa, finanziaria e tecnica, mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione risorse umane, strumentali e di controllo».

CONFINI LABILI Limitazioni rimaste pura teoria, se è vero che tutti gli atti, inclusi quelli giudiziari, che arrivano al comando – denunciano agenti e ufficiali -vengono visionati, analizzati e poi assegnati. In più, il “comandante” Nucera avrebbe preteso che una serie di fascicoli su indagini in corso fossero messi alla sua attenzioni per non meglio specificate verifiche. Circostanze già messe all’attenzione della procura tramite un esposto, al pari delle vessazioni ed angherie che – a detta del personale – hanno segnato fin dal principio l’era Nucera.

CLIMA DI TERRORE AL COMANDO «Da quando è arrivato sono stati avviati oltre 150 procedimenti disciplinari» denunciano i sindacati, che inutilmente hanno cercato di richiamare l’attenzione di sindaco e Giunta sulla questione. Il dirigente – hanno detto a chiare lettere – «mostra un assurdo e incomprensibile atteggiamento persecutorio» nei confronti del personale. Fandonie? In molti casi, saranno i giudici della sezione Lavoro del Tribunale a decidere. Negli ultimi mesi, sulle loro scrivanie sono arrivate innumerevoli denunce e ricorsi.

UFFICIALI NEL MIRINO «Il dirigente ha un atteggiamento ostile e vessatorio nei confronti di tutti», dice una lavoratrice che preferisce rimanere anonima, ma ad essere bersagliati sarebbero soprattutto «molti degli ufficiali che hanno lavorato all’indagine su di lui, negli ultimi mesi oggetto di segnalazioni, provvedimenti disciplinari e persino licenziati».

LICENZIAMENTO KAFKIANO Tanto clamoroso da far scattare un sit in spontaneo è stato il licenziamento di un’ufficiale, responsabile solo di aver dato la propria disponibilità per un cambio turno, regolarmente coperto. Peccato che qualche tempo dopo – hanno spiegato anche pubblicamente i sindacati – si sia ritrovata sotto procedimento disciplinare perché considerata assente, a causa del mancato aggiornamento del brogliaccio che attesta le presenze in servizio. Una situazione kafkiana che neanche la commissione disciplinare – formata dai dirigenti dello stesso Comune – ha sbrogliato, dando via libera al licenziamento della dipendente.

INSPIEGABILI ANGHERIE Un caso che ha fatto rumore, ma che si inscrive – dicono agenti e ufficiali – in un rosario quotidiano di vessazioni. Sedute di chemioterapia che diventano assenze ingiustificate perché l’ospedale non indica l’orario del trattamento, padri a cui è stato negato il congedo parentale, lavoratori cui è stato impedito di partecipare alle assemblee sindacali o costretti allo straordinario da un giorno all’altro, questi non sono che alcuni degli episodi che agenti e ufficiali hanno pubblicamente raccontato nel corso delle proteste degli ultimi mesi.

IL SILENZIO DEL SINDACO Da circa un mese, la polizia municipale di Reggio Calabria è in stato di agitazione e neanche il tavolo tecnico convocato in prefettura è riuscito a disinnescare lo scontro. «La nostra richiesta rimane la rimozione di Nucera. La sua nomina è illegittima», tuonano dal Sul. Ma da palazzo San Giorgio tutto tace. Alle richieste dei lavoratori, il sindaco Falcomatà non ha mai risposto.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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