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Inerzia e liti sulla bonifica. E i veleni restano a Crotone

LAMEZIA TERME A Mario Oliverio non piace ciò che non può controllare. Lo prova il numero delle deleghe che ha trattenuto per sé nel quadro della giunta regionale. Lo dimostrano gli scontri (quasi) …

Pubblicato il: 14/03/2017 – 13:03
Inerzia e liti sulla bonifica. E i veleni restano a Crotone

LAMEZIA TERME A Mario Oliverio non piace ciò che non può controllare. Lo prova il numero delle deleghe che ha trattenuto per sé nel quadro della giunta regionale. Lo dimostrano gli scontri (quasi) quotidiani con chi – il commissario Massimo Scura e il vice Andrea Urbani – gestisce la sanità calabrese. Arriva da un’altra era, il governatore. Ai tecnici antepone la politica. Il “suo” governo, invece, lo costringe a confrontarsi con esperti dei quali farebbe volentieri a meno. Proprio su alcune delle questioni più importanti per il futuro della regione. La salute, certo. Ma anche l’ambiente (e non è che le cose siano scollegate, in fondo). La mega bonifica progettata tra Crotone, Cassano e Cerchiara, dove lo sviluppo industriale svanito ha lasciato sul terreno una montagna di veleni, è stata affidata dal Consiglio dei ministri (all’epoca guidato da Matteo Renzi) a Elisabetta Belli. Bene, l’8 febbraio scorso, quando è stato sentito dalla commissione parlamentare d’inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti, Oliverio ha avuto parole al veleno per il commissario. Oggi, attraverso l’audio integrale di quella audizione, è possibile ricostruire le accuse del presidente della giunta regionale. E tracciare un quadro che delinea una pericolosa situazione di impasse su una questione di fondamentale importanza per il futuro del Crotonese.

LO STATO DELL’ARTE Syndial – questo è lo stato dell’arte – ha concluso le attività di decommissioning («si tratta delle attività di decontaminazione, smantellamento delle installazioni e di ripristino del sito con lo scopo finale di giungere alla completa demolizione di un impianto industriale, alla rimozione di ogni vincolo dovuto alla presenza di materiali inquinanti e alla restituzione del sito in condizioni di sicurezza», spiega Oliverio ai commissari). Detto questo, il futuro è un punto interrogativo. Perché tra regione e commissario le cose non vanno per niente bene. In premessa, il governatore ricorda che la Regione ha scelto l’approccio discariche zero (nessuna nuova concessione, anche se le associazioni ambientaliste avrebbero parecchio da ridire sulle vecchie, vedi l’impianto di Celico).

BELLI E LE PSEUDO-ASSOCIAZIONI Poi arriva al nodo dei problemi “politici”: «Il ruolo del commissario dovrebbe, dico dovrebbe, essere quello di facilitare il percorso con un atteggiamento super partes improntato alla risoluzione dei problemi e al superamento degli ostacoli. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, registriamo un comportamento che, forse per la non conoscenza del territorio, sta creando una forte confusione che viene quotidianamente strumentalizzata. Mentre si avvia una discussione vera che richiede un serrato confronto sulle tecniche e le metodologie di bonifica, si tengono nel territorio incontri, per esempio, con pseudo-associazioni che nascono alla giornata, che nulla hanno a che vedere con i tavoli tecnici e istituzionali». Belli, secondo Oliverio, scavalca gli interlocutori istituzionali e «avvia incontri con forze sociali e associazioni non riconosciute, favorendo con tale atteggiamento l’inserimento anche di forze che puntano all’isolamento delle istituzioni». È un’accusa pesante. Che porta anche all’altro nodo, che è tecnico: Syndial ha proposto in progetto di messa in sicurezza in situ, al quale – stando a Oliverio – il commissario preferirebbe un intervento che comporti il conferimento del materiale da bonificare in discariche esterne. 
Un progetto esiste, spiega il governatore, che attacca Belli su quanto risposto a una domanda di Alessandro Bratti, presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti: «”Non vi è stato presentato nessun progetto?”, ha chiesto Bratti. “Assolutamente no”, è stata la risposta». Per Oliverio si tratta di una rappresentazione distorta della realtà. Il commissario non starebbe lavorando per arrivare a una rapida soluzione dei problemi («questo ruolo lo sta svolgendo in solitudine la Regione»). 
È l’occasione per una nuova invettiva contro i commissariamenti: «In Calabria hanno creato spesso problemi e non aiutato a risolverli e spesso hanno registrato fallimenti clamorosi: sulla bonifica non deve accadere altrettanto».

I DUBBI DI PUPPATO: «CHI RALLENTA I LAVORI?» Laura Puppato, parlamentare del Pd, devia per un attimo dal percorso dell’audizione. Chiede a Oliverio una relazione sulla depurazione, perché «abbiamo visto che la Calabria è una delle Regioni, anzi vorrei dire la Regione con la peggiore situazione dal punto di vista della depurazione». Poi torna nel seminato e ricorda che il commissario Belli ha evidenziato «che tutti vogliono far partire i lavori ma manca la valutazione di impatto ambientale, che è una competenza, se non vado errata questo si diceva a ottobre del 2016, della Regione Calabria». Siamo al nocciolo del problema: chi ferma le operazioni, visto che «la commissaria parlava di settanta milioni appena stanziati e quindi sembrerebbe che non sia un problema di tipo economico ma procedurale».

IL PROGETTO «BLOCCATO DAL COMMISSARIO» Oliverio, a questo punto, ribadisce la divergenza di opinioni rispetto al commissario: «Noi siamo per una bonifica che non riproduca le discariche. non si tratta più di prendere terreno inquinato dal sito industriale disattivato e spostarlo in una discarica: non mi pare questa sia la linea giusta». La linea di Oliverio è quella di far procedere il piano studiato attraverso un’interlocuzione con Syndial. Quel progetto, però, è fermo per i paletti imposti da Belli: «Su quale progetto la Regione dovrebbe pronunciare la valutazione di impatto ambientale? Syndial ha avanzato un’ipotesi progettuale sulla quale il commissario si pronuncia in disaccordo. Ci dica il commissario cosa vuole, ma sappia che la Regione non permetterà che si aprano altre discariche».

DIECI ANNI IN STAND BY Bratti non se ne fa una ragione: «È dieci anni che la discussione si ripropone tutte le volte che si affronta il tema di Crotone. Il Parlamento ci ha messo i soldi, il governo ha nominato il commissario, la Regione mostra disponibilità ma lì le cose continuano a non muoversi. E il dato è abbastanza preoccupante, anche perché in quell’area non c’è soltanto la Syndial, ma anche un’altra area enorme da bonificare: l’ex Sasol». Crotone è una polveriera ambientale, sulla quale sono sedute decine di migliaia di persone. Un dato di partenza preoccupante. Mentre gli anni passano continuano gli scontri, i rimpalli di responsabilità, gli accordi abbozzati e mai sottoscritti, le divergenze di opinione su quale debba essere la soluzione tecnica. I veleni, però, restano lì. Ed è lo stesso Oliverio ad ammetterlo. «Allo stato c’è una confusa discussione che mantiene di fatto la situazione. Non c’è una proposta formalizzata concretamente sul tavolo. C’è stata una riunione nel mese di novembre scorso nella quale ognuno ha espresso i suoi punti di vista, dopodiché siamo rimasti fermi». Il commissario, per il governatore, «avanza ipotesi di approfondimenti senza entrare nel merito». La Regione risponde “discariche zero”. Il risultato: «Nero su bianco non ci sono proposte sottoposte alla valutazione della Regione». E i veleni restano lì.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it

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