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Morto il pm Giovanni Arena: svelò la presenza della ’ndrangheta in Liguria

Aveva coordinato l’indagine “La Svolta”

Pubblicato il: 16/05/2026 – 12:45
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Morto il pm Giovanni Arena: svelò la presenza della ’ndrangheta in Liguria

GENOVA E’ morto dopo una lunga malattia il pubblico ministero Giovanni Arena, in servizio alla procura di Genova. Sessantadue anni, origini romane lavorava da più di vent’anni negli uffici genovesi. Era nel pool della Direzione distrettuale antimafia e si era occupato di inchieste sulla presenza della ‘ndrangheta in Liguria. Grazie al suo lavoro aveva ottenuto pesanti condanne con l’inchiesta “La Svolta”. Proprio per questo era finito sotto scorta. Arena aver coordinato insieme al collega Alberto Lari l’inchiesta sul calcio scommesse che aveva portato a scoprire una combine tra il Genoa e il Venezia. A causa della trasmissione degli atti giudiziari alla Procura federale il Genoa era stato retrocesso in serie C. Tra gli altri casi seguiti anche il femminicidio di Clara Ceccarelli uccisa nel febbraio del 2021 nel suo negozio in pieno centro dall’ex compagno Renato Scapusi che non voleva accettare la fine della loro relazione. Scapusi per quel fatto venne condannato all’ergastolo. Cordoglio della sezione ligure dell’Associazione nazionale magistrati per la morte del collega Giovanni Arena. «Giovanni ha dedicato la sua vita al lavoro di pubblico ministero presso la procura della repubblica di Genova, rappresentando per tutti i colleghi (non solo del suo ufficio) – sottolinea il presidente della Anm ligure Federico Manotti – un esempio di dedizione al lavoro e restando sempre un solido punto di riferimento». Negli anni in cui ha prestato servizio alla Direzione distrettuale antimafia della procura di Genova ha condotto l’indagine denominata La svolta, «la prima nella quale fu riconosciuta l’esistenza di un’autonoma locale di ‘ndrangheta in Liguria e certificata giudizialmente l’esistenza del fenomeno mafioso sul territorio ligure». «Ci mancheranno sempre la sua allegria (Giovanni era un convinto tifoso juventino) – conclude Manotti – e la fermezza con cui ha affrontato tutte le battaglie della sua vita, anche l’ultima». 

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