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Oncologia di Crotone, la testimonianza di un cittadino: «Eccellenza umana in una struttura da “Terzo Mondo”»

La testimonianza denuncia le condizioni del reparto del “San Giovanni di Dio”, costretto a condividere spazi e servizi con la Nefrologia. «Ma qui si cura anche con un sorriso»

Pubblicato il: 16/05/2026 – 12:17
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Oncologia di Crotone, la testimonianza di un cittadino: «Eccellenza umana in una struttura da “Terzo Mondo”»

CROTONE «Esistono luoghi dove la medicina non è fatta solo di protocolli e farmaci, ma di sguardi, carezze e una resilienza che ha dell’incredibile. Il reparto di Oncologia dell’ospedale di Crotone, guidato con mano ferma e profonda umanità dalla Dott.ssa Carla Cortese, è esattamente questo: un’oasi di eccellenza professionale immersa in un contesto strutturale che, purtroppo, sembra rimasto fermo a decenni fa». È la toccante testimonianza di un cittadino crotonese che, attraverso una lettera accorata, accende i riflettori sull’ospedale “San Giovanni di Dio”.
«Sotto la direzione mirabile della Dott.ssa Cortese, il reparto è diventato un punto di riferimento per il territorio: un luogo dove la cura si trasforma in una presa in carico totale del paziente. La dottoressa ha costruito una squadra che opera con una dedizione fuori dal comune, trasformando un reparto difficile in un luogo di speranza».

La lettera prosegue analizzando il doloroso contrasto tra la qualità delle cure e la precarietà degli ambienti: «Varcando la soglia del reparto, l’ammirazione per il personale si scontra immediatamente con una realtà amara. È il paradosso crotonese: l’Oncologia condivide gli spazi con la Nefrologia, creando una commistione che mina privacy e organizzazione. I pazienti, già provati da terapie debilitanti, sono costretti ad usufruire, ad esempio, di servizi igienici comuni. Le mura raccontano la storia di una sanità che attende da troppo tempo investimenti strutturali, costringendo medici, infermieri e OSS a operare in condizioni che ricordano scenari da medicina di frontiera. Nonostante lavorino in condizioni che molti definirebbero da “Terzo Mondo», il personale non ha mai ceduto al cinismo. Al contrario, non perdono mai di vista il paziente. Tra un prelievo e una terapia, c’è sempre spazio per un sorriso, una parola di conforto, un gesto di umanità. È questa – è scritto nella lettera firmata – la vera forza del reparto di Crotone: la capacità di sopperire alle mancanze della politica e dell’edilizia sanitaria con un capitale umano inestimabile. Il personale «elargisce sorrisi” non per abitudine, ma per una precisa scelta etica: quella di non far pesare sul malato il peso di una struttura che cade a pezzi». L’appello finale è diretto alle istituzioni: «Curare il cancro richiede macchinari e farmaci, ma la guarigione passa anche attraverso la dignità dei luoghi. La politica dovrebbe capire che ammodernare le strutture non è mera edilizia, ma significa mettere il personale nelle condizioni di salvare vite senza dover lottare contro soffitti che cadono o ascensori guasti. Crotone ha già i suoi eroi in camice bianco; ora è il momento che le istituzioni offrano loro, e soprattutto ai pazienti, un ospedale che sia all’altezza della loro umanità».

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