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Fotografo ucciso a Lamezia, chiesti 10 anni per il killer

CATANZARO Dieci anni di reclusione, questa la condanna che in sede di requisitoria ha chiesto il sostituto procuratore della Dda Elio Romano nei confronti di Gennaro Pulice, collaboratore di giusti…

Pubblicato il: 16/03/2017 – 12:57
Fotografo ucciso a Lamezia, chiesti 10 anni per il killer

CATANZARO Dieci anni di reclusione, questa la condanna che in sede di requisitoria ha chiesto il sostituto procuratore della Dda Elio Romano nei confronti di Gennaro Pulice, collaboratore di giustizia che si è autoaccusato dell’omicidio e dell’occultamento del cadavere del fotografo Gennaro Ventura ucciso il 16 dicembre 1996. Nel corso dell’udienza ha discusso anche l’avvocato di parte civile, Italo Reale, che rappresenta la famiglia della vittima. Reale ha chiesto una provvisionale di 50 mila euro e che venga comunque dichiarato il diritto alla famiglia per il risarcimento del danno. La sentenza è prevista per il prossimo 29 marzo.

LA VICENDA Gli investigatori della squadra Mobile di Catanzaro e del commissariato di Lamezia Terme sono riusciti a trovare un punto fermo riguardo al delitto del fotografo ed ex carabiniere Ventura grazie alle parole del collaboratore di giustizia Gennaro Pulice che si è addossato l’esecuzione dell’omicidio. E ne ha spiegato anche il movente. «Il Ventura – ha raccontato Pulice al sostituto procuratore della Dda, Elio Romano, nel corso di un interrogatorio – aveva arrestato una persona dei Cannizzaro quando era carabiniere». Ventura lavorava a Tivoli quando si è imbattuto in Raffaele Rao, cugino di Domenico Cannizzaro. Secondo la ricostruzione dei fatti, nel 1991 Ventura e un collega si stavano recando da un perito chimico del tribunale per consegnargli dello stupefacente da analizzare. Sulle scale avrebbero incrociato due uomini che uscivano, uno vestito da poliziotto e uno in borghese. Arrivati dal perito scoprirono che qualcuno lo aveva aggredito sottraendo al laboratorio una notevole quantità di sostanza stupefacente. Dopo una serie di indagini, in casa di Rao venne trovata la droga sottratta ai laboratori.
Nel corso del processo Ventura e il suo collega testimoniarono inchiodando Rao per rapina e aggressione. Secondo il racconto di Pulice, i Cannizzaro «non se la tengono, come non se la sono tenuta per il fatto di Ventura che era un ex carabiniere».Congedatosi dall’Arma e tornato a Lamezia Terme per intraprendere l’attività di fotografo insieme al padre e al fratello, Gennaro Ventura è stato individuato dalla cosca. Questo, secondo l’accusa, avrebbe decretato la sua condanna a morte. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la vittima, il 16 dicembre del 1996, è stata attirata in una trappola con la scusa di un lavoro da commissionare. Ma all’appuntamento si presentò l’appena 18enne Gennaro Pulice, nuova leva, all’epoca, della consorteria Iannazzo-Cannizzaro-Daponte. Un colpo di pistola in fronte ha posto fine ai giorni di Ventura, il cui corpo, sempre per mano di Pulice, è stato occultato in una buca per la fermentazione del mosto in un casolare abbandonato. Per molti anni su quella scomparsa aleggiarono congetture e misteri. Fino al 2008, quando i resti del suo corpo, la sua attrezzatura e la fede nuziale, vennero ritrovati casualmente nel corso di un sopralluogo per la vendita del casolare.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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