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Trasferimento negato, esposto in Procura contro la Regione

CATANZARO «Ho intrapreso una battaglia all’insegna della legalità, anche per far capire a tutti i dipendenti regionali che i loro diritti devono essere rispettati senza “se” e senza “ma” da parte d…

Pubblicato il: 29/03/2017 – 20:39
Trasferimento negato, esposto in Procura contro la Regione

CATANZARO «Ho intrapreso una battaglia all’insegna della legalità, anche per far capire a tutti i dipendenti regionali che i loro diritti devono essere rispettati senza “se” e senza “ma” da parte dei piani alti della Politica».
Lo dice Gianluca Tedesco, dipendente regionale e dirigente sindacale della Cisal, che mercoledì si è recato negli uffici della Procura della Repubblica di Catanzaro, accompagnato dai propri legali di fiducia, gli avvocati Giuseppe Pitaro e Vittorio Ranieri, per presentare un esposto per abuso di ufficio e falso ideologico alla luce di una storia paradossale che lo vede coinvolto in prima persona.
Una storia che si è consumata nelle stanze della Cittadella regionale, con la burocrazia che ha prima accordato il trasferimento del dipendente dal dipartimento Programmazione a quello che si occupa di Organizzazione e Risorse umane e poi lo ha revocato. Il motivo? Secondo Tedesco indebite pressioni giunte dai “piani alti”, una sorta di punizione per l’attività sindacale svolta a tutela dei propri colleghi.
«La mia richiesta di mobilità è stata prima accordata e poi revocata in virtù di un decreto – commenta Tedesco – che è stato emanato solo per colpirmi, anche e soprattutto alla luce dell’attività sindacale svolta all’interno della Regione Calabria. Il tutto, guarda caso, dopo la messa in onda della trasmissione “Presa diretta” dove sono intervenuto nella mia qualità di dirigente sindacale».
«Il decreto di revoca che ha colpito Gianluca Tedesco – spiegano gli avvocati Giuseppe Pitaro e Vittorio Ranieri – presenta una motivazione illegittima e illogica, basata su di un presupposto palesemente falso. Un presupposto smentito da tutta la documentazione antecedente, presente in atti, e che porta la firma degli stessi funzionari, che, solo in secondo momento, hanno dimenticato le carte firmate di cui gli stessi avevano preso atto e regolarmente vistato».

I FATTI Tedesco chiede di essere trasferito il 23 gennaio scorso. Non si tratta di uno spostamento da mettere in cantiere immediatamente. Il segretario della Cisal, dipendente della giunta regionale, è in posizione di comando presso il consiglio regionale: lavora infatti nella struttura di Flora Sculco. E lo specifica nella richiesta di rilascio del nulla osta di mobilità interna «presso il dipartimento “Organizzazione, Risorse Umane e Controlli”». In calce alla lettera compaiono già i nulla osta dei due dg, quello in uscita (Paolo Praticò) e quello in ingresso (Bruno Zito).
Il 15 febbraio l’iter della pratica si è ormai concluso positivamente. Sul Bollettino ufficiale della Regione compare il decreto che riguarda la mobilità interna del dipendente regionale. Nell’atto ufficiale si spiega che «sussistono i presupposti per poter procedere al trasferimento del dipendente». Ma soprattutto, si ricorda «che il dipendente suddetto risulta attualmente in posizione di assegnazione temporanea presso il consiglio regionale», come confermato da una disposizione del 29 dicembre 2016.
Sembra soltanto una formalità ma esattamente un mese dopo, il 15 marzo scorso, arriva la doccia gelata sotto forma di revoca del decreto che autorizzava la mobilità interna. Il trasferimento di Tedesco viene annullato. Perché? Perché «il dirigente del dipartimento Organizzazione, Risorse umane ha chiesto “di voler revocare l’atto in considerazione del fatto che, al momento della domanda prodotta dall’interessato, non si evinceva la condizione di temporaneo trasferimento presso il consiglio regionale e, pertanto, l’interesse del dipartimento ad acquisire effettivamente una unità lavorativa non è, in concreto, realizzabile”». La firma è del responsabile del procedimento Maria Carmela La Malfa e del dirigente di settore Sergio Nicola Tassone. Giusto o sbagliato che sia (e a questo punto lo deciderà eventualmente il giudice di lavoro senza contare il pm al termine dell’indagine penale) c’è un punto fermo: la questione dell’assegnazione al consiglio regionale era chiaramente specificata all’inizio dell’iter, cioè nella domanda di Tedesco.

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