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Inchiesta sulle Ong, il doppiogiochista “beccato” a Crotone

C’è un italiano che per lungo tempo ha fatto il doppio gioco favorendo i vertici dell’organizzazione libica che sfrutta l’immigrazione clandestina nel nostro Paese. Ora è ricercato, lo inchiodano l…

Pubblicato il: 06/05/2017 – 5:54
Inchiesta sulle Ong, il doppiogiochista “beccato” a Crotone

C’è un italiano che per lungo tempo ha fatto il doppio gioco favorendo i vertici dell’organizzazione libica che sfrutta l’immigrazione clandestina nel nostro Paese. Ora è ricercato, lo inchiodano le testimonianze di alcuni clandestini e di uno scafista che, arrestato, ha scelto di collaborare con gli investigatori italiani.
Fino al 12 ottobre scorso teneva operativa una pagina Facebook con tanto di fotografia, poi, evidentemente avvertito delle attenzioni degli inquirenti nei suoi confronti, ha scelto la via della clandestinità. 
Si presentava come interprete ufficiale e docente di lingua araba presso l’Università del Molise, nonché come docente per il il Cepu. Negli anni aveva collaborato con diverse Ong ma quel che più sconvolge è il fatto che è stato anche consulente della nostra aeronautica militare e di “Easylife”. Una copertura talmente ben congegnata da permettergli di salire a bordo delle navi della Marina militare San Giorgio e San Giusto e con loro lavorare come interprete nell’ambito dell’Operazione “Mare Nostrum”. Le ultime indagini hanno consentito di accertare che la nostra Marina ha preso a bordo questo personaggio in quanto lo stesso è stato accreditato ufficialmente come traduttore per conto dell’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite (Unhcr).
A lui si arriva proprio seguendo la pista investigativa che parte dalla Calabria e che racconta di contatti equivoci tra trafficanti e il «mondo grigio» del volontariato, delle Ong, dell’Unhcr. È la polizia di frontiera di Crotone, infatti, a segnalare il riconoscimento dell’infiltrato sulla scorta di segnalazioni ricevute da uno scafista bloccato dopo uno sbarco di immigrati avvenuto a Schiavonea. Il migrante lo indica come amico di uno dei boss del traffico di clandestini avente base a  Sabratha, in Libia.
Le indicazioni fornite consentiono anche di rintracciare su Internet veri e propri bandi di reclutamento dalla definizione fin troppo esplicita: «Dalla Libia all’Italia con l’aiuto e la protezione di Allah»; «Viaggio dalla Libia all’Italia. Viaggio sicuro. Noi siamo specializzati in questo». In effetti, grazie al ruolo svolto dai fiancheggiatori degli scafisti, le navi prese a nolo dalle Ong erano divenute una sorta di “piattaforma” in attesa al limite delle acque territoriali (se non addirittura al loro interno) dei gommoni provenienti dalla Libia. E sono gli stessi inquirenti a spiegare il successo avuto dalle organizzazioni libiche: «La certezza che il “viaggio” a bordo dei gommoni sarà limitato ad 8-12 miglia induce i trafficanti a sovraccaricare sempre più le imbarcazioni, consapevoli del salvataggio già al limite delle acque territoriali». Il che spiega anche l’aumento, in poco più di un anno, del numero di clandestini per gommone, dai 95/98 a picchi di ben 170 persone presenti a bordo.
Adesso la caccia è aperta. Acciuffare il “professore” che ha lavorato per gli scafisti pur stando all’interno di organizzazioni umanitarie, significa poter imprimere una svolta importante alle indagini auspicate dal procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro. E significa anche riparare lo smacco subìto dalla nostra Marina militare che il “professore” ha ospitato a bordo delle sue navi perché accreditato dall’Onu.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it

 

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