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Calabria capitale del riciclaggio

REGGIO CALABRIA L’Italia è uno dei Paesi a maggior rischio riciclaggio d’Europa. E sul podio del peggio ed anche nelle immediate vicinanze, la Calabria piazza quattro dei suoi cinque capoluoghi. A sv…

Pubblicato il: 29/05/2017 – 16:36
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Calabria capitale del riciclaggio

REGGIO CALABRIA L’Italia è uno dei Paesi a maggior rischio riciclaggio d’Europa. E sul podio del peggio ed anche nelle immediate vicinanze, la Calabria piazza quattro dei suoi cinque capoluoghi. A svelarlo è un progetto internazionale (Iarm) che stila una classifica delle città a maggior rischio riciclaggio, elaborata dal centro Transcrime dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, insieme alla Vrije Universiteit Amsterdam (Paesi Bassi) e alla University of Leicester (Regno Unito). Uno studio scientifico, basato sull’elaborazione statistica dei dati relativi a diversi fattori di rischio quali le infiltrazioni della criminalità organizzata, l’economia sommersa e l’uso del contante, i mercati illegali, l’opacità delle proprietà societarie e, infine, le rimesse di denaro all’estero. Dati che regalano alla Calabria e alle sue principali città un triste primato.
Al primo posto sul podio delle città-lavanderia c’è Reggio Calabria, capitale italiana del riciclaggio. Seguono da vicino Vibo Valentia, Catanzaro e Crotone. Di tutte, lo studio regala una fotografia impietosa, in cui illegalità ed arretratezza si mischiano in un cocktail micidiale. Ed ecco che la scarsa densità di pos, dunque la difficoltà nell’effettuare pagamenti elettronici, si mischia con una presenza quasi asfissiante della ‘ndrangheta. Allo stesso modo, il lavoro nero si impasta con i mercati dell’economia illegale. E tutto infetta una serie di attività – considerate particolarmente a rischio – che in Calabria sono fra le più diffuse. Basta fare un giro in una qualsiasi città calabrese, dove le (poche) fabbriche sono scomparse per lasciare spazio a ristoranti, centri estetici e agenzie di scommesse.
«A causa dell’uso frequente di contante, degli alti livelli di manodopera irregolare e di infiltrazione della criminalità organizzata» bar, ristoranti e locali sono, secondo lo studio delle tre università, le attività che più facilmente si convertono in lavatrici. A seguire, ci sono le attività che «comprendono un’ampia varietà di esercizi come centri massaggi, centri estetici ma anche imprese di vigilanza e di investigazione». A rischio è anche il mondo dell’intrattenimento, «che da un lato include i casinò, le sale slot e videolottery; dall’altro attività correlate come la gestione di attività ludiche, impianti sportivi e stabilimenti balneari». Anche la filiera dell’edilizia, dalle imprese di costruzioni alle ditte che lavorano nell’indotto, dall’estrazione di sabbia alla produzione di cemento, sono considerate altamente a rischio. Tutti dati che le ultime inchieste non hanno fatto che confermare. 

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it

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