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Bar, ristoranti e sale scommesse. I sequestri per gli 'ndranghetisti liguri

GENOVA Un ristorante tavola calda a Sestri Levante e un bar fra via Alighieri e via Roma a Lavagna sono stati sequestrati dalla polizia perché ritenuti di proprietà di Francesco Rodà accusato di es…

Pubblicato il: 01/08/2017 – 8:18
Bar, ristoranti e sale scommesse. I sequestri per gli 'ndranghetisti liguri

GENOVA Un ristorante tavola calda a Sestri Levante e un bar fra via Alighieri e via Roma a Lavagna sono stati sequestrati dalla polizia perché ritenuti di proprietà di Francesco Rodà accusato di essere uno dei due boss della locale di Lavagna che fa riferimento alla ‘ndrina Rodà-Casile di Condofuri. Nonostante il sequestro però le due attività commerciali rimarranno aperte perché i gestori sono del tutto estranei all’indagine. Le quote di affitti e altre evenienze verranno pagate al Tribunale. Francesco Antonio Rodà è il più colpito dai sequestri. L’elenco dei beni che gli sono stati sottratti è lungo: il bar di Lavagna, un appartamento con cantina a Milano intestato alla figlia Sara, un altro box a Milano, un appartamento a Lavagna intestato alla figlia Giulia, due magazzini e il ristorante tavola calda a Sestri Levante. Poi ci sono i beni intestati a Daniela Manglaviti, moglie di Rodà: un appartamento, il box in un’autorimessa e una sala scommesse con magazzino e videolottery sempre a Lavagna. A Francesco Rodà e al suo uomo di fiducia, il milanese Paolo Paltrinieri, è stata sequestrata una società che ha sede a Lavagna. Francesco Rodà si è visto sequestrare anche una Fiat 500 e una Mercedes Benz. A Paltrinieri sono stati sequestrati un appartamento a Sestri Levante, l’1% di una società di scommesse di Lavagna (di proprietà di Paolo Nucera, estraneo all’indagine, figlio di Giovanni, che invece è stato arrestato in questa inchiesta), il 50% dell’azienda della società lavagnese e due auto.
I sequestri sono il risultato di un’operazione condotta dalla Squadra Mobile di Genova con l’ausilio della Squadra Mobile di Milano nelle province di Genova e Milano in esecuzione di una misura di prevenzione patrimoniale che dispone il sequestro dei beni nella disponibilità di soggetti ritenuti appartenenti alla ‘ndrangheta calabrese ma da anni residenti in Liguria che risultano attivi nei reati di usura, estorsione, esercizio abusivo di attività finanziaria e traffico di stupefacenti, oltre che nel riciclaggio di denaro di provenienza illecita con conseguente intestazione fittizia di beni e società. Nel corso delle precedenti indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Genova, a giugno 2016 erano già state arrestate otto persone e eseguite misure cautelari a carico di altre tre persone mentre a marzo 2017 erano state arrestate quattro persone.

LE INFILTRAZIONI IN LIGURIA È di pochi giorni fa la prima condanna nell’ambito del processo sulle presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel comune di Lavagna. Il 17 luglio scorso infatti il giudice per l’udienza preliminare Nadia Bolelli ha condannato a 14 anni e 8 mesi Antonio Rodà, uno dei presunti boss del Levante accusato di associazione di stampo mafioso oltre che di spaccio di stupefacenti. Il pubblico ministero Alberto Lari aveva chiesto la condanna a 15 anni. A settembre inizierà invece il processo a carico delle altre 22 persone che hanno scelto il rito ordinario e che erano state rinviate a giudizio lo scorso fine giugno. L’indagine della squadra mobile di Genova e dello Sco, coordinata dal sostituto procuratore Lari, aveva portato un anno fa all’arresto fra gli altri dell’ex sindaco di Lavagna Giuseppe Sanguineti, dell’ex parlamentare Gabriella Mondello oltre ai presunti boss del clan Casile-Rodà di Condofuri (Paolo, Antonio e Francesco Nucera e Francesco Antonio e Antonio Rodà). Secondo l’accusa, Mondello avrebbe fatto ottenere l’appoggio elettorale al sindaco Sanguineti dai presunti boss di Lavagna in cambio di favori per la gestione dei rifiuti e per la possibilità di affittare abusivamente ombrelloni sul lungomare di Lavagna.

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