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Emergenze, scontri e alleanze (future). La sfida dei candidati a Catanzaro

LAMEZIA TERME Partiamo da un fatto che mette tutti d’accordo: la necessità di unire in maniera più stretta Catanzaro e Lamezia Terme. Conurbazione e area metropolitana sono le espressioni più ricorre…

Pubblicato il: 02/02/2018 – 6:45
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Emergenze, scontri e alleanze (future). La sfida dei candidati a Catanzaro

LAMEZIA TERME Partiamo da un fatto che mette tutti d’accordo: la necessità di unire in maniera più stretta Catanzaro e Lamezia Terme. Conurbazione e area metropolitana sono le espressioni più ricorrenti. Lo sono per i candidati che hanno partecipato a “Lo Sfascio Speciale elezioni” in onda giovedì sera su l’altroCorriere Tv. Che la prospettiva di “fusione” venga sposata per mere questioni di collegio elettorale (gli ospiti si sfidano in quello di Catanzaro-Lamezia) o per una profonda convinzione nelle prospettive di sviluppo, di certo si tratta di uno dei temi del dibattito che ci accompagnerà fino al voto del 4 marzo. C’è chi, come Antonio Viscomi, candidato del centrosinistra, poggia il proprio ragionamento su un rapporto dell’Istat che risale al 1985: «L’area di sviluppo reale per la Calabria era individuata nella dorsale che collega Catanzaro e Lamezia Terme. Da allora, però, poco è stato fatto e lo dimostra lo sviluppo disordinato di un’area che deve ancora scoprire la propria identità sociale, economica e politica. Una strategia di sviluppo manca da 40 anni». Per Aldo Rosa, che si schiera per “Liberi e Uguali”, «la città metropolitana potrebbe costruire le condizioni per un salto di qualità. D’altra parte si va in questa direzione in tutta Italia». 

LO SCONTRO D’IPPOLITO-TALLINI Catanzaro e Lamezia unite, dunque. È inevitabile che la politica se ne occupi. E magari un candidato punzecchi l’altro su questioni di che stanno al confine tra campanile e politica. Il voltaggio più elevato è quello dello scontro tra Domenico Tallini, candidato del centrodestra, e Giuseppe D’Ippolito, portabandiera del Movimento Cinquestelle. Inizia D’Ippolito: evidenzia come una delle emergenze del territorio sia quella criminale. Succede proprio a Lamezia, «un Comune governato dagli amici di Tallini e sciolto per mafia». Risponde il consigliere regionale di Forza Italia: «Sono onorato di essere amico di Paolo Mascaro e solidarizzo con una comunità criminalizzata. Seguendo i princìpi che hanno portato allo scioglimento del consiglio comunale di Lamezia, analoghi provvedimenti dovrebbero essere presi per quasi tutte le amministrazioni del Mezzogiorno. Quella scelta è avvenuta per non si sa quale disegno». Non finisce qui. «Vorrei che Tallini non si occupasse per niente di Lamezia, ogni volta che lo ha fatto abbiamo registrato crisi e sfasci. Lamezia si sa difendere da sola. Negli atti non c’è alcuna criminalizzazione della città, vi si leggono i legami tra la parte politica che appartiene al consigliere Tallini e la ‘ndrangheta». Il candidato di Forza Italia, però, non ha nessuna intenzione di non occuparsi di Lamezia: «Mi sento legittimato a rappresentare i lametini. D’Ippolito, invece, è stato bocciato dai suoi concittadini: quando si è candidato a sindaco non ha neppure raccolto i voti necessari a entrare in consiglio comunale».

EMERGENZA CALABRIA E i provvedimenti da pianificare in Parlamento per far ripartire la Calabria? Viscomi prova a riassumerli nei due minuti concessi a ciascun candidato per rispondere alle domande di Pietro Bellantoni. «Partirei dal lavoro: non lo creano le amministrazioni regionali ma le imprese. Bisogna sostenere le ditte che propongono progetti innovativi e competitivi, capaci di stare sul mercato. Non servono leggi che producano assistenzialismo. Secondo: è necessario rafforzare i presìdi di legalità come il Tribunale di Lamezia. E poi va ridefinito l’utilizzo degli affidamenti diretti nelle amministrazioni pubbliche: vanno ridotti drasticamente, rappresentano dei punti di torsione della legalità. Devono rimanere soltanto per le vere somme urgenze». Sulla necessità di sostenere l’innovazione punta anche Aldo Rosa: «La classe imprenditoriale – dice – va messa nelle condizioni di creare lavoro. Ma il processo deve avere una visione complessiva, non servono trovare come bonus e JobsAct. Si deve partire dai diritti dei lavoratori, svuotati negli ultimi anni dagli interventi dei governo. E poi puntare sulla sanità e sulla giustizia. L’opera di magistrati come il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri va sostenuta». Tallini, invece, individua nella Zona economica speciale («mi sono speso per portarla anche nell’area centrale della Calabria») una “speranza” di sviluppo, «ma – spiega – serve un percorso politico che guidi i processi e servono risposte subito, altrimenti il lavoro non ci sarà mai e i giovani continueranno a lasciare la Calabria». L’esodo è un argomento che D’Ippolito affronta sul piano dei numeri: «Siamo al 60% di disoccupazione giovanile e la Calabria ha 1 milione e 900mila residenti soltanto sulla carta; in pratica il numero scende a 1 milione e 200mila. Bisogna sburocratizzare, diminuire la pressione fiscale e intervenire sulle banche che fagocitano lo sviluppo locale». 

IL GOVERNO REGIONALE I candidati all’uninominale sono stati chiamati a dare il loro giudizio sull’attività del governo regionale. Critico ma dialogante l’atteggiamento di “Liberi e Uguali”. Rosa prova a sintetizzare: «È chiaro che ci saremmo aspettati di più, specie se pensiamo al punto di partenza, visto che Oliverio era espressione di una coalizione larga (conteneva anche Sel, oggi transitata in Leu, ndr) le cui prerogative non sono state garantite. L’esperienza di governo non è brillante. Vorrei vedere un’inversione di tendenza sui temi che riguardano le fasce di popolazione più disagiate». Tallini rivendica per sé il ruolo di “unico” vero oppositore della giunta Oliverio: «Ho rotto la consuetudine delle leggi condivise e approvata su proposte bipartisan. Ho pensato che non fosse questo il metodo per fare il bene della Calabria». La bocciatura è totale: «Oliverio ha fallito e la percezione nella sua amministrazione è quella della smobilitazione. Ed è un dramma, perché mancano due anni alla fine della legislatura». Viscomi, invece, spiega che c’è uno scarto «tra il lavoro percepito e quello realmente svolto. Soltanto oggi (giovedì per chi legge) il consiglio regionale ha approvato una legge sull’artigianato che era attesa da 25 anni e una per i consumatori, attesa da 10 anni. Si è lavorato bene anche sul fund rising e la terza fase della giunta Oliverio potrà contare su ingenti risorse da utilizzare per nuovi cantieri». Pollice verso da D’Ippolito: «Sul lavoro la Regione non è riuscita a dare alcuna risposta, a parte il mantenimento del precariato per creare bisogno e alimentare la clientela. Anche sulla sanità abbiamo assistito a decisioni incredibili. Siamo davanti a fallimenti in due comparti strategici». 

LE ALLEANZE E le alleanze eventuali nel dopo-voto? Qui le posizioni si diversificano. E non poco. Quello di Viscomi è un discorso tutto improntato alla responsabilità: «Il Paese avrà bisogno di un governo. C’è, come sempre, da considerare la distinzione tra etica della responsabilità ed etica dei princìpi. E l’esperienza tedesca dimostra che è necessario sedersi a un tavolino e discutere anziché mandare tutto a carte quarantotto».Giuseppe D’Ippolito riflette sulla possibile ingovernabilità, dando la colpa «a una legge elettorale pensata per andare contro il Movimento. In ogni caso, se si dovesse proporre un quadro del genere, noi non parleremo di alleanze e ripartizioni di poltrone ma di convergenze sul nostro programma». Per Aldo Rosa, invece, «bisogna attendere il 5 marzo per discutere di eventuali aggregazioni. Ma di certo LeU non sarà alleata di quello che era o è il centrodestra né del Pd a traino renziano». Le larghe intese non piacciono neanche a Domenico Tallini: «Auspico che il centrodestra raggiunga la maggioranza assoluta. Uno schema come quello tedesco non porta benefici alle forze di governo ma finisce per aiutare chi specula sui mal di pancia e sul populismo». 

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