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Scura: «Le Tac degli ospedali ferme per favorire i privati?»

Il commissario alla sanità bacchetta la politica: «La campagna elettorale è finita. E sui “tagli” i fondi sono definiti per legge. Qualcuno spieghi perché le strutture di Polistena, Locri e San Mar…

Pubblicato il: 29/03/2018 – 16:53
Scura: «Le Tac degli ospedali ferme per favorire i privati?»

CATANZARO «Leggo da più parti interventi sui “budget ai privati” che, in assenza di dati corretti generano non poca confusione e mi vedono costretto a chiarire, anche perché mi sembra che pochi abbiano letto fino in fondo i decreti 70 e 72». Lo afferma, in una nota, il commissario ad acta per il Piano di rientro dal disavanzo sanitario, Massimo Scura.
«Innanzitutto va chiarito – prosegue Scura – che i fondi a disposizione sono definiti dalla legge e non dal commissario. Inoltre, come i privati sanno benissimo, ormai da tre anni la Regione non assegna budget a loro, pagando a piè di lista a fine anno tutto quanto prodotto, come fatto fino al 2014 quando si distribuivano soldi e i privati producevano per quanto accreditati, senza alcuna programmazione regionale. Ora la Calabria, per mano del Commissario, “acquista prestazioni” e, più precisamente “acquista le prestazioni che servono ai calabresi” e che servono a ridurre la mobilità passiva da tutti giustamente esecrata. Il fondo per gli acquisti da privato, acuti e post acuti più ambulatoriali, è rimasto costante (per le prestazioni sociosanitarie il fondo è leggermente cresciuto, ma esula da questo ragionamento). 
Semplicemente sono cambiati gli acquisti seguendo questi principi: si premiano le strutture private appropriate che offrono prestazioni ad alta complessità e che contrastano la mobilità extra regionale a scapito di chi offre prestazioni di minor complessità, come quelle ambulatoriali o di laboratorio; non si comprano prestazioni per le quali le strutture pubbliche, grazie a investimenti in personale e attrezzature, possono fare da sole».
«Semplificando – prosegue la nota di Scura – vengono premiati coloro che offrono prestazioni mediche e chirurgiche di alto livello in campo cardiologico, ortopedico e oncologico (e non solo). Si chiede alle strutture pubbliche di offrire maggiori prestazioni in tutti i settori, ospedalieri e ambulatoriali, visto che sono state autorizzate assunzioni per primari, medici, sanitari, infermieri, tecnici e operatori sociosanitari per alcune migliaia di unità e sono state acquistate tecnologie di avanguardia, come le pet e gli acceleratori lineari. Insomma, invece di spendere per analisi di laboratorio, per le quali il pubblico, grazie anche alla nuova rete dei laboratori si è ampiamente attrezzato (siamo più bravi dei privati, che salvo poche eccezioni non sono riusciti a mettersi in rete) o per attività diagnostica dove il settore pubblico è notevolmente migliorato, è meglio spendere per prestazioni ortopediche dove la sanità pubblica è carente sotto il profilo quantitativo e, tranne lodevoli eccezioni, anche sotto quello qualitativo o chirurgiche e cardiochirurgiche, dove pur avendo ottimi esempi non abbiamo ancora, nel pubblico, una capacità sufficiente. Due discorsi a parte riguardano la libera professione e alcuni fenomeni che esulano dalle normali considerazioni».
Per Scura «il fenomeno per cui le liste d’attesa sono lunghe e quelle in libera professione sono minime va approfondito innanzitutto dai direttori generali, che tra l’altro in questo modo rinunciano a interessanti ricavi. Se poi qualcuno sa spiegare come mai le tac degli ospedali di Locri e Polistena sono ferme un giorno sì e l’altro pure e le risonanze magnetiche acquistate dall’Asp di Reggio oltre due anni fa non sono ancora installate o se la tac di S. Marco Argentano non funziona perché i topi periodicamente si mangiano i cavi di alimentazione (“sic dicunt” i tecnici del posto) mentre il privato accreditato a distanza di pochi chilometri fa affari d’oro, farebbe cosa utile a tutti. Per concludere ricordo che la campagna elettorale si è conclusa alla mezzanotte di venerdì 2 marzo. Ora sarebbe necessario un contributo fattivo di tutti».

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