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Il racconto del raid di Lamezia: «Ho rischiato di morire, erano una moltitudine»

La testimonianza di uno dei docenti aggrediti e rapinati davanti alla stazione: «Prima di noi sull’autostrada avevano tormentato altri automobilisti. Ci hanno seguiti e ci hanno circondato. Erano a…

Pubblicato il: 29/04/2018 – 14:56
Il racconto del raid di Lamezia: «Ho rischiato di morire, erano una moltitudine»

LAMEZIA TERME «Ho rischiato di morire. Ero rimasto intrappolato in macchina con lo sportello chiuso dalla sicura per bambini. La macchina è a metano e la tappezzeria stava andando a fuoco». D. M., docente originario di Reggio Calabria, è ancora scosso. Quelli che lui e altri tre colleghi hanno vissuto domenica mattina, intorno alle 8,30, sono stati momenti di puro terrore (qui la notizia). I docenti a bordo di una Fiat Multipla si stavano dirigendo da Reggio a Cosenza per un corso d’aggiornamento all’Università della Calabria. «A cinque chilometri da Lamezia Terme siamo stati affiancati un gruppo di macchine, c’era anche un furgone. Hanno cominciato a tormentarci – racconta il professore –, io ricordo un furgone, una Jeep Renegade, una C4 Cactus, una Fiat Grande Punto bianca, un’Audi Q5 nera. Erano una moltitudine». L’insegnante è provato ma lucido e ripercorre gli eventi con precisione, la stessa che ha messo a disposizione della Polizia di Lamezia Terme alla quale con i colleghi, in queste ore, sta rendendo interrogatorio. «Prima di noi sull’autostrada avevano tormentato altri automobilisti. Noi siamo usciti a Lamezia nella speranza di trovare un rifugio ma ci hanno seguiti e alla stazione ferroviaria ci hanno circondato. Erano almeno 40 persone. Una cosa mai vista. Erano armati con mazze da baseball e bastoni. Ci hanno aggrediti, rapinati dei nostri portafogli». Chiediamo se erano a volto coperto. «Guardi, quello che ha aggredito me era a volto scoperto – racconta – e io sono qui a disposizione della Polizia per individuarlo». Il professore non ricorda che nessuna parola gli sia stata proferita. Solo violenza e i portafogli sfilati via. Poi il fumogeno lanciato nella macchina che ha dato fuoco alla tappezzeria lasciando il docente intrappolato dallo sportello bloccato. «Erano una moltitudine», ripete la vittima, che è rimasta ferita insieme a un’altra persona ed è dovuta ricorrere alle cure del pronto soccorso dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Lamezia. Uno shock non indifferente e poi escoriazioni e una ustione. Chiediamo al docente se ha notato bandiere, se erano ultras. Quello che il prof ricorda non sono bandiere ma mazze da baseball e bastoni. «So che li hanno avvistati all’altezza di Cosenza», dice. La banda di aggressori è stata fermata dall’intervento della Polizia che, visto il numero elevato di persone, ha dovuto sparare alcuni colpi in aria per disperderli e poter soccorrere le quattro vittime. Le prime ipotesi sono che si tratti di ultras, forse del Catania, diretti a Matera. Ma ancora le indagini degli agenti guidati dal dirigente Marco Chiacchiera sono in corso. Per cercare di dare un senso a questa assurda e violenta aggressione.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it

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