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Caso Riferimenti, Provincia di Vibo parte civile

L’ente si costituirà nel procedimento penale contro Adriana Musella e la preside Russo. L’ipotesi è che i fondi erogati all’associazione per promuovere la legalità siano stati utilizzati per fini d…

Pubblicato il: 30/04/2018 – 11:49
Caso Riferimenti, Provincia di Vibo parte civile

VIBO VALENTIA La Provincia di Vibo Valentia, con propria deliberazione del presidente numero 47/2018, si è costituita parte civile, attraverso il patrocinio dell’Ufficio legale, nell’ambito del procedimento penale a carico di Mariarosaria Russo e Adriana Musella, quest’ultima imputata in qualità di presidente dell’associazione “Riferimenti Coordinamento nazionale antimafia” a cui vengono contestati i reati di malversazione e appropriazione indebite. L’associazione ha ottenuto – negli anni dal 2010 al 2016 – contributi, sovvenzioni o finanziamenti, nello specifico della Provincia di Vibo Valentia e altri enti, destinati a coprire le spese per manifestazioni, premi, spettacoli, iniziative e progetti miranti a promuovere la cultura della legalità e in particolare della lotta alle mafie. Di quei fondi, si legge in una nota della Provincia di Vibo, «ne destinava parte ad altre e diverse finalità rispetto a quelle per le quali erano state concessi. La costituzione di parte civile consentirà, nel caso di condanna a chiedere i danni all’immagine dell’Ente». Per Russo invece l’accusa – come da lei stesso comunicato in una manifestazione pubblica da lei organizzata nella scuola che dirige – è di abuso d’ufficio per aver acquistato dei libri editi dall’associazione di faceva parte. Alla luce delle contestazioni che le sono state mosse, per Musella è stato anche disposto un sequestro preventivo per equivalente di circa 75mila euro, convalidato dal gip solo per 45mila a causa della prescrizione, che ha reso non perseguibili alcuni episodi di reato, e limiti temporali di applicabilità della nuova disciplina del sequestro per equivalente. Tuttavia – rilevano gli uomini della Guardia di finanza che hanno effettuato gli accertamenti – dall’analisi delle transazioni bancarie emergono tutta una serie di «operazioni che sono state saldate mediante i conti dell’associazione e che, almeno allo stato degli atti, non appaiono giustificabili in termini di coerenza con quanto risulta essere oggetto delle finalità di Riferimenti».
Secondo quanto emerso dalle indagini, che hanno preso il via dopo un’inchiesta giornalistica del Corriere della Calabria, dal 2002 ad oggi la Gerbera gialla avrebbe ricevuto fondi da diversi enti pubblici per finanziare le proprie attività, ma non tutti sono stati destinati alla «costruzione della cultura antimafia» promessa dall’associazione. Viaggi personali, cene e pranzi al ristorante, soggiorni in hotel, libri di ricette e manuali per diete famose, elettrodomestici, strumenti musicali, oggetti d’arredo, non meglio precisati prodotti di arte orafa. Tutto quanto è finito in conto all’associazione.

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