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Negato risarcimento alla sorella di Lea Garofalo: «Non è estranea ad ambienti delinquenziali»

La Prefettura di Crotone rigetta la richiesta della congiunta della testimone di giustizia vittima di mafia. Il legale della donna definisce la decisione «destituita di fondamento ed offensiva». Ca…

Pubblicato il: 06/05/2018 – 15:37
Negato risarcimento alla sorella di Lea Garofalo: «Non è estranea ad ambienti delinquenziali»

CROTONE Non avrà il risarcimento richiesto Marisa Garofalo, sorella di Lea, la testimone di giustizia originaria di Petilia Policastro uccisa, dopo essere stata rapita, in Lombardia e sciolta nell’acido nel 2009 dal marito Carlo Cosco, condannato all’ergastolo. La richiesta di risarcimento – secondo quanto scrive il Corriere della Sera – è stata rigettata dalla Prefettura di Crotone, secondo la quale la sorella di Lea Garofalo «non risulta essere del tutto estranea ad ambienti delinquenziali».
Quando la sentenza è divenuta definitiva – scrivono sul Corriere della Sera – Marisa Garofalo (nella foto a sinistra, accanto alla sorella) ha chiesto al ministero dell’Interno il risarcimento previsto per le vittime di mafia: la somma che le hanno attribuito i giudici, più la metà che doveva andare alla madre Santina, morta nel frattempo. Totale: 75.000 euro. Ma dopo due anni e mezzo di attesa (la legge prevede una risposta entro 60 giorni) , la prefettura di Crotone le ha comunicato che «il comitato ha espresso l’avviso di non accogliere la domanda». Il motivo: «La Signoria vostra non risulta essere del tutto estranea ad ambienti e rapporti delinquenziali», come invece prevede la norma.
Il rigetto della richiesta di risarcimento viene contestato dal legale di Marisa Garofalo, Roberto D’Ippolito, che definisce «destituita di fondamento ed offensiva» la tesi della Prefettura di Crotone ed ha presentato reclamo contro la decisione dell’ufficio territoriale di governo.
CARFAGNA: «INTERVENGA MINNITI» «Mi ha molto colpito che la Prefettura di Crotone abbia negato a Marisa Garofalo il risarcimento stabilito dalla magistratura per la tragica morte di sua sorella, Lea, che si è ribellata alla ‘ndrangheta collaborando con la giustizia e per questa ragione è stata assassinata con modalità terrificanti». Così, in una nota, Mara Carfagna, vice presidente della Camera e deputato di Forza Italia. «Lo Stato e tutti gli italiani – aggiunge – hanno un debito di riconoscenza immensa nei confronti di queste donne indomite che hanno contribuito alla lotta contro le cosche pagando un prezzo altissimo». «Mi rivolgo dunque al ministro dell’Interno, Marco Minniti, del quale mi è nota la sensibilità su queste tematiche – dice ancora Mara Carfagna – affinché, nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura e del lavoro dell’Ufficio territoriale di governo, si accerti che il caso di Marisa Garofalo venga trattato secondo criteri di giustizia e di equità».

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