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Medico a disposizione dei clan reggini, sequestrati beni per 6 milioni

Sigilli ai rapporti bancari di Francesco Cellini. Avrebbe assistito latitanti come Pasquale e Giovanni Tegano

Pubblicato il: 18/05/2018 – 8:40
Medico a disposizione dei clan reggini, sequestrati beni per 6 milioni

REGGIO CALABRIA I militari del comando provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio centrale investigazione criminalità organizzata della Guardia di Finanza ed unitamente al R.O.S. carabinieri, hanno eseguito con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, un provvedimento emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del locale Tribunale con il quale è stata disposta nei confronti del medico Francesco Cellini l’applicazione della ulteriore misura di prevenzione patrimoniale del sequestro di rapporti finanziari e bancari per un importo pari a circa 6 milioni di euro.
Il provvedimento segue il sequestro finalizzato alla successiva confisca del patrimonio societario e immobiliare nel reggino ed a Roma riconducibile a Cellini ed al suo nucleo familiare effettuato nel marzo scorso per un valore stimato in circa 19 milioni di euro.
Raggiunge pertanto il valore complessivo di circa 25 milioni di euro il patrimonio riconducibile al noto medico. I provvedimenti hanno origine dalle risultanze delle attività investigative condotte dall’Arma dei carabinieri di Reggio Calabria nell’ambito dell’operazione “Sansone” e concluse nel 2016 con l’esecuzione di provvedimenti restrittivi personali, cautelari e reali, nei confronti di n. 53 presunti affiliati alle cosche di ‘ndrangheta “Condello” di Reggio Calabria e “Zito- Bertuca”, “Imerti – Buda” di Villa San Giovanni.
Secondo quanto emerso il medico risulterebbe legato ai clan e per questo è imputato di concorso esterno in associazione per delinquere di tipo mafioso. Il sanitario, dalle risultanze delle indagini, in qualità di medico responsabile e legale rappresentante dalla cooperativa Anphora che gestiva la clinica “Nova Salus” di Villa San Giovanni – in virtù dei rapporti di costante e reciproco scambio intrattenuti con il capo cosca Pasquale Bertuca – permetteva il ricovero presso la struttura sanitaria di soggetti vicini al clan. Sarebbe emerso che avrebbe tra l’altro prestato assistenza sanitaria ai latitanti Pasquale e Giovanni Tegano, elemento riportato anche da collaboratori di giustizia.
Peraltro, nel corso degli accertamenti patrimoniali è emerso come, a partire dal 2000, una consistente parte dei redditi annualmente dichiarati da Cellini fosse stata erogata dal Servizio sanitario nazionale. Erogazioni che, in ragione del ruolo attivo rivestito quale amministratore di fatto della clinica “Nova Salus” e di altre realtà imprenditoriali a lui riconducibili, sarebbero risultate in evidente contrasto con quanto sancito dall’ “Accordo Collettivo Nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale”. In tale contesto i redditi percepiti sono stati considerati indebiti. Le attività connesse alla ricerca delle disponibilità finanziarie riconducibili a Cellini ed al suo nucleo familiare, proseguite dalle Fiamme Gialle e dai Carabinieri hanno ora determinato il sequestro di rapporti finanziari e bancari per ulteriori 6 milioni di euro, raggiungendo, nel complesso, il sequestro di beni per un valore di circa 25 milioni di euro.

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