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L'usura non è solo affare dei clan, Cosenza «è piena di strozzini» – NOMI

I dettagli dell’inchiesta “Faenerator” che ha coinvolto 14 persone e portato a 9 arresti. Il pm Cava: «Parecchi sono stati restii a collaborare». Spagnuolo: «È l’altra faccia della luna»

Pubblicato il: 27/06/2018 – 13:14
L'usura non è solo affare dei clan, Cosenza «è piena di strozzini» – NOMI

COSENZA La conversazione tra due delle 14 persone coinvolte nell’operazione antiusura ha questo tono, la legge davanti ai cronisti il procuratore aggiunto Marisa Manzini: «Cosenza è piena di strozzini, ce ne sono assai, lo strozzo non lo fa solo la malavita». L’inchiesta della procura di Cosenza che ha portato all’arresto di 3 persone, ai domiciliari altre 6 e che impone l’obbligo di firma a 5 persone, riguarda la Cosenza che il procuratore Mario Spagnuolo ha definito «l’altra faccia della luna». Lontana dalla movida e dagli agi di una città ricca, che ricorre al prestito illegale per sbarcare il lunario, tentare di sopravvivere o semplicemente fare la spesa. E in queste vite disperate si inserisce l’attività di usura di cui parla il procuratore aggiunto: «Viene fatto anche da persone normali che nulla hanno a che fare con i gruppi criminali che sono presenti in città». E così persone insospettabili sono arrivate a minacciare loro simili quando la quota della rata non veniva saldata, o più semplicemente quando si era in prossimità della scadenza e di pagare la vittima non aveva nessuna intenzione.
FAENERATOR L’indagine condotta dal sostituto procuratore Giuseppe Cava è iniziata dalla denuncia di una vittima che si é ritrovata sotto la scure dello strozzo dopo una vita di benessere economico. «L’invito a denunciare é importante – dice Cava – ma la realtà in cui mi sono trovato ad operare non è delle migliori. Parecchi sono stati restii nel collaborare e nel rispondere alle domande che abbiamo fatto con i militari dell’Arma». I carabinieri che hanno tratto in arresto le tre persone ed eseguito i controlli nella mattinata hanno però scoperto nelle abitazioni degli indagati nuovi indizi. E proprio le prove raccolte hanno spinto il colonnello Piero Sutera ad intensificare le attività di indagine. «Abbiamo già eseguito 42 controlli, e durante gli appostamenti siamo stati in grado di cogliere la flagranza di reato – spiega il colonnello -. Adesso continueremo a indagare per capire se dietro queste attività c’è un disegno criminale più grande». Perché la vicenda è tutt’altro che conclusa. «Stamattina durante la perquisizione abbiamo individuato prove importanti – aggiunge il capitano Iacopo Passaquieti -, pizzini e registri tenuti ben custoditi nelle case che abbiamo perquisito». Tra le 14 persone coinvolte alcuni sono pregiudicati per reati di usura, da quanto riferisce il capo della Procura nel corso dell’incontro con la stampa, diversi erano coinvolti in attività criminali fatte a Cosenza a inizio degli anni 90.
I NOMI Le tre persone finite in carcere questa mattina, a seguito dell’operazione antiusura effettuata dai carabinieri, sono Giuseppe De Rose, 64 anni, Salvatore Pati, 67 anni, e Lucia Leonardo, 64 anni. Ai domiciliari sono stati invece posti Fernando Patitucci, 66 anni, Bartolomeo Bevilacqua, 48 anni, Pasquale Giudice, 52 anni, Alessandro Morrone, 46 anni, Francesco Di Sanzo, 38 anni, e Francesco Abbruzzese, 55 anni. Obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per Francesco Carbone, 44 anni, Giovanni Bruni, 58 anni, Massimo Bevilacqua, 41 anni, Saverio Angelo Marsicano, 66 anni, e Angelo Cozza, 59 anni. Per altre quattro persone, che risultano indagate, non sono state emesse al momento misure cautelari.

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it

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