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Costretti a cedere le case popolari ai pregiudicati, tre arresti a Corigliano

Su richiesta della Dda finiscono in manette un 44enne, un 28enne e un 24enne. Avrebbero intimidito le vittime con metodi mafiosi per allontanarle dalle abitazioni e sistemarvi persone vicine ad amb…

Pubblicato il: 18/03/2019 – 10:16
Costretti a cedere le case popolari ai pregiudicati, tre arresti a Corigliano

CORIGLIANO ROSSANO Minacciavano con il metodo mafioso i legittimi assegnatari di alloggi popolari per allontanarli dalle abitazioni e sistemarvi parenti o amici vicini ad ambienti criminali. Giacomo Pagnotta, di 44 anni, Francesco Sabino (28) e Marco Giuseppe Vitelli (24), tutti con precedenti, sono stati arrestati dai carabinieri della Compagnia di Corigliano con l’accusa di concorso in estorsione, danneggiamento ed occupazione. L’arresto è stato fatto in esecuzione di ordinanza emessa dal tribunale di Catanzaro, su richiesta della Dda. Le indagini dei carabinieri sono cominciate in seguito a diverse segnalazioni dei legittimi assegnatari degli alloggi popolari di Corigliano, i quali sostenevano che molti immobili erano stati occupati arbitrariamente da persone aiutate dai tre. In una circostanza, gli arrestati, secondo quanto accertato, avrebbero intimidito le vittime vantando un rapporto di parentela tra gli occupanti abusivi e persone già condannati per diversi reati.
IL METODO MAFIOSO Il quadro delineato si fonda sulle attività investigative svolte dai carabinieri che hanno permesso di appurare come, in almeno un caso, nei pressi di un alloggio popolare dello scalo di Corigliano, gli indagati avrebbero costretto, con modalità mafiose, i legittimi titolari a rinunciare ai propri diritti, provocando loro danni materiali e morali. Tali azioni erano finalizzate non solo a mantenere l’impunità degli indagati, ma anche e soprattutto a far conservare all’illegittimo possessore l’utilizzo dell’appartamento occupato, attraverso l’intimidazione del legale titolare.
Gli arrestati utilizzavano veri e propri metodi d’intimidazione mafiosa; per questo motivo il gip ha ritenuto sussistente l’aggravante del metodo mafioso: alle vittime indicavano la parentela dell’illegittimo possessore dell’alloggio popolare, da loro sistemato, con un soggetto già condannato per reati associativi, facendo nascere negli stessi un inevitabile timore, cui si aggiungevano affermazioni minacciose e danneggiamenti compiuti per entrare nei locali. Inoltre il profilo criminale dei tre soggetti veniva appurato non solo dai loro precedenti penali – reati contro il patrimonio e la persona e nei confronti di Pagnotta anche reati associativi – ma anche dal loro inserimento nel contesto criminale locale, tanto da potersi permettere di spendere il nome di un soggetto già condannato in via definitiva per il reato di associazione mafiosa ed ingenerare uno stato d’intimidazione nei confronti delle vittime. Contestualmente sono state eseguite diverse perquisizioni domiciliari, anche con l’ausilio delle unità cinofile dello Squadrone Carabinieri Cacciatori di Calabria e controlli mirati nelle case popolari dello scalo coriglianese per verificare altre illegittime occupazioni.

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