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Dal Viminale 30 moduli abitativi per i migranti. Oliverio: «Evitare nuovi ghetti»

L’obiettivo comunicato dal governo è quello di svuotare la nuova tendopoli di San Ferdinando entro ottobre. Il governatore: «Servono soluzioni definitive». Il Comune: la sicurezza funziona

Pubblicato il: 23/03/2019 – 9:46
Dal Viminale 30 moduli abitativi per i migranti. Oliverio: «Evitare nuovi ghetti»

SAN FERDINANDO Trenta moduli abitativi a breve-medio termine (che potranno ospitare circa 300 persone), con l’obiettivo di svuotare progressivamente la nuova tendopoli di San Ferdinando entro l’inizio della prossima stagione di lavoro (settembre-ottobre). È il progetto – fanno sapere fonti del Viminale – a cui stanno lavorando le istituzioni locali, con il coordinamento del prefetto di Reggio Calabria.
Il Viminale, spiegano le fonti «monitora attentamente la situazione: lo sgombero della baraccopoli del 7 marzo scorso è stata una decisione storica e che è intervenuta su una situazione di degrado, disumanità e illegalità che durava da troppo tempo. A tutti gli immigrati era stata garantita una sistemazione alternativa».
Pochi giorni fa il ministero ha dato un finanziamento extra al Comune per 350mila euro. «La disgrazia dell’altra notte, con una persona morta in un incendio – rilevano al ministero – poteva avere conseguenze più gravi se la tendopoli non fosse costantemente vigilata. In vista della prossima stagione si lavora a un piano per favorire l’arrivo delle persone sul posto di lavoro, senza obbligarle a cercare sistemazioni precarie nei dintorni. Questi progetti dimostrano la ferrea volontà di dare una risposta definitiva e civile a una situazione di sfruttamento, illegalità e degrado che si trascina da troppi anni».
OLIVERIO: «EVITARE NUOVI GHETTI» «La nuova tragedia di San Ferdinando dimostra che occorre mettere mano in maniera seria e strutturale ad un problema che si trascina da troppi anni. Non servono pannicelli caldi o soluzioni rabberciate che non affrontano alla radice il problema. Il governo deve assumersi la responsabilità di dire cosa si vuole fare in maniera seria e definitiva per togliere migliaia di persone da situazioni di assoluta precarietà e inciviltà». È quanto afferma, in una dichiarazione, Mario Oliverio, presidente della Regione Calabria.
«Lo stiamo dicendo da tempo: non servono – prosegue Oliverio – operazioni di mera estetica propagandistica. Avremmo preferito avere torto. Purtroppo, come era facilmente prevedibile, si è riprodotta la situazione di degrado e di disagio sociale esistente fino a qualche giorno fa solo a qualche metro di distanza. Non basta “abbellire” il ghetto ma è necessario evitarlo attraverso interventi di inserimento ed integrazione nella comunità. La Regione ha avanzato proposte concrete in questa direzione. Serve un intervento attivo, responsabile e convinto da parte dello Stato. In tal senso sono necessarie iniziative che consentano di recuperare a civili abitazioni il patrimonio dei beni confiscati, di offrire necessarie garanzie e sostegno per rendere accessibili le locazioni dei privati che vogliano liberamente mettere a disposizione le abitazioni non utilizzate, di incentivare le aziende che utilizzano la manodopera degli immigrati, realizzare moduli abitativi idonei all’interno delle aziende agricole».
«La Regione ha definito in tal senso – sostiene ancora il governatore calabrese – un programma ed ha destinato risorse importanti per la sua realizzazione. Serve che lo Stato eserciti la sua funzione in modo attivo e positivo per costruire con costanza e perseveranza soluzioni civili e adeguate superando definitivamente la logica dei ghetti che producono, come si è verificato purtroppo anche sotto diverso nome, morte e violenza in una condizione di vita disumana».
IL COMUNE: SICUREZZA FUNZIONA «Non si ravvisa alcun legame tra la tragedia che ha colpito Sylla Nuomo, il giovane migrante morto nell’incendio, e l’efficienza dei sistemi di sicurezza presenti nel campo». Lo sostiene, in una nota, l’Amministrazione comunale di San Ferdinando in relazione all’incendio scoppiato nella notte tra giovedì e venerdì scorsi nella nuova tendopoli.
«Le cause dell’incendio, infatti – si aggiunge nel comunicato – sono ancora in fase di accertamento da parte della Procura della Repubblica di Palmi, ma non appaiono legate a carenze della struttura di accoglienza o a inadempienze del personale addetto. In seguito al recente abbattimento della baraccopoli, l’installazione repentina di 36 nuove tende ha probabilmente stressato la funzionalità complessiva della struttura che, tuttavia, non ha evidenziato particolari disfunzioni, come peraltro dimostrato dal corretto funzionamento degli estintori in dotazione al campo e dall’immediato intervento dei vigili del fuoco. Superata la spinosa criticità di una baraccopoli anarchica, già nei giorni successivi allo sgombero del 6 marzo si è registrata una consistente riduzione degli ospiti nella nuova tendopoli tale da consentire la disinstallazione di oltre venti tende e il ripristino delle migliori condizioni di agibilità all’interno del campo».

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