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Le mani dei clan sul Cara di Isola, 17 anni per l'ex capo delle Misericordie

Condanne pesantissime nel rito abbreviato del processo “Jonny”. In alcuni casi il gup decide pene più severe di quelle chieste dal pubblico ministero

Pubblicato il: 18/06/2019 – 16:18
Le mani dei clan sul Cara di Isola, 17 anni per l'ex capo delle Misericordie

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
Il rito abbreviato del maxi processo “Jonny”, contro le cosche di Isola Capo Rizzuto si conclude con condanne pesanti. L’ex governatore regionale delle Misericordie, Leonardo Sacco, ha avuto una condanna a 17 anni e 4 mesi di reclusione. Accusato di associazione mafiosa, lui e don Edoardo Scordio (che è imputato nel processo con rito ordinario) sono considerati gli organizzatori della consorteria «ruolo eseguito gestendo la Misericordia di Isola Capo Rizzuto della quale il primo riveste il ruolo di Governatore, il secondo è gestore di fatto». Sacco è considerato il terminale affaristico delle cosche di Isola Capo Rizzuto: sono (anche) le sue attività, collegate alla gestione del Cara di Isola, il fulcro dell’inchiesta condotta dai magistrati antimafia con il coordinamento del procuratore Nicola Gratteri, degli aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla e dei sostituti Domenico Guarascio e Debora Rizza. Nel giorno in cui a Vibo, il procuratore generale Otello Lupacchini, durante l’insediamento di Tiziana Macrì a capo della sezione penale, evidenzia il comportamento di magistrati che si presentano «in qualsiasi circostanza ad elogiare se stesso ed i suoi collaboratori laddove poi le vicende dei processi nei quali è impegnato non raggiungono risultati utili», a Catanzaro arrivano condanne pesantissime nel processo Jonny.
L’accusa regge al vaglio del gup Carmela Tedesco che infligge 65 condanne (dai 6 mesi ai 20 anni di reclusione) in alcuni casi con pene più severe di quelle richieste nel corso delle requisitoria. A portare la maxi-inchiesta agli onori della cronaca è stato anche, in questo particolare momento storico, lo sfruttamento criminale che girava intorno al Cara di Isola.
Attorno al centro d’accoglienza si snodava, tra gli affari controllati dalle cosche isolitane, il business della ristorazione, per mezzo delle aziende dei fratelli Poerio, Antonio, classe ’71, e Fernando condannati rispettivamente a 20 anni e 19 anni e 4 mesi di reclusione. Sedici anni di reclusione sono stati inflitti a Francesco Gentile, considerato «dirigente nonché rappresentante della cosca nei rapporti con le altre organizzazioni mafiose». Gentile aveva anche il compito di intervenire «nei confronti degli imprenditori della zona al fine di imporre l’assunzione di posti di lavoro a favore di propri familiari e sodali, partecipando alla gestione, nel periodi di scarcerazione, della cosiddetta bacinella della cosca e ciò allo scopo di “mantenere” gli affiliati nei bisogni loro e delle rispettive famiglie». Condanna pesante, 16 anni e 4 mesi di reclusione, per un altro esponente di spicco della consorteria, Paolo Lentini, alias “pistola”, dirigente del clan Arena dopo l’arresto dei boss Giuseppe e Pasquale Arena. Due anni e 9 mesi e 10 giorni sono stati inflitti al il collaboratore di giustizia Santo Mirarchi, tradizionalmente inserito nel contesto della comunità rom di Catanzaro dedito in particolare al traffico di sostanze stupefacenti, considerato il collegamento della cosca Arena con il territorio di Catanzaro dove la consorteria aveva esteso il proprio potere taglieggiando le imprese del capoluogo e inserendosi nei lavori pubblici.
JONNY La maxi-operazione Jonny prende piede il 15 maggio 2017 con il fermo di 68 persone, e 16 indagati a piede libero, tra capi e intranei ai clan Arena e Nicoscia di Isola Capo Rizzuto. Le accuse vanno dall’associazione mafiosa, all’estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale. Le cosche Arena e Nicoscia, è stato rilevato nel corso della requisitoria, sono storicamente e giudiziariamente riconosciute. Dopo un periodo di guerra tra le due famiglie criminali, si era arrivati ad una pacificazione che aveva portato la consorteria a controllare il territorio di Isola di Capo Rizzuto e i comuni vicini fra i quali Catanzaro, ove insiste una cellula operativa che gode di parziale autonomia. Ma prima il territorio di Isola era stato percorso da una lunga scia di sangue. «Dopo la morte di Carmine Arena e tanto spargimento di sangue, tra le opposte consorterie mafiose degli Arena e dei Nicoscia, vi erano stati vari incontri finalizzati a concordare una forma di riconciliazione o, quanto meno, una sorta di tregua», scrivono gli inquirenti nel fermo. Le trattative era state appoggiate da esponenti dei clan di Lamezia, del Reggino, di San Mauro e di San Luca, tra i quali tale “Zio Antonio Pelle” appartenente alla «famiglia Pelle» di San Luca.
LE MANI SULL’ECONOMIA Oltre alle estorsioni, al controllo degli appalti – delle forniture e dei servizi per il centro di accoglienza di Isola – la consorteria trafficava in reperti archeologici organizzandone l’impossessamento e la vendita nel mercato clandestino. Inoltre aveva il monopolio delle scommesse on line e su rete fissa nonché del noleggio degli apparecchi per il gioco on line. Importante era la rete di imprenditori “amici” che, in cambio di una partecipazione agli utili di impresa assicurata agli intranei, consentivano alla cosca un’implementazione del portafogli clienti, spesso con l’imposizione di mono-oligopoli e comunque consentivano un’attività di recupero crediti fondata sulla carica di intimidazione della consorteria.
LUCRARE SULL’ACCOGLIENZA I servizi di catering dell’ente che gestiva il Cara, ossia la Misericordia, secondo l’accusa erano in mano ad intranei alla cosca Arena, i Poerio Antonio e Fernando. Ditte nate col denaro della consorteria con lo scopo di acquisire i cospicui capitali ricevuti per mezzo della Prefettura di Crotone quale compenso delle forniture e dei servizi resi. Ma dietro questi servizi si celavano reati fiscali, riciclaggio e malversazione. Reati portati avanti, sulla pelle dei migranti, dalle varie imprese che negli anni si sono succedute, mentre a fare da “schermo” con con gli enti pubblici affidatari (Prefettura e Ministero) c’era sempre la Misericordia di Isola Capo Rizzuto.
LA COSCA DI ROCCELLETTA DI BORGIA Condanne severe sono state inflitte anche all’associazione mafiosa di Roccelleta di Borgia, la cosca Catarisano, che operava, secondo l’accusa, sotto l’influenza delle locali di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto. Dodici anni sono stati inflitti a Leonardo Catarisano, considerato al vertice del clan, coadiuvato da Salvatore Abbruzzo, condannato a 12 anni, Francesco Gualtieri, 12 anni, Roberto Valeo, 8 anni, Giuseppe Cosco (segue il rito ordinario) e Andrea Guarnieri, 8 anni di reclusione. Il predominio della cosca sul comprensorio catanzarese si manifestava attraverso le estorsioni, lo spaccio di stupefacenti, i delitti contro il patrimonio, la pretesa di controllare le attività economiche del territorio infiltrandosi nella gestione diretta o indiretta delle attività commerciali e imprenditoriali, anche nel settore dei villaggi turistici e delle forniture per la realizzazione di opere pubbliche o private.
LE CONDANNE Armando Abbruzzese (Catanzaro, 1984): 6 anni e 8000 euro di multa; Salvatore Abbruzzo (Catanzaro, 1977): 12 anni; Francesco Aceto (Crotone, 1971): 5 anni e 6 mesi e 3000 euro di multa; Antonio Francesco Arena (Crotone, 1991): 11 anni; Francesco Arena (Crotone, 1979): 11 anni e 6 mesi; Francesco Antonio Arena (Crotone, 1980): 11 anni; Francesco Arena (Isola Capo Rizzuto, 1960): 11 anni; Giuseppe Arena “Tropeano” (Crotone, 1966): 16 anni e 4 mesi; Giuseppe Arena (1986): 11 anni; Pasquale Arena “Nasca” (Isola Capo Rizzuto, 1957): 20 anni e 2 mesi; Pasquale Arena (Crotone, 1992): 11 anni; Salvatore Arena “Ricchia” (Isola Capo Rizzuto, 1969): 10 anni e 8 mesi; Luciano Babbino (Catanzaro, 1979): 12 anni; Francesco Bruno (Vallefiorita, 1970): 12 anni; Francesco Caiazzo (Isola Capo Rizzuto, 1972): 6 mesi; Leonardo Catarisano (Borgia, 1954): 12 anni; Giuseppe Cosco (Catanzaro, 1980): 8 anni; Salvatore Danieli (Catanzaro, 1984): 2 anni e 8 mesi; Raffaele Di Gennaro “Lello” (Crotone, 1970): 14 anni; Domenico Falcone (Catanzaro, 1973): 12 anni; Salvatore Foschini (Crotone, 1962): 11 anni e 4 mesi; Fiore Gentile (Crotone, 1984): 11 anni e 4 mesi; Francesco Gentile (Isola Capo Rizzuto, 1959): 16 anni; Tommaso Gentile (Crotone, 1980): 13 anni e 6 mesi; Antonio Giglio (Catanzaro, 1976): 10 anni e 8 mesi; Nicolino Gioffrè (Taurianova, 1975): 13 anni e 4 mesi; Aldo Giordano (Isola Capo Rizzuto, 1963): 10 anni e 8 mesi; Aurelio Giordano (Isola Capo Rizzuto, 1969): 10 anni 8 mesi; Lorenzo Giordano (Isola Capo Rizzuto, 1962): 10 anni e 8 mesi; Maurizio Greco “Spinzu” (1980): 12 anni e 8 mesi; Francesco Gualtieri (Catanzaro, 1980): 12 anni; Mario Guareri (Isola Capo Rizzuto, 1963): un anno e 8 mesi e 3mila euro di multa; Andrea Guarnieri (Milano, 1994): 8 anni; Nicola Lentini (cl. 87): 11 anni e 10 mesi; Paolo Lentini (alias “Pistola”, cl. 64): 16 anni 4 mesi; Rosario Lentini (alias “Liborio”, cl. 1960): 17 anni; Vincenzo Lentini (di Paolo, cl. 90): 10 anni e 8 mesi; Giuseppe Lequoque (alias “Peppe Cannuno”): 14 anni; Costantino Lionetti, 10 anni e 8 mesi; Francesco Mammone, 2 anni e 8 mesi; Francesco Martiradonna, 11 anni e 4 mesi; Luigi Miniaci, 12 anni e 8 mesi; Santo Mirarchi, 2 anni, 9 mesi e 10 giorni; Pasquale Morelli: 4 anni e 4000 euro di multa; Antonio Giuseppe Morrone: 2 anni e 200 euro di multa; Paolo Muccillo: 4 anni e 10mila euro; Angelo Muraca: 16 anni e 8 mesi; Silvia Muraca: 3 anni e 2mila euro; Stefania Muraca: un anno; Benito Muto: 11 anni e 4 mesi; Domenico Nicoscia (cl. 78): 10 anni e 8 mesi; Salvatore Nicoscia: 10 anni e 8 mesi; Fortunato Pirrò: 11 anni; Antonio Poerio (cl. 71) 20 anni; Antonio Poerio (cl. 81) 10 anni e 8 mesi; Fernando Poerio: 19 anni e 4 mesi; Antonio Pompeo: 10 anni e 8 mesi; Giuseppe Pullano: 15 anni; Mario Ranieri: un anno; Domenico Riillo, 14 anni; Francesco Romano: 12 anni e 4 mesi; Leonardo Sacco: 17 anni e 4 mesi; Maria Grazia Scerbo: un anno e 4 mesi; Francesco Taverna: 11 anni; Santo Tipaldi: 11 anni e 4 mesi di reclusione; Roberto Valeo, 8 anni. Quindici le assoluzioni in totale comprese le disposizioni di non doversi procedere per intervenuta prescrizione.
PARTI CIVILI Il gup ha inoltre condannato Sacco a risarcire la Confederazione nazionale Misericordie, oltre a quella di Calabria e Basilicata. Antonio e Fernando Poerio sono inoltre condannati a risarcire Antonio Frustaglia, assistito dall’avvocato Michele Gigliotti. Risarcimenti riconosciuti anche all’associazione Libera, al Comune di Isola Capo Rizzuto e al Ministero dell’Interno.
GLI ASSOLTI Assolti: Salvatore Arena, classe ’59; Emanuela D’Alfonso; Salvatore D’Alfonso; Salvatore De Furia; Leye Kane “Marco” (Dakar, 1981); Pasquale Morelli (cl. 47); Vincenzo Domenico Lentini (cl. 64); Michela Maiolo; Luigi Manfredi (cl.’74); Mario Manfredi; Domenico Mercurio; Maria Morrone; Silvia Muraca; Domenico Nicoscia (cl. 62); Pasquale Nicoscia (cl ‘91); Antonio Raso; Teresa Scerra; Domenica Tipaldi. Il gup ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Saverio Gallo; Salvatore Romano.
Il collegio difensivo era composto, tra gli altri, dagli avvocati Giancarlo Pittelli, Giovanni Merante, Nicola Tavano, Salvatore Staiano, Gregorio Viscomi, Vincenzo Cicino, Stefano Nimpo, Antonietta Denicoló, Anna Marziano, Saverio Loiero, Antonio Lomonaco, Janfer Critelli, Aldo Truncè.(a.truzzolillo@corrierecal.it)

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